Home News Musso e l’eterna lotta tra scienza e religione

L'equilibrio possibile

Musso e l’eterna lotta tra scienza e religione

4
13

Il rapporto tra scienza e fede – o, se si preferisce, tra scienza e religione - è uno dei grandi temi del pensiero contemporaneo. Al dibattito non contribuiscono soltanto i filosofi, come molti ritengono, ma anche gli scienziati. Sono note le molte opere che Albert Einstein ha scritto al riguardo. Numerosi, tuttavia, pure gli scienziati dei nostri giorni che riflettono sull’argomento proponendo soluzioni di vario tipo ma, in ogni caso, interessanti.

Paolo Musso, docente di Filosofia della scienza all’Università dell’Insubria, offre una sintesi del dibattito in corso in un bel libro pubblicato da Mimesis Edizioni: “La scienza e l’idea di ragione. Scienza, filosofia e religione da Galileo ai buchi neri e oltre”. L’autore inquadra il problema nel contesto più vasto della nostra conoscenza della realtà naturale, sottolineando sin dall’inizio che questo non è il solo tipo di conoscenza di cui disponiamo.

La controversia su tale affermazione è tuttora apertissima. Si può innanzitutto notare che non solo vi sono diversi generi di conoscenze scientifiche, ma anche conoscenze che fuoriescono dall’ambito della scienza. Chi sostiene una posizione simile è spesso accusato di non distinguere tra il processo propriamente cognitivo e la mera espressione di sentimenti soggettivi. E, per capire perché si verifichi la contrapposizione di cui sopra, è necessario qualche breve cenno storico.

Era opinione dei positivisti del secolo scorso che la scienza moderna avesse occupato l’intero campo della conoscenza, ivi inclusi quegli spazi che, tradizionalmente, venivano riservati alla filosofia. Lo spirito scientifico andava pertanto trasferito senza esitazioni nel campo filosofico e, a questo proposito, il viennese Moritz Schlick affermò che un filosofo che conoscesse soltanto la filosofia era come “un coltello senza lama e senza manico”. Con ciò intendeva dire che il filosofo doveva essere esperto di almeno una disciplina scientifica se voleva pronunciare dei discorsi dotati di senso. Solo nella scienza si dà vera conoscenza, e le asserzioni della filosofia e della religione (ma anche dell’etica) altro non sono che enunciati privi di significato.

I positivisti, dunque, attribuiscono valore soltanto agli enunciati empirici e a quelli analitici della logica e della matematica. La conoscenza è soltanto quella empirica, basata sui dati immediati, e la concezione scientifica del mondo è contraddistinta dal metodo dell’analisi logica. Una funzione determinante viene svolta, all'interno di questa visione, dalla moderna logica formale (o matematica) poiché con il suo ausilio è possibile ottenere il massimo rigore nelle definizioni e negli asserti; utilizzandola, inoltre, si riesce a formalizzare i processi inferenziali intuitivi che sono propri del linguaggio comune, traducendo quest’ultimo in una forma controllata automaticamente mediante il meccanismo dei simboli.

Musso nota che queste tesi si basano in fondo su un’assunzione piuttosto forte, secondo la quale solo la scienza possiede i caratteri dell’oggettività, mentre tutte le altre manifestazioni della cultura umana sarebbero soggettive. Oppure, per dirla in maniera ancora più radicale, soltanto la scienza è razionale, mentre le altre forme che può assumere la nostra cultura sarebbero irrazionali. Ne consegue, secondo l’autore, il manifestarsi della “malattia del secolo”, vale a dire l’incapacità di comprendere significato e ruolo del sentimento, “e questo, paradossalmente, nel momento stesso in cui lo si esalta come forse non è mai accaduto in nessun’altra epoca della storia umana”. La ragione viene concepita quale fredda capacità di calcolo, chiusa in se stessa, mentre il sentimento è ridotto alla pura reattività dell’istante.

Non può essere così se si rammenta che il sentimento potenzia la ragione invece di sminuirla. E questo è importante quando si affronta il tema dei rapporti tra scienza e fede. Lo stesso Einstein affermò che “La scienza senza religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca”. Il grande fisico non si riferiva ad alcuna particolare fede religiosa, ma intendeva mettere in rilievo che lo stupore sperimentato da ognuno di noi di fronte alla complessità e alla bellezza del mondo che ci circonda non può essere ridotto a una mera questione di calcolo.

Si noti che per lo stesso Galileo l’autolimitazione allo studio delle “affezioni” valeva solo per il caso delle “sostanze naturali”, il che significa per la scienza sperimentale. Nota giustamente l’autore che “questo non solo non esclude, ma al contrario garantisce che sono possibili anche altre forme di conoscenza, in quanto significa, appunto, che la scienza sperimentale non si occupa di tutta l’esperienza, ma solo di una parte di essa”.

La ricerca religiosa è, in fondo, il tentativo di scoprire “il senso del tutto”, di rispondere alla domanda circa il significato di tutto ciò che esiste. Naturalmente, se si trova una risposta a tale quesito, essa non va imposta a chi ha opinioni diverse dalle nostre, bensì – per quanto possibile – condivisa. E la condivisione implica, ancora una volta, la ricerca del giusto equilibrio tra ragione e sentimento.

  •  
  •  

4 COMMENTS

  1. C’è di più di quel che
    C’è di più di quel che dice Musso. Come hanno ben mostrato due storici e filosofi della scienza, il cattolico Dom Stanley Laszlo Jaki O.S.B. (1924-2009) e l’agnostico Rodney Stark, ancora vivente, ciò che ha permesso la nascita della scienza nel senso moderno – “galileiano”, direbbe Zichichi – è stata la fede in un Dio assolutamente trascendente e razionale, che ha creato il mondo “secondo numero, ordine e misura”, come dice il Libro della Sapienza.

  2. eccesso di fede e di ateismo
    l’eccesso della Fede può far pensare di essere seduti alla dx o sx del Padre e quindi vedere la scienza come un’intrusa che voglia instillare il tarlo del dubbio.
    L’eccesso dell’ateismo, in chi lo professa, crea un sentimento di assoluta certezza che è molto simile alla Fede, cioè alla medesima cosa che si nega.
    L’unica strada da percorrere è quella che la scienza ha finora praticato: l’osservazione dei fenomeni, ricerca del perchè, scoperta di altri fenomeni e così via…poi noi tutti siamo liberi di ipotizzare, ma non di IMPORRE.

  3. Scusa, Ezio, ma che cosa
    Scusa, Ezio, ma che cosa vorrebbero “imporre”, secondo te, autori come Stark, Jaki, o anche Zichichi? O, nel mio piccolo, io stesso coi miei scritti anti-opariniani ed anti-monodiani sull’origine della vita? Se, prima di scrivere, avesi provato a leggere gli scritti degli autori da me citati nel mio intervento precedente, ci avresti trovato solo una confutazione, BASATA SUI FATTI, di una vecchia “volgata” dei “mangiapreti” sette-ottocenteschi. E, per piacere, non tirare in ballo il solito “caso Galileo”. S. Roberto bellarmino aveva detto chiaramente che, se lo scienziato pisano avesse dato una prova sperimentale del moto della Terra, avrebbe dichiarato, lui per primo, che i passi della Bibbia, che sembravano affermare il contrario, erano scritti “secondo il modo comune d’intendere”. Ma Galileo, invece di cercare le prove dove avrebbe potuto trovarle, – vale a dire, riprendendo i sui studi giovanili sul moto del pendolo, che lo avrebbero portato facilmente ad anticipare di almeno due secoli l’esperimento del “pendolo di Foucault – preferì tirar fuori quell’argomento delle maree, che non stava né in cielo né in terra.

  4. …un sistema razionale…
    vorrei proporre a tutti un esercizio mentale abbastanza interessante, ve lo espongo:
    ipoteticamente parlando, se i sentimenti (Amore, Paura, Giustizia, Dolcezza, Rabbia, Amicizia, ecc) non esistessero in quanto irrazionali, le convenzioni sociali su cui si basa il sistema attuale di “società” sono a loro volta fondati su concetti morali e di volontà, che a loro volta sarebbero basati su qualcosa di irrazionale…il sistema “società” così com’è concepito non è valido… proposte per un nuovo concetto di Società, riformando la parti più importanti per un sistema sociale, cioè le leggi…in che modo si potrebbero ridefinire?

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here