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Ventunesimo secolo

Negli anni ’70 nel mondo esisteva una “questione italiana”

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Gli anni Settanta hanno rappresentato uno spartiacque importante nelle relazioni internazionali, sia per quanto concerne la guerra fredda, sia rispetto ai rapporti Nord-Sud, sia, infine, dal punto di vista delle relazioni economiche internazionali.

La crisi che l’Italia attraversò lungo quel decennio ha cominciato già da alcuni anni ad essere oggetto di studi storici, anche se con notevole ritardo rispetto ad altre nazioni europee.

XXI Secolo, la rivista di studi sulle transizioni ora in edicola, ha già dedicato un numero monografico alla crisi degli anni Settanta e ospita in questo ultimo numero una importante ricostruzione del vertice di Puerto Rico tra i capi di governo dei sette maggiori paesi industrializzati del giugno 1976. Il saggio di Antonio Varsori è di grande interesse, mostrando come non solo per l’Italia i motivi di politica interna si legassero a quelli di politca estera nel giudizio sugli alleati, confermando l’interdipendenza dei sistemi nazionali occidentali.

Il vertice fu fortemente voluto dagli Usa, che con Kissinger si risolsero per concordare le strategie continentali con i partner europei. Uno dei motivi principali per la convocazione del summit era la preoccupante situazione italiana, per la grave crisi economica e il rischio del coinvolgimento del Pci nel governo.

L’opposizione all’ingresso dei comunisti nel governo era oggetto di fortissime pressioni da parte della Francia e della Repubblica federale tedesca, i cui leader si vedevano per motivi diversi minacciati dalle possibili ricadute di una tale svolta sulle politiche nazionali di Parigi e Bonn.

Promossero pertanto incontri a porte chiuse al margine delle riunioni ufficiali tra Usa, Gran Bretagna, Francia e Repubblica federale tedesca per concordare una strategia nei confronti dell’Italia. Il governo inglese era, secondo la ricostruzione diVarsori, il più scettico rispetto a questa manovra, che Hibbert, funzionario inglese presente al vertice, così commentò al Foreign Office: «Non ho esperienza o conoscenza di una politica di tale ingerenza nel passato nei confronti di un paese altamente svipuppato e stretto alleato». Il funzionario proseguiva sottolineando le preminenti ragioni di politica interna che per Washington, Parigi e Bonn motivavano tale durezza.

L’accordo tra i quattro paesi, che doveva rimanere segreto, prevedeva che la concessione di aiuti economici all’Italia sarebbe stata vincolata alla condizione che i comunisti non entrassero al governo, che Roma approntasse efficaci misure di risanamento economico e che fosse garantito un radicale ricambio della leadership democristiana.

Nel luglio il cancelliere tedesco Schmidt, in visita negli Usa, parlò ai giornalisti dell’accordo segreto, suscitando una serie di rettifiche e di ritrattazioni negli alleati, che ne ridimensionarono, se non vanificarono, la portata.

La documentazione, in gran parte britannica, consente di rispondere ad alcuni dei quesiti che Guerzoni, nel suo recente libro su Aldo Moro (Corrado Guerzoni, Aldo Moro, Sellerio, Palermo, 2008) pone rispetto alla ricostruzione degli eventi di Puerto Rico e corregge recenti interpretazioni giornalistiche (F. Ceccarelli, «Il golpe inglese», La Repubblica, 13 gennaio 2008) che enfatizzavano l’ipotesi di un possibile colpo di stato, ipotesi che non venne in realtà mai presa in considerazione.

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