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Negli Usa si combatte l’aborto selettivo. In Europa neanche se ne parla

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In Arizona il Governatore dello Stato, Jan Brewer, ha firmato una legge per la quale le donne che chiedono di abortire dovranno dichiarare che non lo fanno per eliminare i feti femmine o quelli il cui padre è di un’etnia che a loro non piace. Sembra chiedere poco; ma le Planned Parenthood USA, i centri per il diritto all’aborto, sono insorti dicendo che se una vuole abortire non deve rendere conto di nulla a nessuno; anche se vuole far fuori un feto perché è femmina come lei; o perché il padre è ebreo o afroamericano. Ma è come un motore che si ingrippa: quando la contraddizione stride, il motore (la legge ingiusta) si fonde: come si può reclamare la libertà della donna e al tempo stesso la libertà di uccidere dei feti perché donne?

Stop all’aborto sessista e razzista in Arizona, dunque: quando in Europa? Ce lo domandiamo, perché le conquiste delle donne non possono essere viste come progresso solo quando piacciono ai massmedia e ai politici che si autoproclamano progressisti. Oltretutto, molti di noi che fanno ricerca scientifica per il progresso della medicina o dell’arte sono molto più progressisti di quelli che “se la cantano e se la suonano”, che si definiscono liberal e invece bloccano vecchie leggi pro aborto in un conservatorismo che non accetta dialogo.

In India il divieto di aborto sessista già esiste; anzi è espressamente vietato fare diagnosi prenatale per vedere il sesso del nascituro, dato che a quelle latitudini si fa strage di bambine-feti. In realtà il divieto sarebbe già previsto dall’organizzazione mondiale della sanità (OMS), che vuole che la diagnosi prenatale non venga fatta per scoprire il sesso se non in caso di necessità di escludere delle malattie che solo le femmine o solo i maschi possono avere. Ma le raccomandazioni dell’OMS evidentemente valgono solo quando si tratta di togliere i diritti agli embrioni umani, perché questa di non estendere oltre il ragionevole la diagnosi prenatale, non la rispetta da noi proprio nessuno.

Perché non passa in Europa un provvedimento siffatto? Perché in Europa l’aborto è un tabù: nessuno ne deve parlare: non tanto per metterlo in discussione, ma nemmeno per descriverlo, per misurarlo numericamente, per sapere quanti feti abortiti sopravvivono, quanti nascono vivi: tabù dei tabù. Occhio non vede, cuore non duole, si dice: ma il cuore duole tanto che molti studi mostrano quanto le donne che abortiscono risentano poi psichiatricamente della loro scelta. Ed è un dato di fatto, che a qualcuno dovrà prima o poi interessare.

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