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Martin Schulz: bene l’uomo di sinistra, un po’ meno il kapò

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Non si può dire. “Non si può dire che lo scioglimento del partito centrista di Alfano abbia suscitato grande interesse nei mass media” scrive Stefano Folli sulla Repubblica del 21 marzo. Non si può dire.

Quei pezzenti che cercano il consenso. “E’ sempre più frequente che i rappresentanti nazionali vadano cercando di togliere un mattone all’incompiuta costruzione europea, disperati come sono di conquistare consenso” dice Mario Monti al Corriere della Sera del 18 marzo. Monti ricorda sempre più la pariniana dama lombarda  della “vergine cuccia”, con il suo sdegno per il servo che morso dà una pedata al cagnolino, la sua ira per il pezzente che ha “osato” (come “i rappresentanti nazionali” che osano cercare consenso) e che sarà punito con la massima severità (a colpi di spread?). Sì, il nostro indimenticabile ex premier è sempre più un perfetto mix di vacuità e reazionarismo.

Che è cos’è il populismo? Una sorta di Lehman Brothers. “Il populismo può essere sia di destra che di sinistra ma propone sempre soluzioni immediate che non tengono conto delle emergenze a lungo termine” questa frase di Tzvetan Todorov è posta come epigrafe a un’inchiesta del supplemento letterario Robinson della Repubblica del 19 marzo sulla “cultura e l’Europa”. Todorov è stato un grandissimo filosofo però questa sua idea di catalogare i vari movimenti cosiddetti populistici come tante Lehman Brothers mi sembra riduttiva.

Bene l’uomo di sinistra, un po’ meno il kapò. “Indifferente essere presidente degli Stati Uniti o un dimostrante di Pegida” così il Corriere della Sera del 20 marzo riporta una frase di Martin Schulz. Silvio Berlusconi era un mascalzone, Donald Trump un razzista, Alternative für Deutschland una vergogna: è molto apprezzabile che il candidato alla cancelleria della Spd sposti a sinistra il suo partito riaprendo una dialettica politica in tutta Europa. Che i suoi toni restino un po’ da kapò mi pare però ugualmente indiscutibile.

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