Medvedev vuol fare lo sgambetto a Putin alle elezioni del 2012

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Medvedev vuol fare lo sgambetto a Putin alle elezioni del 2012

18 Settembre 2009

L’inaspettata denuncia di Medvedev sulla crisi della Russia ha scatenato un inedito scontro politico con Putin, spezzando l’unità politica del Cremlino. I principali fronti sono la crisi economica e la visione della democrazia russa, ma l’orizzonte comune appaiono le elezioni presidenziali del 2012, dove non è più automatica l’uscita di scena di Medvedev per consentire a Putin il terzo mandato. L’attrito tra presidente e primo ministro ha attirato notevole attenzione internazionale perché potrebbe cambiare il volto della Russia, dentro e fuori i suoi confini.

“Avanti Russia” è il titolo dell’articolo inviato da Medvedev al quotidiano russo Gazeta lo scorso 11 settembre. Ma la sua spietata disamina dei problemi strutturali della Russia si è subito trasformata in un programma politico con cui Medvedev si sta visibilmente distanziando dal suo mentore Putin. La successiva conferma di questa svolta è arrivata il 14 settembre al meeting del prestigioso “Club di Discussione Valday”. Di fronte ad una platea di economisti e intellettuali, Medvedev è ritornato a denunciare la carenza di una democrazia pluralista, l’insufficienza di un’economia “primitiva” fondata sulle materie prime e una mentalità imprenditoriale viziata dalla corruzione.

Sono parole che trafiggono i capisaldi del sistema putiniano: democrazia a partito unico; economia energetica come fonte di potenza geopolitica; apparati di potere che si alimentano con la corruzione. Ma per la prima volta provengono dalla massima autorità dello stato – un tecnocrate cooptato dallo stesso Putin per fare il presidente pro-tempore soltanto tre mesi prima delle elezioni del 2008.

Anche Putin era intervenuto al gruppo di Valday prima di Medvedev. Era l’11 settembre, il giorno stesso in cui Gazeta aveva pubblicato la lettera presidenziale. Ma la sua forza polemica non si era ancora manifestata. Eppure in quell’occasione Putin aveva parlato, per la prima volta, delle prossime presidenziali del 2012, aprendo all’ipotesi di un suo terzo mandato. Ma il primo ministro aveva evitato ogni tono conflittuale e aveva addirittura dichiarato che lui e Medvedev fossero fratelli di sangue.

Quando, pochi giorni dopo, è stato Medvedev l’ospite del Valday, il presidente ha risposto indirettamente al suo primo ministro non escludendo una sua ricandidatura nel 2012 – dichiarandosi anche disponibile ad un prelievo del sangue per dimostrare che non è lo stesso di Putin. 

Quest’improvviso conflitto tra le massime autorità della Russia ha risvegliato l’attenzione dei media internazionali. Il Wall Street Journal del 16 settembre pubblicava in prima pagina l’analisi di un Medvedev in aperto scontro con Putin. Quella di Medvedev non è solo una “lezione di democrazia” di Medvedev, come ha scritto il New York Times. I giornali russi sono andati oltre, ipotizzando, come ha fatto la Nezavisimaya Gazeta, un diretto sostegno occidentale qualora Medvedev decidesse di rompere l’intesa con Putin e sfidarlo nel 2012. Ecco un senso più politico per spiegare il gran numero di articoli, pubblicati sui giornali americani, in cui il presidente russo è già considerato l’anti-Putin – uno su tutti: il Guardian che titola paragonando Medvedev a Gorbachev. Rievocare l’Urss è di moda soprattutto quando un consigliere di Medvedev sulla politica estera dichiara oggi alla Reuters che Putin, nell’ipotesi di un terzo mandato presidenziale, sarebbe come Breznev.  

Medvedev inizia a criticare anche il governo, persino nel giorno in cui, alla riapertura della sessione della Duma, il ministro delle finanze e vicepremier, Alexei Kudrin, annuncia con malcelato entusiasmo che la crisi è stata superata. Medvedev non critica questa posizione, ma gli “ovvi errori” del governo nel gestire la vera portata della crisi. E’ un atto d’accusa contro Putin, che ha dettato personalmente la politica economica ignorando le indicazioni del presidente in materia di investimenti e riforme strutturali. 

Nonostante il forte impatto politico della svolta di Medvedev, è ancora prematuro interpretare queste manovre come elementi di una strategia a lungo periodo. Troppe variabili restano indecise, dalla politica estera all’economia, alle elezioni presidenziali. Il nuovo dato di fatto è che oggi la Russia è governata da una complicata coabitazione tra primo ministro e presidente. Entrambi appartengono allo stesso partito e alla stessa elite di potere. Ma il sistema politico russo è fondato sulla concentrazione del potere in un unico ruolo. Adesso Medvedev dimostra che quel ruolo potrebbe essere il suo, non di Putin.