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Nel 2013 Napolitano ha salvato l’Italia ma fanno finta di niente

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Giorgio Napolitano, il primo servitore dello Stato, è da mesi sotto assedio, stretto nella morsa delle intemperanze verbali di comici, agitatori di piazza, falchi e pitonesse che tentano in ogni modo, con insulti e provocazioni spacciati per giudizi politici, di trascinarlo nel fango di un confronto che ha smarrito le più elementari regole del buonsenso.

Paradossale ed amaro destino, quello dell'inquilino del Colle. Pochi mesi fa, nel marasma provocato dalle elezioni di febbraio, le forze politiche fecero a gara per implorargli di restare al suo posto. La storica rielezione sembrò l'unico rimedio possibile per evitare la deflagrazione di un sistema entrato pericolosamente in torsione.

Oggi il quadro è radicalmente mutato: per via di qualche oscuro sortilegio, il presidente della Repubblica starebbe agendo come fosse un monarca che tutto fa e tutto disfa, debordando di conseguenza dai limiti imposti dalla Carta costituzionale; cosa ancor più grave ed inquietante, egli avrebbe addirittura indossato in più di un'occasione i panni del pericoloso cospiratore.

Si sa, in politica come nella vita la riconoscenza è virtù del giorno prima. Ma in tutta franchezza, si è abbondantemente superato il limite. La delegittimazione del presidente della Repubblica è l'arma pericolosa che le forze antisistema hanno deciso di impugnare per fare dell'edificio dello Stato un cumulo di macerie. Ne abbiamo preso atto, e non perderemo certo occasione di controbattere a questo gioco allo sfascio.

Resta solo da sciogliere un nodo: coloro che non si fanno remore a minare quotidianamente le fondamenta stesse del sistema democratico, possono essere considerati interlocutori seri ed affidabili, anche in vista di futuri accordi sul nuovo sistema di voto? In attesa che qualcuno, in quel di Firenze, si schiarisca le idee, noi riconfermiamo stima e gratitudine al presidente Napolitano. Se nel 2013 non abbiamo assistito al default del nostro sistema politico-istituzionale, il merito è soprattutto suo.

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