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Nei mercati continua a regnare sovrana l’incertezza

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Non sono bastati i tagli ai tassi decisi da Bce e People's Bank of China e la liquidità immessa nel sistema dalla Bank of England, i mercati azionari hanno vissuto un’altra giornata di sofferenza. A peggiorare il sentimento anche i dati americani sull’occupazione che hanno visto la creazione di nuovi posti di lavoro di sole 80mila unità contro le 95mila attese.

E' in un clima di delusione che Milano, la peggiore d'Europa, ha chiuso in calo del 2,53%, con Mediobanca, Finmeccanica, Fiat e Unicredit che perdono oltre il 5%. Londra cede lo 0,53%, il Cac 40 arretra dell'1,88% e il Dax 30 perde l'1,92%. Non è andata meglio in America, dove gli indici hanno lasciato sul terreno più dell’1%.

Sembra che le cose stiano peggiorando per poter migliorare. Questo è il secondo tempo della crisi finanziaria quella che vede in campo l’Europa, nel primo tempo, iniziato nel 2008, l’attore principale era l’America con la crisi bancaria. Crisi tamponata e banche salvate con l’ormai noto  Tarp (Troubled Assets Relief Program), piano per salvare le banche dai titoli tossici, per salvare gli Americani dal peso dei mutui, insomma un piano per rilanciare l'economia travolta dalla crisi di Wall Street e della finanza spregiudicata.

Dopo l’America è la crisi dei debiti europei a prendere la scena, crisi iniziata dalla Grecia e diffusasi a macchia d’olio sui periferici. L’Europa si è riunita dal 2010 per ben 19 volte per tentare di risolvere la crisi e ancora questa settimana abbiamo sentito Draghi parlare di contrazione e Lagarde ammettere che le stime di crescita vanno riviste al ribasso. Una cosa certa è che l’Euro è ancora vivo e non è poco. Il vertice di Bruxelles non ha risolto molto, ma ha guadagnato tempo prezioso. Ma allora, perché le Borse non crollano?

Forse perché nell’attesa del vertice i portafogli erano vuoti, forse perché la fine di un semestre è da sempre caratterizzato da “abbellimenti” di bilancio o forse perché è più facile vedere i pochi dati macro positivi e non curarsi dei prossimi che già si attendono negativi.  L’incertezza è oggi protagonista sui mercati e dovrà vedersela con l’inizio della stagione delle trimestrali americane. Difficile non pensare che certi colossi usa non abbiano subìto danni dal rafforzamento del dollaro e dall’indebolimento della crescita economica.

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