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Ma i camionisti hanno anche molte ragioni

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I camionisti hanno ragione: avevano preannunciato nei tempi dovuti la loro serrata ma il Governo non si è peritato di destinare nessuno dei suoi componenti ad aprire un confronto con loro. E sì che , tra i suoi cento membri, l’esecutivo annovera pure un ministro dei Trasporti, un vice-ministro e ben due sottosegretari.

Lo Stato ha la sua responsabilità nella crisi del settore del trasporto su strada. E’ responsabile di una fiscalità sul carburante non più sostenibile, così come è colpevole dell’assenza di una visione d’insieme in materia di trasporto merci nel nostro paese. La quota di merci che viaggia “su gomma” è eccessiva e il sistema infrastrutturale deficitario: come risultato, le autostrade del nostro paesi sono costantemente ingolfate di tir in movimento. Che di tutto ciò sia colpevole lo Stato gli italiani lo sanno.  I camionisti, però, hanno torto se pensano che, pure su questa vicenda specifica, gli italiani - che vedono a rischio il Natale, che non trovano benzina e fanno code di ore ai caselli - se la prenderanno con Prodi e non con loro.

Bruno Leoni notava nel 1965 come la nostra Costituzione non faccia menzione della “serrata” laddove si introduce, articolo 40, il diritto di sciopero, pratica vietata sotto il fascismo. Egli era molto critico sul fatto che lo sciopero fosse riconosciuto come “diritto” e ne chiedeva una ferrea regolamentazione: ma considerava entrambe le fattispecie (lo sciopero dei lavoratori come quello dei “padroni”) alla stregua di una violazione di un obbligo contrattuale e ne chiedeva un analogo trattamento. Così è, dunque: la serrata degli autotrasportatori è legittima quanto il blocco degli aeroporti. Ma gli italiani sono imbufaliti comunque, perché si sentono ostaggio di una categoria che ha deciso di paralizzare l’intero paese infliggendo danni significativi che, direttamente o indirettamente, pagheremo tutti. E in secondo luogo perché non è molto chiaro l’obiettivo della mobilitazione.

Un’altra considerazione di ordine generale: cosa dimostra la protesta degli autotrasportatori? Che se il Governo, per alcune categorie, funziona come “sede negoziale permanente”, non solo per tematiche normative e contrattuali, ma anche per questioni economiche e di mercato, inevitabilmente, prima o poi, ogni categoria riterrà di pretendere dal Governo, con le buone o con le cattive, una soluzione ai propri problemi. Soprattutto quando, come per gli autotrasportatori, i problemi sono davvero complicati e tendono a confondersi.

A ben guardare, i trasportatori, hanno due problemi, ben distinti fra loro ma fortemente collegati: il primo è costituito dall’effetto-liberalizzazione%2C che ha accresciuto la competizione (anche internazionale) nel settore, ridotto i margini delle imprese, in particolare di quelle piccole (ossia la maggioranza), e quindi "stressato" una struttura produttiva abituata a funzionare con altre regole e
diverse garanzie. Il secondo problema è invece costituito dal fatto che, per le inadempienze del Governo e dell'amministrazione pubblica, le “dure” regole della liberalizzazione hanno lasciato spazio ad una competizione senza regole, in cui (secondo la denuncia circostanziata della Conftrasporto) si può risparmiare (e quindi competere) col “nero” e con l’assenza di controlli.

Nondimeno, la sicurezza sul lavoro e il rispetto della “legalità” normativa e contrattuale non riguarda solo gli operai, ma anche i deprecati “padroncini”.

Allo Stato, al Governo, si deve chiedere, anzi pretendere, il massimo dell’impegno su questo secondo problema. Sul primo, invece, allo Stato non solo non si può, ma non si dovrebbe chiedere proprio nulla. E' pero difficile che oggi a dirlo con una qualche credibilità sia un Governo che è specializzato a liberalizzare i “nemici” e a proteggere dal mercato “gli amici”.

Ciò detto, rivolgiamo ai “sindacati” dei camionisti un suggerimento non richiesto ma forse utile.

Contestino al Governo ciò che è giusto contestare – troppe tasse, pochi controlli, troppa concorrenza sleale – ma non scarichino sul “pubblico” responsabilità che sono assolutamente “private”. La concorrenza, tanto più quella spregiudicata, si combatte anzitutto con la ricerca di efficienza e innovazione. Nel settore dell’autotrasporto, è necessario che i sindacati facciano i sindacati, ossia promuovano gli interessi dei loro membri: aumentino il loro peso negoziale nei confronti della “vera” controparte – i clienti, non il Governo – strappando contratti e tariffe adeguati al livello di qualità prestato, pretendano anche dai loro clienti il rispetto delle regole e, infine, favoriscano la nascita di aziende più grandi, in grado di sfruttare le economie di scala e di esporsi al mercato internazionale.

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3 COMMENTS

  1. trasporti ,TARIFFE E compensi
    caro Della Vedova,il mantra del piu’ liberi,piu’ grandi,piu’ concorrenza = minori costi,miglior servizio sa chi lo paga?
    sempre e solo i lavoratori.
    Un’azienda come Bartolini,650 milioni di fatturato,9200 addetti,quindi certamente non piccola,sa quanto paga un autista addetto a consegne e ritiri spot? 1.10 € a bolla !lordi…
    la media e’ di 80 bolle al giorno,dalle 7.30 del mattino alle 20.30 della sera per 88 €.
    Provare per credere.
    se lo facesse Lei

  2. paese allo sbando
    Lo sciopero degli autotrasportatori – reso più drammatico dal ricordo di analoghe situazioni vissute in altri Paesi – merita attenta riflessione. Se mi è permesso, vorrei commentare in un unico scritto i contenuti dei diversi articoli riportati da l’Occidentale sull’argomento. Dirò subito, brutalmente, che solamente quanto scrive Benedetto Della Vedova mi sembra appropriato. Sugli altri articoli si propone il solito rimedio, oramai frusto, ovvero la “CONCORRENZA”. E’ questa un’idea alla moda, presentata in ogni circostanza, quale rimedio di ogni male. Senza rendersi conto che la concorrenza deve svolgersi, per essere efficace, in un contesto di regole precise, di uguaglianza di diritti, ed anche di forza, dei soggetti concorrenti. Non conosco le problematiche ed i dati relativi al trasporto, che sembrano essere ignorati (o quasi) anche da tutti gli opinionisti. In particolare, sarebbe utilile sapere quali sono i costi in Italia rispetto agli altri Paesi confinanti e simili per sviluppo economico: ovvero Francia e Germania. Se in questi Paesi i costi fossero uguali o quasi, si dovrebbe dedurre che i nostri trasportatori, penalizzati da una rete stradale insufficiente e da infrastrutture carenti, lavorano in condizioni critiche. In questo caso, la concorrenza servirebbe a poco.
    Avere confinato il trasporto delle merci quasi esclusivamente sulle strade, peraltro insufficienti, è una grandissima responsabilità della attuale classe dirigente. Abbandonare alla trattazione tardiva ed improvvisata la risoluzione di quella che è una vera crisi e che parte da lontano, concedendo solo qualche beneficio economico e senza immaginare alcun progetto complessivo, dimostra una volta di più l’insipienza di questo governo.

  3. sante ragioni
    non solo i camionisti hanno ragione ma tutto il sistema che si snoda dalle piccole imprese agli artigiani a tutti i dipendenti i costi del lavoro sono spropositati i costi delle assicurazioni pure il costo della vita in tutte le sue caratteristiche è spropèositato destra o sinistra ha chi veramente paga le tasse e chi veramente lavora la vita non gli cambia perchè chi propone tagli al costo del lavoro maggiori controlli fiscali aumenti dei prezzi indiscriminati non fanno altro che cercare un posto al caldo per i soliti ignoti siamo satnchi di questa politica di numeri e non di fatti non arriviamo più a fine mese ma solo parole arrivano da chi dovrebbe tutelare gli onesti in italia paga solo la disonestà

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