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Morte e tasse: l’approccio di Giuseppi all’inferno

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L’annuncio di Giuseppi del DPCM “natalizio” a reti sostanzialmente unificate è entrato a far parte ormai della “liturgia” quotidiana da pandemia. Naturalmente non possiamo pretendere da Giuseppi la “brevitas” di autorevolezza di annuncio di una Merkel o di un Macron essendo questi ultimi a pieno titolo Statisti. Il povero Giuseppi, avvocato del popolo e professore originario di un paesino della Puglia di cui non voglio ricordare il nome, non è per sua stessa ammissione un politico: e credo, con ragionevolezza, che nemmeno Rocco Casalino o la fidanzata Olivia pensino a lui come ad uno statista.

Certo l’apparato scenico mediante utilizzo del mezzo televisivo rimanda non alla politica alta, anche e soprattutto nella sua dimensione tragica, ma al teatro, alla commedia e alla tragedia con assunzione a pieno titolo del volto e della gestualità di Giuseppi al ruolo, proprio del teatro classico, di “dramatis personae”. E anche gli argomenti trattati e cioè le morti da pandemia, i soldi da prendere in prestito e soprattutto le tasse (rinviate non cancellate) perdono, nell’esposizione di Giuseppi, la loro dimensione politico-istituzionale per essere definitivamente consegnate al dato antropologico del folclore.

E in effetti, a ben guardare, il Giuseppi televisivo con gestualità e vestiario rituale finisce per presentare punti di contatto inaspettati con lo sciamanesimo femminile coreano: le cosiddette “mudang”. Come rilevato da S. Busatta (“Casalinghe spiritate. Sciamanesimo femminile in Corea”) lo sciamanesimo in Corea ha fornito una religione ai cittadini e alle masse alienate che dovevano far fronte alla malattia, all’impoverimento e alla conseguente oppressione sociale. Le mudang fornivano da un lato una soluzione attraverso l’appello diretto agli dei per ottenere salute e prosperità e dall’altro offrivano uno sfogo a frustrazione e risentimento, sentimenti riassunti dalla parola “han”: gli spiriti dei morti durante la cerimonia potevano dare sfogo alle ansie dei vivi.

E Giuseppi, nella sua forma ieratico-televisiva, si offre alla massa dei cittadini-sudditi come elemento di mediazione tra la finanza europea e internazionale (assunta quale spirito minaccioso che può creare disastri nelle vite dei cittadini e dei loro familiari) e la speranza offerta al cittadino suddito di un ritorno a una normalità di prosperità personale ed economica in cambio del consenso politico. Come la mudang coreana benedice i clienti affermando che lei possiede spiriti potenti ed efficaci che permetteranno ai devoti affari “a gonfie vele”. Qualcosa di simile ai fantastiliardi del recovery fund.

Busatta riprende un lavoro di Kendall dal suggestivo titolo “Morte e tasse: un approccio coreano all’inferno”. Uno degli spiriti più terrificanti del pantheon popolare in tale sistema di credenze è il “messaggero di morte” che appare a chi sta per morire per portar via l’anima e sottoporla ai tribunali dell’inferno al servizio di Yamna (re dell’inferno). Il messaggero di morte è l’equivalente ultraterreno di un ministro o presidente del consiglio dei ministri o funzionario di stato sia in Cina che in Corea. Attraverso un rituale denominato Chinogi kut si può guidare l’anima inquieta attraverso l’inferno e dentro il paradiso di loro.

La religione popolare ha preso a prestito la terminologia e l’idea di una giusta punizione per i propri peccati dal buddismo e la nozione dell’inferno come istituzione burocratica, quale retribuzione per le infrazioni burocratiche amministrative, dai cinesi. Mentre il buddista crede che la sorte dell’anima possa essere temperata da preghiere sincere e dall’intercessione di un “illuminato”, più cinicamente le sciamane e la loro cricca credono e fanno credere che la sorte possa essere temperata da mazzette e favori dati ad un funzionario soprannaturale corrotto. Il magistrato e il politico corrotto, il sottoposto rapace, o l’ispettore incapace compaiono, con frequenza, nei racconti popolari e in tv nei drammi in questione.

La promessa della mudang che da lei e per lei il cittadino-suddito-devoto possa riottenere i beni della vita (o il tenore di vita) che situazioni economico politiche strutturali o contingenti hanno pregiudicato o minacciato si sostanziano, nell’analisi di Kendall, nell’utilità economica quale oggetto di “desiderio congelato” (riprendendo la nozione di Williamson) che a sua volta rimanda al concetto marxista di “lavoro congelato” e quindi di utilità che rappresentano la “forma finale di un desiderio attivo”. Tali pratiche sciamaniche, all’attualità, non trattano più tanto le rurali crisi domestiche di contadini quanto le ansie di coloro che sono più esposti, quali non garantiti, alla mutevolezza degli eventi: e cioè il ceto imprenditoriale, commerciale, professionale e artigiano i cui sogni di laborioso benessere si accompagnano sempre con timori di rovine economiche.

Oggi che la finanza internazionale è stata incorporata nella logica locale della pratica sciamanica come una forza che deve essere riconosciuta, un’entità punitiva con cui cercare una mediazione, i mediatori stessi (rappresentati dal funzionario sovrannaturale) non si accontentano più delle misere offerte rituali ma espandono le loro pretese verso nuovi orizzonti di ricerca del consenso che i vivi devono offrire e, non accontentarli, porta disgrazia. E la minaccia più grande in momenti di incertezza economica, fallimento delle imprese industriali e commerciali e mercato di lavoro insicuro è sempre la stessa: il timore delle tasse che, come dice l’occidentale Machiavelli, è “un timore di pena che non ti abbandona mai”. Attendendo la fine dell’opera tragica di Giuseppi con l'”amen” shakespeariano che faccia cessare il folclore. Per un ritorno alla politica e all’economia al di fuori del folclore.

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