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Il libro del presidente del Bruno Leoni

Mirabile dictu: con “Sudditi”, Nicola Rossi denuncia l’intrusività dello stato

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È da poco uscito Sudditi, il nuovo libro dell’Istituto Bruno Leoni curato da Nicola Rossi, che in una sola parola definisce la condizione dei cittadini italiani di fronte allo Stato. Il libro, come recita il sottotitolo, è un “programma per i prossimi 50 anni” che tenda a riequilibrare i rapporti tra gli individui e il potere pubblico. Come scrive Rossi nell’introduzione “la disparità di trattamento fra Stato e Cittadini permea pressoché ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Si traduce in norme che non oseremmo nemmeno lontanamente immaginare nel rapporto tra privati. Limita, senza ragione, la nostra libertà”.

Alla presentazione romana del libro oltre all’autore c’erano Oscar Giannino, il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, i garanti della privacy Franco Pizzetti e dell’anti-trust Giovanni Pitruzzella. Oscar Giannino ha osservato che gli italiani sono sudditi non solo per l’abnorme pressione fiscale, ma per un generale stato di asimmetria e sottomissione della persona rispetto al potere pubblico: “lo Stato non siamo noi, noi siamo sudditi perché siamo l’unico paese occidentale che culturalmente non ha messo un freno allo strapotere statale”.

Se le parole di Giannino non hanno destato sorpresa in chi quotidianamente ascolta per radio la sua difesa delle libertà individuali e del diritto naturale dalla pianificazione e dal positivismo giuridico, certamente hanno suscitato un altro effetto le parole di Giampaolino. Il presidente della Corte dei Conti ha esordito dicendo che “legalità vuol dire limitare il potere” e ha proseguito ammettendo che c’è una “attenuazione della legalità” da parte di alcuni comportamenti del potere burocratico-amministrativo.

Parlando del tema fiscale Giampaolino ha ricordato che, anche se non è espresso esplicitamente nella Costituzione, ci deve essere un limite alla pressione fiscale perché “se le tasse sono troppo alte, i cittadini sono sudditi”. Tra le forme di tassazione rientra anche “il debito pubblico che vuol dire tassare futuri cittadini senza che essi abbiano potuto votare, una tassazione che viola il principio no taxation without representation” . Rimanendo nel solco della tradizione democratica americana, il presidente della Corte dei Conti ha poi ricordato, citando Tocqueville, che “si può essere sudditi di un sovrano, ma anche di una maggioranza democratica”.

Anche Pitruzzella si è soffermato sulla necessità di ridurre il peso della burocrazia e semplificare le norme per rendere le leggi conoscibili ai cittadini e agli investitori stranieri. “In Italia si pensa di risolvere i problemi facendo nuove norme” ha sottolineato il garante dell’anti-trust e ha invitato a riflettere sul fatto che l’eccesso normativo non garantisce le libertà: “la nostra è l’epoca dei diritti eppure rischiamo di essere sudditi”. Il garante della privacy ha avuto il duro compito di difendere le libertà individuali dai metodi invasivi della lotta all’evasione.

Pizzetti, che ha avuto il coraggio di dissentire dai metodi dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia quando a farlo erano in pochi, ha ribadito che il potere non può chiedere al cittadino di “non aver nulla da nascondere” perché “solo lo stato totalitario chiede massima trasparenza. L’uomo di cristallo, il cittadino senza segreti era il suddito ideale del Terzo Reich e dell’Unione Sovietica” e la rinuncia del “privato” in nome delle emergenze, che siano l’antiterrorismo o l’antievasione, mina il corretto rapporto Stato-cittadino. Pizzetti ha ricordato che è proprio attraverso la trasformazione di tutti in “potenziali evasori” che le libertà individuali rischiano di essere aggredite ed ha messo in guardia dall’eccessiva propaganda che paragona gli evasori ai terroristi o ai pedofili.

Anche se nessuno a parte Giannino lo ha detto esplicitamente, il filo conduttore dell’incontro è sembrato essere la convinzione che nell’uscita dalla crisi lo Stato sia più parte del problema che della soluzione. Sudditi è un manifesto politico e culturale che ha l’obiettivo di ridimensionare questo problema che in 150 è cresciuto troppo ed è ora insostenibile. Non sarà facile.

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