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Negazionismo, l’intervento in Senato di Gaetano Quagliariello

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Non c'è bisogno di scomodare Voltaire per affermare che questa è una legge profondamente sbagliata [il ddl negazionismo, ndr] che, come tutte le leggi sbagliate, rischia tra l'altro di produrre effetti esattamente opposti a quelli che si prefigge. E poiché è proprio alle più giuste delle battaglie di merito che si fa maggior torto se le si combatte con un metodo sbagliato, vorrei che ci sforzassimo di separare i piani. Per questo, dico che è tanto più un dovere opporsi a questa legge tanto più si considerano ignobili e aberranti le teorie che si intende mettere fuorilegge.

Premetto infatti per fugare preliminarmente ogni dubbio: la tesi negazionista, quella sulla inesistenza della Shoah, è insieme abietta, ridicola e insostenibile sul terreno del confronto logico-storico e coloro che se ne fanno portatori sono meritevoli di disprezzo. Ma mettere le opinioni fuorilegge non è la strada giusta per contrastare i cattivi pensieri. Anzi, è vero il contrario.

Al di là delle contraddizioni e delle aporie insite nel testo in discussione, che si innesta su un legge che sarebbe essa stessa da riconsiderare; al di là del balletto su una modifica che quantomeno avrebbe attutito i rischi; al di là della vaghezza di una formulazione che, riferendosi genericamente al genocidio, ai crimini di guerra e ai crimini contro l’umanità, investirebbe non solo la storiografia ma anche il dibattito sulla geopolitica attuale, stante la complessità e talvolta la schizofrenia del contenzioso internazionale in materia; al di là di tutte queste motivazioni specifiche, vi sono ragioni di fondo per opporsi a questa legge.

Innanzi tutto una contrarietà di principio al reato di opinione, anche la più aberrante in questo caso. L'opinione non è un reato, mai. E la storia ci insegna che contrastare i cattivi pensieri comprimendo la libertà è il modo migliore per alimentarli. Diverso è il caso della diffamazione; diverso ovviamente è il caso dell'incitamento a delinquere o a commettere concretamente atti di discriminazione per motivi razziali, civili, nazionali o religiosi. Ma qui ci troviamo in altri ambiti del diritto penale che sarebbe bene non confondere con la sfera delle opinioni, che al diritto penale io credo debbano rimanere totalmente estranee. Le opinioni si combattono con le altre opinioni, si combattono nelle aule delle scuole e delle università e non in quelle dei tribunali, si combattono con le parole e con i mezzi di diffusione delle stesse, si combattono con la cultura e con l'esempio, con la memoria e con l'educazione. Non si combattono con la galera, mai.

In secondo luogo, nelle maglie di norme di questo tipo, soggette ad ampia discrezionalità interpretativa, le migliori intenzioni del legislatore potrebbero produrre conseguenze differenti come la messa fuorilegge non solo del pubblico confronto su temi molto controversi della nostra attualità, ma anche di pagine di dibattito culturale e storiografico su frangenti della storia non solo italiana. Vi sono ad esempio opinioni sullo stalinismo, che rimuovono o anche giustificano il genocidio e i crimini contro l'umanità perpetrati dal regime comunista: ho letto quelle pagine nei manuali di storia e non le condivido, ma non vorrei mai che fossero catalogate come reato.

Infine – ed è un tema che come legislatori ci interpella direttamente - io credo che questa legge si inscriva in una più generale tendenza a credere che con lo strumento penale si possano risolvere tutti i mali della società. Non è così, e così facendo stiamo progressivamente distorcendo la natura stessa del diritto penale. Presidente, colleghi, io trovo molto preoccupante che il legislatore tenga sempre meno conto del principio di tassatività delle norme incriminatrici che scaturisce dal nostro ordinamento costituzionale. E sfido chiunque a dimostrare cosa ci sia di tassativo in questa legge che a tutti gli effetti è una legge-bandiera destinata nel migliore dei casi a restare disapplicata e nel peggiore a produrre assurdità.

Se tutto è penale, alla fine nulla sarà penale. E' difficile pretendere più sentenze e in tempi più rapidi, è difficile pretendere capi d’accusa più puntuali e specifici, se si continuano a produrre norme dalla cui interpretazione si può ricavare tutto e il contrario di tutto, e se si continua a devolvere alla giustizia penale dall'autocertificazione per il canone Rai alle opinioni, per sballate che siano, sulla storia e sull'attualità.

Signor Presidente, non ce la prendiamo poi con i magistrati se produciamo leggi di questo tipo. In un'Assemblea in cui tutti si dicono liberali è forse bene che un'opinione come questa, per quanto minoritaria e per quanto l'emendamento in esame sia destinato a essere sconfitto, entri e si faccia sentire. 

 

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