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Nashi: la gioventù al servizio di Putin

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Una formazione giovanile che sfrutta tattiche paramilitari per incursioni contro obiettivi interni e stranieri; una cultura educata all’odio parlando il gergo del vilipendio e della minaccia; campi d’addestramento per fabbricare armi artigianali, imparare la guerriglia urbana, attaccare i nemici con le parole e i fatti. Il panorama della Russia post-sovietica è popolato da realtà collocate in quella estesa zona grigia tra legalità e illegalità in cui la clandestinità è vita ordinaria. Questa volta però non è la mafia o una brigata terrorista cecena. E’ tutto pienamente legale. E’ il movimento giovanile sotto il patrocinio di Putin. Si chiama “Nashi” – i Nostri. E’ la gioventù secondo Putin: rigida nella sua fedeltà al nazionalismo russo, inflessibile con qualunque avversario che diventa subito nemico e incline ad usare ogni arma per sconfiggerlo.

In principio fu il verbo. Nashi viene costituita ufficialmente il 1 marzo 2005 come organizzazione aperta ai giovani tra i 14 e i 28 anni e dotata di sedi in tutte le 85 regioni della federazione russa. Ma è solo il fratello minore di un’altra organizzazione: “Idushchiye Vrieme” – camminando insieme – poi sciolta per scandali e scarsa affidabilità. In entrambi i casi l’artefice è Vasily Yakemenko, un trentenne moscovita ex quadro della burocrazia presidenziale con un curriculum specializzato nel forgiare movimenti giovanili, tutti accomunati dallo stesso marchio: al servizio del Cremlino. Infatti all’ombra di Yakemenko si muove Vladislav Surkov, il numero due della macchina politica del Cremino. Yakemenko è il regista delle dimostrazioni di piazza organizzate a New York nell’estate 2004 per protestare contro l’asilo concesso ai militanti indipendentisti ceceni. Il Wall Street Journal parla di un capitale di $ 400,000 transitato da Yakemenko al suo uomo di fiducia negli Usa, un affarista russo emigrato a Boston.

Poi nel 2005 il battesimo di Nashi sono i cinquantamila studenti sul Leninsky Prospekt a Mosca per celebrare il sessantesimo anniversario della vittoria sui nazisti. Nel luglio 2006 un’altra impresa targata Nashi è la campagna di intimidazioni che per quattro mesi colpì l’ambasciatore inglese Anthony Brenton per il suo accalorato discorso rivolto ad un incontro del blocco “L’Altra Russia”, il nerbo dell’opposizioni contro Putin. Nashi era in grado di tallonare Brenton perché era venuto in possesso del diario personale dell’ambasciatore – un’operazione possibile soltanto all’FSB. Di fronte alle rimostranze inglesi, il Cremino ha giudicato pienamente legale il comportamento di Nashi. Analoga operazione all’estero fu effettuata tra l’aprile e il maggio scorso a Tallinn, quando il governo dell’Estonia decise di rimuovere il monumento ai caduti dell’Armata Rossa nella seconda guerra mondiale. Anche a Mosca l’ambasciata estone fu completamente accerchiata dai manifestanti di Nashi, minacciando la demolizione dell’edificio consolare qualora l’Estonia non avesse lasciato il monumento nella sua collocazione originaria entro il 1 maggio – data simbolo per l’orgoglio sovietico.

Komsomol 2.0. Il ritratto più efficace di Nashi sono i suoi campi estivi. I ranghi continuano a rimpolparsi di nuovi iscritti. Quest’anno sono stati organizzati due campi per ospitare, per due settimane sul lago Seliger, i diecimila attivisti, raddoppiati rispetto all’anno scorso e triplicati rispetto al 2005. Quest’anno la principale attrattiva è costituita da tre cartelloni che ritraggono i volti dell’ex premier Kasiavov, del campione di scacchi Kasparov e dello scrittore nazionalista Limonov – i tre leader di “L’Altra Russia” – incollati su corpi di prostitute. Sottotitolo: coloro che svendono la Russia. I tre cartelloni costituiscono “il quartiere a luci rosse” del campo. L’acrimonia contro i nemici della Russia è inversamente proporzionale all’adorazione per Putin. L’adesione a Nashi e ai suoi campi avviene tramite un test per verificare la preparazione ideologica dei giovani sulla grandezza di Putin, sul successo delle sue politiche, sulla riconquista della Cecenia, sul risorto prestigio internazionale della Russia.

Il potere si rivela la chiave per decifrare Nashi. Il suo scopo è formare e indottrinare una massa di giovani pronti ad intervenire per difendere il Cremlino sulle piazze. Il modello di riferimento è la rivoluzione arancione in Ucraina, quando la forza delle proteste dei giovani a Kiev assegnò a Yushchenko la presidenza. E’ un evento che non deve ripetersi a Mosca. In una democrazia falsata l’unico filtro del malcontento è la piazza. Per quanto asfissiante, la sorveglianza dell’autocrazia non potrà mai, da sola, presidiare ogni angolo di ogni piazza. E’ troppo realistico lo scenario funesto di Kiev e di altri casi in cui le piazza hanno spodestato un’autocrazia. Allora Nashi funziona come un presidio mobile delle piazze, fornendo con le sue masse un cuscinetto protettivo tra le proteste di strada e il potere. Nashi non fa che occupare le piazze per ripulirle dal dissenso.

Il teorema di Putin è che la democrazia russa può funzionare solo abbinata alla sovranità, cioè all’autorità. Allora l’opinione critica si degrada in accusa, il dissenso finisce estradato dalla democrazia russa e gli oppositori vengono abbruttiti in nemici del popolo. Questo è il veleno ideologico che viene inoculato nelle teste dei giovani russi che diventano il manganello impugnato dall’èlite del Cremlino. Nashi assume così quei contorni della formazione paramilitare che la accostano a lugubri esperienze del passato, in primo luogo la sovietica Komsomol. Ma il nuovo ingrediente è la tattica squadrista, pronta a mobilitarsi in ogni epicentro di dissenso. Dal comunismo al fascismo, Nashi è un condensato di elementi anti-democratici. Il linguaggio politico russo ha coniato il neologismo “nashismo” per connotare un fascismo rivitalizzato sotto forma di squadrismo giovanile. Dalla Hitler-jugend alla Putin-jugend?

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1 COMMENT

  1. Naschi: la giovebtu al servizio di Putin
    Mio padre mi rievoca spesso i tempi di quando c’era il fascismo. Egli mi dice che da ragazzo,
    del resto tutti in quel periodo, era prima balil-la, poi avanguardizta ecc fino ad arrivare ad essere acmicia nera. Poi è scoppiata la guerra e
    fu inviato in africa e combatte per tre anni
    assieme ai tedeschi. Tornò a casa perchè grave-
    mente ferito fu rimpatriato. Ancora adesso che
    ha 84 anni si porta dietro i postumi delle ferite
    di quella guerra. Io spero che i russi capiscano
    che certe avventure è meglio non ripercorrerle.
    Al Sign. Putin se potessi parlargli gli direi
    di venire con noi occidentali accanto all’Europa
    a agli USA. Solo così potrà risolvere i suoi pro-
    blemi e non crearne a noi.
    Cordiali saluti daniele.martarelli@alice.it

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