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Ma il Papa non vuole un partito dei cattolici, vuole un cattolicesimo vitale

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Sul “Corriere della Sera” di domenica 24 febbraio, prendendo lo spunto dalle dichiarazioni dell’onorevole Casini di voler difendere l’identità cristiana dell’Italia, Ernesto Galli Della Loggia ha riproposto  da par suo il tema dell’identità dei cattolici italiani e del loro rapporto con la politica. Come sempre quando affronta questi temi, anche stavolta Galli Della Loggia coglie numerosi aspetti importanti della questione. In particolare mi sembra significativo quanto dice a proposito del rilancio che in questi ultimi anni hanno avuto i temi dell’identità cristiana dell’Europa e del significato della fede nel discorso pubblico. Un fenomeno di grande interesse, dietro al quale si è potuto registrare anche un notevole incremento del peso politico del cattolicesimo italiano, ma che non si è certo sviluppato grazie all’azione di un “partito cattolico”. Come dice assai bene Galli Della Loggia, i veri protagonisti di questo rilancio “sono stati in special modo dei non credenti, ovvero dei credenti estranei ai chiusi e sempre circospetti circoli iniziatici delle organizzazioni cattoliche”.

Su questo punto mi sembra invero assai difficile dare torto a Galli Della Loggia. Oltretutto, almeno per me, è estremamente interessante (e positivo!) il fatto che in Italia si torni a parlare di forza politica del cattolicesimo, pur mancando un partito che rappresenti, in quanto tale, il voto dei cattolici.  Solo vorrei aggiungere una piccola avvertenza, se così posso dire, a non trascurare l’azione che è stata svolta in tal senso dalla gerarchia cattolica e, in particolare, il contributo decisivo apportato dal cosiddetto “progetto culturale” della chiesa italiana, lanciato dal Cardinale Camillo Ruini negli anni Novanta.

Già all’inizio degli anni Ottanta, quasi presagendo la catastrofe di “tangentopoli”, la chiesa italiana si era fatta carico di un’azione di supplenza politico-culturale al servizio, certo dell’unità dei cattolici, ma soprattutto dell’unità della nazione. Neutralizzatesi tuttavia le minacce secessioniste della “Lega Nord” e fallito il tentativo di salvare l’unità politica dei cattolici nel partito della “Democrazia Cristiana”, la chiesa italiana si è tirata lentamente in disparte rispetto all’arena politica; si è fatta sempre più equidistante rispetto agli schieramenti politici, ponendo  la sua attenzione su una questione assai più radicale: l’evangelizzazione della società e della cultura, con la convinzione che una riflessione e un impegno del genere avrebbero avuto ovviamente anche ricadute politiche. “In genere –dice bene Galli Della Loggia- quando si arriva alla politica e alle leggi, la partita dell’identità è già decisa”. Tutto ciò faticano a capirlo i politici, ma i vescovi italiani dimostrano a mio avviso di averlo capito assai bene. Il loro “progetto culturale” mira soprattutto a un cattolicesimo che sia vivo e vitale; vogliono, cito parole del Cardinale Ruini, “una maggiore capacità di proposta e una più concreta incidenza della fede cristiana nell’Italia di oggi”. Non a caso non credo che siano interessati più di tanto alla costituzione di un nuovo partito unico dei cattolici.

Del resto l’unità politica dei cattolici non è un problema che si risolve astrattamente a tavolino. In politica bisogna sempre fare i conti con la realtà; e la realtà dei cattolici italiani, al momento, mi sembra politicamente assai differenziata. Sulle politiche sociali, su quelle scolastiche, in politica estera, sugli assetti istituzionali non tutti la vediamo allo stesso modo. E’ un fatto però che tutti stiamo diventando sempre più consapevoli del grande compito politico-culturale che abbiamo davanti. Personalmente, lo confesso, non amo il partito unico dei cattolici. Finché è esistita, ho sempre votato con convinzione per la democrazia cristiana; oggi che non c’è più, a differenza di molti di coloro che l’hanno sempre osteggiata con disprezzo e che oggi dicono di rimpiangerla, non ne provo nostalgia. La stessa polarizzazione politica che potrebbe verificarsi sulle questioni fondamentali, le questioni di vita e di morte, non indica tanto la necessità di riunire i cattolici sotto una comune bandiera politica, quanto piuttosto la necessità di predisporre bandire nuove, aperte il più possibile a tutti. La lista contro l’aborto messa in campo da Giuliano Ferrara, pur con tutte le perplessità che essa suscita e che altrove non ho mancato di sottolineare, potrebbe essere comunque in questo senso un indizio assai più significativo di quanto lo sia la volontà dell’onorevole Casini di preservare l’identità cristiana dell’Italia. In ogni caso vorrei precisare come tutto ciò non abbia nulla a che fare con certi disegni neo-centristi, dei quali molto si parla. A mio modo di vedere, tali disegni sono (erano?) per lo più fondati su di un pregiudizio: che, finito Berlusconi, il partito di “Forza Italia” si sarebbe sciolto come neve al sole. La nascita del “Popolo delle libertà” sembra andare però in tutt’altra direzione. Pertanto non solo non mi dispiace che i cattolici italiani votino liberamente sia per il centrosinistra sia per il centrodestra, ma ritengo che l’attuale ripresa del loro peso politico dipenda principalmente proprio da questo.   

Nell’ottobre del 2006, parlando a Verona al IV Convegno Nazionale della Chiesa Italiana, Benedetto XVI ha esortato i cattolici a non “ripiegarsi” su se stessi, a “mantenere vivo” il loro “dinamismo”, ad “aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, a non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia. Tocca a noi infatti –ha proseguito il Pontefice- dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente: se sapremo farlo, la chiesa in Italia renderà un grande servizio non solo a questa nazione, ma anche all’Europa e al mondo”. Si tratta di un programma politico-culturale decisamente ambizioso per i cattolici italiani. Un programma che per molti versi fa pensare a ciò che Vincenzo Gioberti aveva definito il “primato morale e civile degli italiani”. Ri-inculturare  la politica, rinvigorirla con la grande tradizione dell’antropologia cristiana: questo è il compito principale del nostro cattolicesimo politico oggi. Senza alcuna pretesa “neoguelfa”, anzi, auspicando anche per l’Italia una stagione politico-culturale che sappia darci finalmente un assetto da nazione civile.

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1 COMMENT

  1. scudo crociato
    Condivido pienamente ciò che il Santo Padre vuole dai cattolici in politica e che ripete dall’incontro di Verona del 2005.Basta con le strumentalizzazioni della Croce operata dalle segreterie di partiti di pretesa identità cristiana.Basta con la proliferazione di “partiti” inconcludenti capaci però di immobilizzare i processi evolutivi della politica.I cattolici sono chiamati ad occupare gli spazi politici più rispondenti alla morale cristiana da cui trae origine quella del nostro popolo,la nostra cultura e civiltà e di conseguenza non può essere mai negoziabile, pena, il fallimento della propria vocazione cristiana,la confusione e lo smarrimento morale,la deriva di un popolo.Questo è il mandato dei Cattolici del parlamento in forza del battesimo ricevuto, questa è la missione di ogni battezzato nel proprio ambito; Non ci sono casacche da indossare o riappendere ad orario, non ci sono deroghe per cristiani speciali,siamo tutti servitori a cui è stato assegnato un tesoro da far fruttare e di cui ci verrà chiesto conto da un Padrone oggi tenero,buono ma domani,alla resa dei conti,….Giudice inflessibile.

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