Mafie e politica

‘Ndrangheta e massoneria: cosa emerge dall’ultima inchiesta

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Una nuova inchiesta ha sconvolto nell’ultima settimana lo scenario politico e giudiziario italiano: un’ondata di 334 arresti infatti si è abbattuta su diversi esponenti dei clan della ‘Ndrangheta e su alcuni politici, i quali sarebbero rei di aver commesso il reato di scambio di voto mafioso.

Tuttavia, non è la prima volta che i clan calabresi finiscono nel mirino dei magistrati per aver tentato di corrompere esponenti della politica ed anche per questo – stando a quanto riporta Il Corriere della Sera – la ‘Ndrangheta è considerata la più potente, ricca e ramificata organizzazione mafiosa a livello mondiale. I clan calabresi sono ormai presenti ovunque: in Australia, Canada, Brasile, Venezuela, Argentina e Russia. Questa notevole espansione deve il suo avviamento ai soldi ottenuti con i riscatti dei rapimenti nel corso degli anni Settanta ed Ottanta e la sua prosecuzione all’egemonia che questa organizzazione mafiosa esercita nel traffico di cocaina.

Un aspetto interessante da analizzare potrebbe essere quello inerente alle differenze tra le due organizzazioni criminali più efferate della storia italiana, ossia la ‘Ndrangheta, appunto, e Cosa Nostra. A differenza dei siciliani, che in passato avevano addirittura osato sfidare lo Stato italiano, i calabresi si sono contraddistinti per la loro capacità di penetrare l’apparato statale, senza dover utilizzare necessariamente la violenza come strumento per raggiungere i propri obiettivi. Troppo rischioso sfidare le istituzioni, meglio inserirsi al loro interno, non solo mediante l’imprenditoria e la politica, ma, purtroppo, anche mediante la stessa magistratura e le forze dell’ordine. Un comportamento istituzionale tendente a sottovalutare il fenomeno, ha permesso a questa mafia di addentrarsi ovunque, per accrescere in modo smisurato il suo patrimonio. Fondamentale per realizzare questa strategia è stata la strage di Duisburg del 15 Agosto 2007, in cui morirono 6 persone appartenenti a clan affiliati alla mafia calabrese, durante uno scontro d’arma da fuoco, davanti un ristorante italiano. Da quel momento la ‘Ndrangheta ha capito quanto sia importante non attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, evitando di adottare strategie simili a quella utilizzata da Totò Riina, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta.

La ‘Ndrangheta, quindi, dopo aver consolidato il controllo del territorio nel Meridione, ha trovato terreno fertile al Nord ed, in particolare, a Milano, Modena, Reggio Emilia e Torino: ciò è dovuto, principalmente, ai boss giunti in queste zone per il soggiorno obbligato. Dunque, la ragnatela della ‘Ndrangheta coinvolge ogni settore dell’imprenditoria: dall’edilizia alla ristorazione, passando per la finanza, i siti di scommesse online e la sanità.

Un’altra dissomiglianza – come scrive sempre Il Corriere della Sera – sta nel fatto che, a differenza di Cosa Nostra, la ‘Ndrangheta non ha una vera commissione, ma un gruppo di supervisione definito “Crimine”, che svolge soprattutto funzioni di collegamento tra le varie “‘ndrine”, che lavorano in autonomia, anche se all’interno di regole e confini comuni, come se si trattasse di un franchising.

Secondo i risvolti delle ultime inchieste, comunque, emerge un ulteriore fattore di differenziazione, fondamentale per l’ascesa delle cosche calabresi: si tratta di una sorta di alleanza con la massoneria deviata. Ciò è ben spiegato nel libro “La rete degli invisibili” dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e dallo studioso Antonio Nicaso: questi “invisibili” costituiscono una rete di insospettabili, appartenenti alle istituzioni statali, come magistrati, giornalisti, politici, imprenditori ed ufficiali delle forze dell’ordine, che avrebbero favorito l’ingresso delle “’ndrine” nelle stanze del potere.

Ad ogni modo, per capire meglio di cosa si tratti effettivamente è opportuno attendere gli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria più recente, della quale si è brevemente parlato.

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