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Può funzionare purché non abusi della sua autorità

Meditazione sulla legittimità e i limiti del governo del professor Monti

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La svolta impressa al nostro sistema politico dalla costituzione del governo Monti impone di riflettere sulla legittimità e i limiti del nuovo esecutivo, in termini formali, per quanto possibile al di là di strategie ‘immediate’ di opposizione o di favore.

Mi permetto di sostenere, come premessa politica, che la ‘sospensione della democrazia’, che legittimamente preoccupa molti, non è il nostro principale problema, oggi. Non solo perché il processo formale che ha prodotto l’attuale governo non ha visto alterazioni del quadro costituzionale, ma perché - più profondamente – non va dimenticato che sovrano è chi decide sullo stato d’eccezione, che è formula rigorosa (è noto che Carl Schmitt fu grandissimo costituzionalista) non elogio del colpo di stato. Ovvero: nell’incombere della necessità, al di sopra della sovranità delle leggi (realizzata nell’ordinamento e tramite l’ordinamento) vi è la sovranità del corpo politico nella sua rappresentanza; ovvero si torna all’esercizio primo, originario, della politica. Nessun ordinamento ha la qualità inalterabile dei diritti di natura; nel suo profilo essenziale e nel suo fondamento esso è conseguenza della decisione politica. Se forze conformi all’ordinamento, in una congiuntura, si trovano nell’impossibilità di provvedere al bonum commune, ciò che vincola, che produce lo stallo va sospeso. Nel nostro caso: se il mandato popolare produce una rappresentanza immobilizzata, il decisore deve, quindi può, essere temporaneamente un attore politico nuovo, emancipato o immunizzato dagli effetti perversi (vale a dire: in negativo difformi dai calcolati) della connessione eletti-elettori.

La coscienza del Notfall, del caso di necessità o di emergenza su cui vi è in Italia un diffuso accordo, portata alle sue conseguenze dalla rappresentanza politica - dalla sua magistratura più alta al Parlamento – con l’insediamento del governo Monti, dovrebbe aiutare a non aprire oggi un nuovo, dannoso, capitolo di deprecazioni al posto di diagnosi e di calcolo delle soluzioni.

Il problema di massimo rilievo è piuttosto quello di definire i termini dello stato d’eccezione e del mandato di un esecutivo (del Presidente, più che del Parlamento) in sé esonerato, ai fini del bonum commune, da ogni preesistente ‘patto’ cioè vincolo dei partiti, più che degli eletti, con gli elettori. Lo stato d’eccezione è ravvisato, o simboleggiato, nella cosiddetta ‘crisi di fiducia’ dei mercati finanziari verso la nostra (di stato sovrano debitore) solvibilità. Il mandato riguarda la manovra idonea a restituire quella ‘fiducia’; ‘so io come farmi ascoltare dai mercati’, sembra abbia detto il prof. Monti. Bene; questo è il compito, nei termini concertati in cui il governo di un paese europeo non può che operare. S’intende che la ‘crescita’ non sarà mai l’effetto delle scelte di un esecutivo e che i suoi tempi sono comunque non brevi, comunque imprevedibili. Né il governo d’eccezione potrà giustificare la propria permanenza en attendant la crescita. Dovrà compiere, se vi riuscirà, quegli atti di organizzazione, liberalizzazione e ‘facilitazione’ da molte parti richiesti come precondizioni, ma - sottolineo - temuti dalla società civile, nella sua maggioranza, e dalle forze che la rappresentano. Una società molecolare, la nostra, in cui non vi è minima porzione o segmento che non abbia ottenuto nei decenni leggi, provvedimenti, allocazioni per i propri singolarissimi bisogni. La classe politica ha ascoltato e ascolta troppo, non troppo poco, il ‘paese reale’ nel suo individualismo di persone e di corpi sociali. Così qualsiasi rimozione del fitto e immobilizzante tessuto di ausili (incoerenti e spesso disfunzionali) elargiti ai membri di ogni ceto, genera dissenso e rivolta. Il governo Monti, nella sua ‘neutralità’ che è la formula stessa della sua politicità, e che partecipa in certa misura della ‘irresponsabilità’ del Presidente della Repubblica, ha in effetti il compito ingrato, e necessario, di non ascoltare l’infinita e contraddittoria tessitura dei condizionamenti e dei ricatti dal basso, dal ‘particulare’. I partiti, proprio come tali, hanno preso atto - non importa con quali sentimenti - dell’esonero dalle regole (politiche) di rappresentanza di cui fruisce pro tempore il Presidente del Consiglio.

Dunque, sotto ogni profilo principale, il governo del Presidente ha il mandato di togliere dalle secche, e proseguire l’uscita del paese dalla prima Repubblica. Indipendentemente dalle attese e dai propositi individuali di mandante e mandatari. Ma, simmetricamente, nessuna attività ministeriale ‘innovativa’, al di fuori dell’orizzonte dei ministeri economici e di altri funzionalmente collegati (infrastrutture ecc.), fruisce di questo esonero. Dalla bioetica a decisioni rilevanti di politica estera, da scuola e università a giustizia e interni, Monti non è legittimato ad alterare significativamente le linee del passato governo. Lo stato di necessità, dunque, in tanto legittima il ‘ governo del Presidente’ in quanto ne circoscrive e vincola politicamente il campo d’azione. Certamente alcuni ministri (non economici) saranno tentati, come singoli, di operare al di là di una ‘ordinaria amministrazione’, già in sé complicata, per introdurre linee e stili propri; ma sanno che saranno fermati nel Parlamento, ora da un suo fronte ora da un altro. La tentazione di giocare su due e più ‘forni’ sarà forte (la legge A con la sinistra, la B con la destra, la C con maggioranze occasionali) ma incompatibile col Notfall legittimante e istituente. Monti deve realizzare, o porre su binari inequivoci, quanto gli schieramenti politici, perversamente sensibili ai loro elettorati, non vorrebbero o potrebbero (non hanno voluto o non hanno potuto) fare, come si è dimostrato. Il sovrappiù sarebbe politicamente un ‘abuso di autorità’.

Nel complesso si tratta di un balance ingegnoso e realistico perché asimmetrico, quindi non immobilizzante come molti bilanciamenti. Può funzionare.

 

 

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5 COMMENTS

  1. Sorpreso
    Ho letto questo articolo con assoluta incredulita’!!! Mai e poi mai mi sarei aspettato che questa testata potesse pubblicare un elogio all’autoritarismo come questo!

    Patetico il tentativo di giustificare la sospensione della democrazia in atto. La democrazia non si sospende nemmeno in guerra! Figuriamoci per lo Spread o la crisi dell’Euro!!

    Del resto la natura profondamente antidemocratica dell’autore si manifesta quando accusa il paese di essere troppo sensibile agli individualismi….

    Questo articolo e’ solo retorica squallida… mi sa che chi scrive avrebbe un futuro come giornalista a Repubblica…

  2. leggittimità e democrazia
    Confesso il mio scarso interesse per una discussione sulla legittimità democratica del governo Monti. Quando una democrazia – malandata e zoppicante come la nostra – diventa paralitica ed incapace di decidere, può avere bisogno di una temporanea sospensione. Bisogna però guardare al risultato. La Francia, con De Gaulle, ha profondamente innovato il suo sistema politico; vive e prospera ancora su quello che il governo dell’emergenza seppe fare. Nel nostro caso, bisogna stare a vedere: ma se è vero che il buon giorno si vede al mattino, sembra che questo governo stia preparando una gragnuola di tasse, accompagnato da pochissimi provvedimenti capaci di togliere al Paese quei “lacci e lacciuoli”, ai quali si faceva già cenno cinquanta anni fa.
    Se le cose evolveranno nella direzione che temo, non ci resta che gridare: “aridatece Visco”! Lui, almeno è – nel campo – un fuoriclasse.

  3. Allora aveva ragione Vittorio Emanuele III…
    Il raffinato ragionamento del prof. De Marco, se riportato all’indietro nel tempo e senza il senno del poi, giustifica la decisione di S.M. il re Vittorio Emanuele III di conferire l’incarico di formare un nuovo governo a Benito Mussolini il 30 ottobre 1922 e poi delle due Camere di attribuirgli i pieni poteri per sei mesi per risolvere una serie di problemi che i governicchi precedenti non avevano saputo risolvere: la riforma della pubblica amministrazione e il risanamento finanziario. E’ una tesi che si può sostenere: anche nel primo fascismo era molto presente il mito tecnocratico e la denuncia dell’incapacità della casta parlamentare di risolvere i problemi del paese. E nel primo governo Mussolini entrarono tecnici del livello di Alberto De Stefani e Giovanni Gentile. Ma la politica spinge alla politica, non c’è niente da fare, e gli algidi ragionamenti di De Marco rischiano di fare la figura di quelli di Don Ferrante: possono verificarsi crisi internazionali come allora l’incidente con la Grecia per i fatti di Corfù, si può approfittare del pieni poteri per portare a termine una radicale riforma della scuola come quella di Gentile, si può approfittare del generale disgusto per la legge elettorale vigente (allora a base proporzionale) per proporne una nuova (la legge Acerbo). Con questa andare poi alle lezioni dopo 15 mesi con una grande ammucchiata (il listone) e vincerle col 66% dei suffragi.

  4. Dichiarazioni pericolose
    Logicamente ineccepibile. Elegante, addirittura. Il corpo politico come figura mitologica di primordialissima madre. Possente, ma dal muoversi misurato. Discreta, ma in costanza di benevola presenza. Comprensiva, ma sempre pronta a riprendersi il centro del palcoscenico della vita, quando gli uomini, eterni bambini, riescono oramai solo più a bisticciare. Bello. Ma se poi qualcuno, percependo forte l’intuitiva evidenza dell’aprioristico materno, finisce con lo scambiare l’agile mulinare di fioretto del teorico con la vita vera? A proposito, si sostiene che il genitoriale rimbrottone sia stato reso indifferibile dalla diffusa riconoscibilità dell’emergenza economica (ed un sospiro di sollievo ce lo fa tirare il fatto che, per loro natura, le entità monetarie rappresentano quanto di più facilmente definibile e, di conseguenza, circoscrivibile ci sia in circolazione). Dunque, nonostante le nostre preoccupazioni, tutta questa faccenda dell’anomalo mandato governativo parrebbe non solo costruita su solide basi di diritto, ma avrebbe, in più, natura, per così dire, scorsoia: più i protagonisti dovessero decidere di tirare, più rischierebbero di soffocarsi. E sia pure. Non vogliamo macchiare la italianissima festa del suicidio fiscale chiedendoci cosa accadrà quando la parola passerà nuovamente al poker di assi: Casini, Bersani, Fini e Di Pietro. Però, un dubbietto continua ad inseguirci e sta in quel “so io come farmi ascoltare dai mercati”. Già, perché a tirare le somme delle montiane dichiarazioni fresche di giornata, l’Italia parrebbe paese in pendente giudizio di infamia (sic), non più in grado di pagare gli stipendi. Ovviamente, non stigmatizzate dalla massa amorfa dei nostri vili politicanti, totalmente zerbinati al volere del Colle (Lega a parte, in verità), bordate del genere non trovano alcun ostacolo sulla loro strada ed arrivano dritte dritte all’orecchio degli investitori internazionali che, alla prossima asta dei BTP, ne sapranno fare buon uso. E dunque, che i mercati stiano ascoltando Monti è certo. Che, poi, quest’ultimo sappia veramente cosa dire è tutt’altra questione. In ogni caso, alle affrettate dichiarazioni pubblicamente rilasciate in regime di sospensione democratica, ci permettiamo di preferire la democraticissima “Italia paese di merda” sacrosantemente uscita all’arcoriano nel corso di una privatissima telefonata.

  5. Una finestra che si chiudera’ presto
    Non sono un fautore dell’attuale Governo, e ritengo anzi che l’Italia, previe opportune alleanze, da tempo avrebbe dovuto alzare il tono nell’UE e particolarmente con la Germania, in quanto le manovre nazionali, perdipiu’ con effetti recessivi, non possono in alcun modo risolvere i noti problemi dell’Euro.

    Tanto premesso, aldila’ delle chiare pressioni esterne ed interne, nessuno ha obbligato ed obbliga la maggioranza parlamentare, ed in particolare Pdl e Pd, a sostenere questo Governo. Quindi non c’e’ alcun stato d’eccezione.

    In entrambi gli scenari futuri – superamento dell’attacco speculativo attraverso la riforma dell’Euro o sua permanenza – non penso che questo Governo arrivera’ oltre la prossima primavera.

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