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A rischio il gas europeo

Mosca sa di aver perso l’Ucraina ma non si rassegna (tanto c’è Gazprom)

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L’inverno ucraino potrebbe surriscaldarsi per una nuova crisi energetica con la Russia. Lo scorso 18 dicembre Gazprom ha dichiarato che non intende rinnovare il contratto annuale per la fornitura di gas con l’Ucraina. Per scongiurare questo finale Gazprom pone due condizioni da ultimatum. Da una parte reclama il saldo completo della bolletta energetica dell’inverno 2008. Dall’altro ha già avanzato la richiesta dell’ennesimo rialzo del prezzo per il 2009.

Il colosso russo vanta un credito su Naftogaz, la compagnia ucraina del gas, che ammonta a circa due miliardi e mezzo di dollari. Ma il presidente Yushchenko ha garantito che ottocento milioni sono già stati versati, mentre altri duecento sono già pronti. Per la parte rimanente Kiev ha spiegato che è relativa a gas immagazzinato in Ucraina ma non ancora consumato. Dal passato al futuro: oggi Kiev paga 179,5 dollari per mille metri cubi di gas russo. Dal 1 gennaio 2009 Gazprom intende rialzare questo prezzo a 250-300 dollari. E’ ben al di sotto dei 500 dollari pagati dall’Europa, ma nettamente oltre la soglia di 100 dollari su cui si sta livellando il prezzo medio globale per effetto della crisi che ha fatto precipitare anche il prezzo del petrolio.

In un accordo siglato a Mosca nello scorso ottobre con il premier ucraino Tymoshenko, la Russia aveva promesso all’Ucraina di distribuire in tre anni l’adeguamento ai prezzi di mercato. Le nuove richieste di Gazprom sono ancora più insostenibili per un’Ucraina la cui moneta si è svalutata del 50% da settembre ad oggi, costringendo alle dimissioni il governatore della Banca Centrale finito sotto inchiesta parlamentare. Col peso del prestito di 16,5 miliardi di dollari dal Fmi e una moneta svalutata, Kiev rischia di non avere soldi per pagare il nuovo prezzo del gas russo.

La lettura politica resta prevalente. Gazprom, quindi Cremlino; Ucraina, quindi Yushchenko, quindi Occidente e Nato. Eppure a seconda della prospettiva temporale l’analisi cambia radicalmente. Nel breve periodo l’interpretazione dominante vede Gazprom come esecutore della vendetta di Mosca per la politica filo-occidentale dell’Ucraina arancione. L’asse tra Yushchenko e il presidente georgiano Saakashvili, i tentativi di sfrattare la flotta russa da Sebastopoli e la tensione interna con la comunità russa sono fattori di forte attrito tra la Russia e la leadership politica di Kiev.

Ma guardando le cose in un’ottica più ampia mostra che la prima crisi risale al 1998, quando l’Ucraina non era così lontana da Mosca come oggi. Allora si potrebbe dire che la spiegazione risale al 1995, quando il parlamento ucraino approvò una legge che proibiva la privatizzazione di Naftogaz e di ogni altra compagnia operante nel settore delle risorse naturali. Fu come sbattere la porta in faccia a Gazprom che era già pronta ad acquisire il 51% dei gasdotti ucraini. Da quel momento iniziarono ostilità che durano ancora oggi. L’ostilità non si attenuò neppure quando diventò primo ministro Victor Yanukovic, leader del partito filo-russo: tra il 2006 ed il 2007 il prezzo del gas russo salì da 95 a 135 dollari. Allo stesso tempo Gazprom ha accerchiato l’Ucraina per impedire l’accesso a fornitori più economici. Nel 2005 Gazprom comprò il gas del Turkmenistan a costi esorbitanti per le sue quotazioni pur di non lasciarlo all’Ucraina. Poi lo rivendette proprio all’Ucraina, applicando però le tariffe del gas russo, molto più costoso. Quindi oggi Gazprom è riuscita ad imporsi come unico riferimento per l’Ucraina.   

Se Gazprom chiudesse i gasdotti per l’Ucraina, anche l’Europa resterebbe al freddo. Bruxelles dipende per il 25% dei rifornimenti di gas dalla Russia e l’80% del gas russo passa per l’Ucraina. Perciò la priorità di Bruxelles è completare la costruzione dell’ambizioso gasdotto Nabucco per acquistare gas a basso costo da Turkmenistan e Azerbaijan e portarlo in Europa attraverso Turchia e Romania – ovviamente bypassando la Russia. Ma Mosca è già corsa ai ripari, impegnandosi ad acquistare a prezzi europei tutto il gas estratto da Ashgabat e Baku. Sarebbe il trionfo di Gazprom, se non fosse che la caduta dei prezzi di gas e petrolio stanno esponendo i colossali investimenti russi a rischi imprevisti. Ma nemmeno queste fosche ipotesi cambiano la realtà di un’Europa incapace di uscire dalla dipendenza energetica con la Russia.  

La strategia di Gazprom include un disegno geopolitico che diventa comprensibile in un’ottica di lungo periodo. Il teorema fondamentale è che Mosca sa di aver già perso l’Ucraina, con o senza le bandiere arancioni. Da un certo punto di vista è la stessa logica del conflitto in Georgia: Tbilisi è persa, ma non le sue enclavi russofone, che Mosca infatti è riuscita a separare dal resto della Georgia. Con l’Ucraina c’è molto di più in gioco. Ma un’Ucraina completamente addomesticata all’egemonia russa è ormai una prospettiva irrealistica. Quindi Mosca punta a conservare almeno l’egemonia energetica mediante Gazprom e una certa influenza militare con la base navale di Sebastopoli. Bastano questi due bastoni per frenare la deriva occidentale dell’Ucraina. Se non è più possibile impartire ordini a Kiev, è ancora possibile impedire che Kiev prenda ordini da Washington o Bruxelles.

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5 COMMENTS

  1. no comment
    Ma con tutti i danni che ha fatto Yushchenko al popolo ucraino siamo ancora qui a parlare della “minaccia” russa? Vorrei fare presente che il signor Yushchenko è stato ormai scaricato anche da parte del suo partito, che secondo i sondaggi è ad appena il 2% dei consensi, e che in questo momento sta ingaggiando un’assurdo braccio di ferro con Yuliya Tymoshenko infischiandosene bellamente che il paese è ormai in ginocchio, l’economia a pezzi, l’inflazione galoppante, la bancarotta delle casse statali vicina e l’emigrazione sempre più drammatica e incontrollata. Prima il popolo ucraino si libera di Yushchenko e meglio sarà per tutti, così come i georgiani di Saakashvili. Infine, non so fino a che punto sia un’affare dipendere totalmente dai paesi musulmani per l’arroganza di voler fare la voce grossa con la Russia.. Saluti.

  2. Tbilisi
    “Tblisi è persa”: questa dovevo ancora sentirla… ma quando mai i russi avrebbero dovuto espugnarla (una cosa tra l’altro che sarebbe riuscita in un attimo, secondo molti analisti…)?? Yushchenko, Saakashvili e tutti gli altri “rivoltosi colorati” sono al collasso… i loro protettori a stelle strisce con i loro piani di furto energetico ai danni dello spazio ex sovietico, finiti: quindi, finiamola di prendercela sempre con il “russo cattivo” ed imparate dal vostro beneamato Cav a ruffianarsi Putin&Co. così passeremo tutti un bel inverno al calduccio…

  3. per Django
    Haha, buona questa… “Indipendenza”? Perchè secondo te dipendere dai paesi musulmani invece che dalla Russia significa essere “indipendenti”? Continuiamo pure a considerare la Russia come un nemico, continuiamo pure… Nel frattempo diventiamo sempre più schiavi del petrolio e del gas arabo e turco, un vero spettacolo. Mi dispiace, ma come europeo preferisco infinitamente dipendere dalla Russia piuttosto che da paesi doppiogiochisti come quelli musulmani. Speriamo che Obama dia una svolta a questa assurda politica filo-islamica degli Stati Uniti (e che l’Europa segue bovinamente), anche se non sono molto ottimista…

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