Natalità, Di Francisca: “Tra un assalto e l’altro, cambiavo i pannolini”

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Natalità, Di Francisca: “Tra un assalto e l’altro, cambiavo i pannolini”

Natalità, Di Francisca: “Tra un assalto e l’altro, cambiavo i pannolini”

04 Aprile 2023

La campionessa olimpica di scherma Elisa Di Francisca ha accettato di essere uno dei testimonial del progetto di ricerca “Per una primavera demografica” lanciato dalla Fondazione Magna Carta. La ricerca vuole indagare le ragioni profonde per cui gli italiani fanno sempre meno figli ed elaborare proposte politiche innovative per sostenere natalità e maternità. Nel giro di qualche decennio, spiega l’Istat, la popolazione italiana rischia seriamente di ridursi più che in altri Paesi europei, con gravi conseguenze sulla sostenibilità del welfare, del mercato del lavoro e del sistema previdenziale. Con il declino demografico ci saranno sempre meno persone in grado di lavorare e anche di prendersi cura dei nostri anziani.

Di Francisca testimonial di Fondazione Magna Carta

“Quando Magna Carta mi ha chiesto di portare la mia testimonianza nell’ambito del progetto di ricerca, non immaginavo che la situazione nel nostro Paese fosse così grave: i dati sulle nascite sono preoccupanti, lo dico come donna e come madre”, ha spiegato Di Francisca intervenendo all’evento “Per una Primavera demografica,” organizzato lo scorso 27 marzo dalla fondazione. Tra le diverse cause che contribuiscono al declino demografico in Italia, si tende spesso a enfatizzare le ragioni economiche affermando che le donne ritardano la scelta di diventare madri o scelgono di non avere figli perché c’è poca sicurezza nel mercato del lavoro, oppure un costo della vita troppo alto.

Per Di Francisca, però, non bisogna sottovalutare i fattori educativi e culturali. “Credo che come genitori abbiamo una grande responsabilità: trasmettere ai nostri figli valori quali il rispetto della vita umana, la maternità, la famiglia, che possono rappresentare un argine alla denatalità”. Oltre al ruolo educativo che hanno le famiglie bisogna ripensare la funzione sociale che possono avere le imprese e le istituzioni nei diversi livelli di governo dello Stato e dei territori.

Natalità, il ruolo delle istituzioni sportive

In questo senso, Di Francisca ha sottolineato il ruolo che le istituzioni sportive svolgono a tutela della maternità. “Devo tanto alla scherma, uno sport che in Italia è ancora troppo poco conosciuto e che ci insegna a combattere le nostre paure e a superare i nostri limiti. Durante e dopo la mia prima gravidanza, la Federazione Italiana Scherma è stata sempre al mio fianco. Ho avuto la possibilità di portare mio figlio con me durante le gare e le trasferte: tra un assalto e l’altro, cambiavo i pannolini! Credo che le federazioni sportive, come pure le imprese italiane e le nostre istituzioni, debbano sforzarsi al massimo per garantire più servizi alle donne e alle madri”.

Lo sport, d’altra parte, ha il potere di unire le persone e creare quel senso di comunità che può aiutare a contrastare i sentimenti di isolamento e disconnessione sociale, promuovendo stili di vita sani che possono migliorare il benessere generale. Investire nei programmi e nelle strutture sportive può dare alle persone l’opportunità di restare attive, vitali, aumentando la resilienza delle nostre comunità.

Maggiore impegno per le famiglie numerose

“Dopo la pandemia con mio marito abbiamo deciso di fare un secondo figlio,” aggiunge ancora Di Francisca, “ora ne vorrei un terzo, ma anche in questo caso bisogna dire che dovrebbero esserci maggiori tutele e garanzie per le famiglie numerose. Non è solo un fatto economico ma una questione di tempo: madri e padri dovrebbero averne di più da dedicare ai bambini. Sono convinta che sia necessario un maggiore impegno finanziario del pubblico e del privato, un migliore accesso ai servizi e all’assistenza per l’infanzia”.

E tornando al ruolo dei genitori: “Da quando sono madre ho sempre cercato di mostrare ai miei figli il valore più grande che c’è nello sport, cioè il sacrificio, l’impegno quotidiano, il fatto di lavorare duramente per raggiungere i propri obiettivi. Con la mia testimonianza spero di poter dimostrare alle giovani donne italiane che un figlio non toglie qualcosa, non deve farci rinunciare a qualcosa, ma al contrario la aggiunge, sempre”.

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