Mori e Pollari, servitori dello Stato trasformati da guardie in ladri

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Mori e Pollari, servitori dello Stato trasformati da guardie in ladri

04 Novembre 2010

Vite parallele di due servitori dello Stato, viene da pensare riferendosi a Mario Mori e Niccolò Pollari, gli ex capi dei servizi segreti tornati sul braciere giudiziario nelle ultime settimane. Si chiederanno, questi militari ora destinati ad altri incarichi, se sia mai possibile guidare gli 007 nazionali,  per non parlare del Ros dei carabinieri,  senza essere condannati da un tribunale per i reati più vari , perchè  ciò che in altri stati è mera eventualità, da noi sembra costante.

 Combattere la mafia senza rinunciare all’attività d’intelligence (e quindi all’inevitabile contatto col nemico), preservare il Paese dalla minaccia del terrorismo islamista, liberare giornalisti e volontari rapiti nelle zone calde del mondo: attività essenziali ed ineludibili, occupando incarichi delicati nell’ambito della sicurezza.  Anche in Italia dovrebbe essere così. Formalmente lo è, anzi. Solo che poi, per avventura,  pur collaborando con magistrati al di sopra di ogni sospetto, capita di assicurare alla giustizia un tal Salvatore Riina da Corleone o di porre le basi per la cessazione della stagione stragista di Cosa Nostra; solo che un giorno la Cia conduce un’operazione border line a Milano, preleva un Abu Omar ritenendolo legato alle centrali fondamentaliste e il risultato è una bella indagine di qualche Procura che, immancabilmente, apre fascicoli, chiede condanne pesanti, rischia di far passare la guardia per ladro, magari provando anche un pizzico di gusto.

Ricordiamo alcuni quotidiani che adesso mettono alla berlina Mori e Pollari santificarne le gesta, lodarne l’occhiuta vigilanza e i raffinati metodi d’ indagine. Oggi, tranne rare eccezioni, col gusto cinico che fa dire ai più smagati: " intanto non contano mica  come prima", è partita la corsa alla censura dei vecchi eroi, cosicchè un presunto concorso esterno in associazione mafiosa diventa gogna preventiva, e una richiesta di condanna a  parecchi anni di galera, la meritata punizione per chi non si sarebbe opposto alla " protervia di Langley". Non sappiamo come finiranno le vicissitudini dei due ufficiali, e se infine spunteranno giudici capaci di valutare senza paraocchi le loro azioni; almeno a quello, fuor di simpatia, stima, o di sentimenti opposti, dovrebbero avere diritto.

Che poi resti in noi la convinzione che le spie, come gli Stati, non si governino coi pater noster, è altro affare, e siam felici d’aver Machiavelli e Cosimo de’ Medici  quali autorevoli testimoni storici.