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Ma il Pd non si vergogna di dare al governo lezioni di politica per il Sud?

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Contro il progetto di Agenzia per il Sud, preparato dal governo sulla base di un documento dei gruppi parlamentari della Camera e del Senato del Pdl, che delinea un programma organico di interventi per lo sviluppo meridionale in una prospettiva europea ed euro mediterranea, si è subito aperto un fuoco di sbarramento da parte di esponenti autorevoli del Pd. Che, per conto suo, non riesce a proporre alcun programma altro che lo status quo.

La falsa tesi che viene avanzata è che così si vorrebbe resuscitare la Cassa del Mezzogiorno, la cui memoria è malfamata. Ma la Cassa del Mezzogiorno produsse, sino agli anni ’70, buoni risultati, come viene riconosciuto anche da Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, da tre giorni assessore della Giunta Vendola,con delega per la scuola, l’Università e il Sud. E ciò è vero soprattutto per l’epoca in cui essa fu ente di promozione e finanziamento delle opere pubbliche e delle infrastrutture.

La nuova Agenzia si occuperà essenzialmente degli investimenti in opere e infrastrutture e avrà compiti di coordinamento fra gli interventi affidati ai vari Ministeri e alle Regioni e fra i relativi bilanci, allo scopo di superare l’attuale frazionamento di mezzi e di competenze e l’attuale mancanza di una prospettiva generale. E, sulla base del decreto anti crisi appena convertito in legge, l’Agenzia potrà agire con strumenti straordinari come i commissari per sbloccare i progetti che ritardano.

Un segnale dell’efficacia, anche preventiva, di questo strumento sta nel fatto che, mentre il decreto diventava legge, il Ministero dell’ambiente dopo anni di indugi, dava il parere favorevole per l’elettrodotto dalla Calabria, che ha un surplus di elettricità, alla Sicilia, che ne ha un deficit. La prospettiva di un Commissario, alla cui nomina secondo l’altro decreto, varato contestualmente dal governo, avrebbe partecipato lo stesso Ministro dell’ambiente, ha indotto i tecnici che dovevano dare il parere ad uscire di colpo dal tunnel in cui si erano imbucati. Dunque, con l’Agenzia, non si vuol ripetere l’esperienza, buona o cattiva della Cassa del Mezzogiorno ma si vuol “dare una scossa” alle politiche del Mezzogiorno, che con l’attuale impostazione, escogitata dai governi di centro sinistra, basata su una micro progettualità dispersiva e su continui veti e conflitti di competenze fra soggetti diversi, si è rivelata inefficace. E ha dato motivo al governo in carica di utilizzare per scopi differenti da quelli del Sud i fondi del FAS (Fondo per le aree sottosviluppate) che le Regioni meridionali non sono riuscite a spendere. Questi fondi sono stati destinati agli ammortizzatori sociali, venendo incontro anche alle richieste fatte dagli esponenti del Pd, i quali sono stati in prima linea nel chiedere che essi fossero a ciò destinati i quali però sono stati solo in grado di chiedere che i fondi fossero aumentati.

E’, dunque, anche per questo, totalmente inappropriata la affermazione, che leggo in una intervista a La Stampa, del professor Gianfranco Viesti, secondo cui il governo vorrebbe “resuscitare la Cassa del mezzogiorno” e secondo cui ciò “è solo uno spot elettorale. E’ la conferma del triste momento che attraversa il nostro Paese.” La proposta alternativa del professor Viesti che non espone una sua tesi personale di docente universitario esperto di tematiche meridionali, ma parla come assessore della giunta regionale della Puglia, governata dal Pd e da un pulviscolo di partiti post comunisti e di sinistra (filo-Pd) è quella fritta e rifritta di “un più forte raccordo fra governo e Regioni”. Però, come Viesti riconosce, “ci ha provato il governo Prodi nel 1998 con l’istituzione del Dipartimento per le politiche di sviluppo. Ma i risultati a dieci anni di distanza non sono stati sufficienti “. Sembrerebbe, da questa ammissione, che non basti il “più forte raccordo” che è in realtà la concezione assemblearista indecisionista con cui ci si è sin qui impantanati anche in altri campi, come quello del famoso “piano casa” sfumato nel nulla. E, dunque, Viesti dopo averlo caldeggiato, dovrebbe aggiungere anche qualche cosa di più incisivo. Invece no, egli si rifugia nella tesi che il problema è “prettamente politico “ nel senso che “questo governo non ritiene possibile uno sviluppo del Mezzogiorno nell’interesse nazionale".

Da che pulpito ci tocca di sentire questo sermone! Dal 1998 al 2001 in Italia ci furono i governi di Prodi, D’Alema e Amato, tutti leader che fanno parte del Pd, non del Pdl o della Lega Nord. E da metà del 2006 a metà del 2007 ci fu un altro governo Prodi che, con il Ministro Padoa Schioppa ha sovrainteso al Dipartimento per le politiche di sviluppo, che l’attuale Ministro dell’economia ritiene insufficiente per coordinare e attuare efficaci politiche del Mezzogiorno. Come si fa a sostenere che basterebbe dotare di maggior volontà politica il Dipartimento per le politiche di sviluppo, che è sin qui mancata, senza ammettere che essa mancasse a tutti i leader della sinistra ora confluita nel Pd ? Dove era la volontà politica a favore del Sud dei governi Prodi bis e ter e dei suddetti governi di D’Alema e di Amato? Nel periodo dell’ultimo governo Prodi si è registrato il massimo declino della spesa per investimenti nel Mezzogiorno. In realtà, ciò che è mancato è la loro volontà politica di dotarsi di uno strumento efficace, come la task force dell’Agenzia che ora Berlusconi intende mettere in campo.

Ma il neo assessore Viesti ha avanzato nella sua intervista anche un’altra tesi. Per il Mezzogiorno, dice lui, occorre una classe dirigente in grado di guidarlo ed adottare regole straordinarie non l’aiuta, “come un ragazzo che non cresce mai se viene protetto fra quattro mura ovattate”. L’esempio non mi pare azzeccato. Il “ragazzo” di cui si parla, in Puglia (e in Campania) a quanto pare, è già cresciuto fin troppo. Mentre il professor Viesti, assessore della Regione Puglia, per la scuola e il Sud spiega che non c’è bisogno di interventi straordinari, perché occorre che la classe dirigente regionale si elevi da sé, la procura di Bari indaga sugli intrecci fra politica, mafia e sanità di questa giunta. Gli inquirenti passano al vaglio i conti di quindici indagati incrociandoli con quelli dei partiti di centro sinistra che sostengono la giunta per verificare eventuali passaggi di denaro. Vengono inquisiti i bilanci e i conti bancari dei partiti - Pd, Prc,sinistra e libertà, partito socialista autonomista del senatore Pd, Alberto Tedesco, lista Emiliano (del sindaco di Bari) - che fanno parte della giunta regionale. Come minimo il presidente della giunta Niki Vendola non è capace di scegliere i collaboratori, cioè quella classe dirigente che Viesti definisce come un ragazzo che ha bisogno di crescere, senza coordinamento dall’alto.

Una classe dirigente di cui, in una intercettazione telefonica che riguarda uno dei maggiori indagati (sino a prova contraria innocente) collegato al Pd, si legge la frase seguente “se a questo cristiano non gli facciamo avere tutte le autorizzazioni di cui ha bisogno non ci sarà la cortesia, è ovvio gli dobbiamo prima fare noi la cortesia”. Anche noi vorremmo una cortesia, anzi due. Che non ci si raccontasse più che l’inchiesta di Bari sul signor Tarantini, fornitore di protesi sanitarie alla Regione Puglia, ha per oggetto le visite della sua escort Patrizia D’Addario a Villa Certosa, come ci voleva far credere Massimo d’Alema L’inchiesta ha per oggetto proprio quei “bravi ragazzi” che fanno gli amministratori regionali, che, secondo il professor Viesti, sono in grado di maturare da soli. E l’altra cortesia che vorremmo è che il Pd la smettesse di dare lezioni ex cathedra, di impegno politico civile e morale: in particolare quello di Bari, che fa capo a Massimo d’Alema, che s’appresta a guidare l’intero Pd.

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1 COMMENT

  1. gli spanditori
    Prof. Forte, le Sue analisi sono eccellenti. Questa non è da meno. D’Alema e compagni, trinariciuti e non, dovrebbero piantarla di fare i saccenti e pensare invece a darsi una regolata.

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