Mattarella, la Sicilia e il nuovo disordine globale
01 Febbraio 2015
di Redazione
La "sicilianitudine" è stata un componente importante nell’elezione di Sergio Mattarella, il valore aggiunto che ha spinto un certo numero di grandi elettori dell’Isola a convergere sulla candidatura del nuovo presidente. Una caratteristica alla quale anche la stampa estera dà ampio risalto. Se ragioniamo da un punto di vista storico e simbolico la provenienza del nuovo presidente non è casuale: la Sicilia rappresenta oggi per la sua posizione nel Mediterraneo il nodo di gordio di tante questioni di frontiera irrisolte e di una geopolitica che sembra una centrifuga.
La Sicilia è terra di approdo per le grandi masse di disperati che cercano riparo in Europa ed è un baluardo europeo per evitare infiltrazioni sempre possibili dell’internazionale jihadista. Basta leggersi il colloquio di Patrick Cockburn con l’Espresso in edicola questa settimana per capire che, al di là di tutti gli sforzi messi in campo dalle intelligence, il rischio che anche l’Italia venga colpita com’è accaduto in Francia c’è sempre e che potrebbe essere alimentato da mosse propagandistiche e maldestre come fu quella di andare in tv indossando la maglietta di Maometto. Nel frattempo, si alzano i tornelli nel Ghetto di Roma che viene pedonalizzato…
La Sicilia è nel bel mezzo di un momento storico eccezionale nel quale la comunità internazionale sembra sempre più spesso un’espressione priva di significato, buona ad alimentare la retorica del soft power obamiano. Una situazione fuori controllo con Stati che si disgregano dall’Africa al Medio Oriente e nuove entità illiberali e antidemocratiche che si formano stagliandosi minacciose all’orizzonte, come ha scritto Alberto Negri sul Sole 24 Ore di oggi, sottolineando quella “strana e quasi incomprensibile pulsione verso la disgregazione” citata dal presidente emerito Napolitano nel suo ultimo discorso al corpo diplomatico.
Eppure proprio i Paesi occidentali e le loro classi dirigenti, dalla Libia alla Siria, hanno una buona parte di responsabilità nell’emergere del nuovo disordine globale. E mentre Tsipras chiede di togliere le sanzioni a Putin e Podemos organizza grandi manifestazioni di piazza in Spagna, la Giordania abbandona la linea della fermezza americana trattando sulla liberazione dei suoi ostaggi dopo la decapitazione del reporter giapponese. Gli Stati Uniti sembrano sempre più defilarsi dal Mediterraneo e l’Europa non è ancora capace di proteggere i suoi confini, figuriamoci intervenire negli scenari di crisi.
Questa l’eredità tutt’altro che facile con cui da ieri si trova a dover fare i conti il presidente della Repubblica Mattarella. Il presidente di quella Sicilia normanno-sveva che grazie allo stupor mundi seppe come convivere, forse in modo troppo ecumenico, con l’Islam, in nome della tolleranza religiosa.
