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Fare i conti con l'antipolitica

Nel “capitalismo relazionale” dell’Italia contano solo peones e superburocrati

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Mi basta e mi avanza. Flores d’Arcais sul Fatto Quotidiano, organo dell’Idv e di Travaglio, fa l’apologia dell’“antipolitica democratica” e chiede che si faccia avanti. Se ci sei, antipolitica, batti un colpo. E liberaci dai farabutti ladri e dalla mediocrità fuori stagione e per ciò fin troppo stagionata del Pd. Penoso. Quando Flores vedeva come il fumo negli occhi Berlusconi, fino al punto di scrivere su Micromega, l’organo dei giacobini forcaioli italioti, dell’esistenza di “due Italie”, quella della gente onesta e quella dei manigoldi berlusconiani, l’antipolitica era sterco del demonio. Oggi, è la panacea di tutti i mali. Contro la Casta e avanti tutta. Verso dove? Chi lo sa? Nel frattempo, vieni avanti cretino. Il punto è che Flores è quello che è, ma, anche nel Pdl, ci vorrebbe un po’ più di raziocinio politico.

La politica oggi è culo e camicia con l’economia perché questo Paese non cresce e non ha un capitalismo decente. Forse non ha neanche un capitalismo vero e proprio. In queste operazioni di scambio, conta solo il capitale relazionale, quanta gente importante conosci e come puoi usarla e farti usare. Si capisce allora che il burocrate scafato e pronto a tutto, che solleva la cornetta e mette a posto le cose, sia un valore aggiunto decisivo. Le cose funzionano così. La “cricca” è fatta di questa gente. E non potrebbe che essere fatta da altri. Perché, con le Bassanini, il Funzionario è il Re Sole – lo Stato sono io! – e il Politico è il manutengolo di risulta. Questa è la verità. Con le Bassanini, lo stato è morto. L’antipolitica fa il gioco di questa supercasta di burocrati perché arpiona il moloch sfibrato della Casta e trascura la Balena Bianca di nuova fattura: i superburocrati. Leggere, prego, Bechis su Libero. Una bella tabellina con gli emolumenti di questi civil servant, come vengono pomposamente chiamati anche sulle rive del Mediterraneo. Basta leggere. Vogliamo allora ridurre gli stipendi dei parlamentari? Benissimo.

Vogliamo costringere i parlamentari, come scrive Giacalone, a fare una tabella di marcia con i tagli e la tempistica’ Meraviglioso. Sappiate che quest’operazione – di per sé ottima sul piano della comunicazione istituzionale con quel tanto di strategia della rassicurazione che le è connaturata – sarà come pettinare le bambole, come si dice a Roma. In Toscana si dice in un altro modo, più pittoresco, ma lo risparmio ai miei venticinque lettori (antipolitici per lo più, mi auguro…). Allora, qual è il nodo? Uno soltanto: la politica deve ritrovare la forza di un progetto storico. Con il tigre nel motore: idee, ideali, classe dirigente. La classe dirigente del Pdl è mediocre. Al pari di quella del Pd, che fa ridere i polli. La selezione della classe dirigente appartiene al medesimo mercato che i politologi chiamerebbero trade-off, scambio, mercimonio, diciamo pure: io ho questo ragazzo bravo, sì, dài mettimelo in lista, ma che passi, poi ci penso io per quella cosa che sai…

Funziona più o meno così, salvo i dettagli che variano da contesto a contesto. Entrano in Parlamento personaggi che non saprebbero allacciarsi le scarpe senza l’aiuto di un valido consulente e cosa dobbiamo aspettarci? Alla prima occasione, egli si sentirà gratificato di una certa attenzione quando si dovrà far passare, con l’aiuto del tal ministro, il tal funzionario di seconda fascia al rango di commissario dei lavori pubblici sul tal territorio. Una nullità che non saprebbe come mettere insieme il pranzo con la cena si ritrova a sminestrare in ambiti così grossi, dove girano i soldi e si fanno le operazioni, come si dice nel gergaccio dei mammasantissima delle cricche di varia estrazione, anche sinistrorsa, vedi la Puglia.

Ma, accanto al peone santificato, c’è il burocrate scafato e cinico. Questo vuole arrivare, l’ha messo in prima fila il personaggio grosso, deve fare, brigare, usare le carte come leve militari. Da solo vale come il politicante di nona fila, non saprebbe neanche trovare il posto per fare il commesso, i concorsi per dirigenti di primo livello non si fanno più, la Costituzione è abrogata, conta solo quando c’è Dossetti come santo e Berlusconi come diavolo, dunque adelante: faso tuto mi. Altro che il Berlusca! Nomi così li ritroviamo in quella lista di Bechis. Gente intercettata e ben pasciuta alla greppia dello stato, senza talenti ma con molto talento familiare o relazionale. Questa è l’Italia dei cachi, per dirla con Elio e le Storie Tese. E voi pensate che, con questo pesante aquilone, si voli?
 

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2 COMMENTS

  1. Concordo in parte.
    Ovverosia su tutta la descrizione del burocrate/boiardo di Stato. E’ tutto vero, ma il problema rimane la politica.
    Prima di tutto perché i burocrati ce li mette la politica. E i posti da burocrate li crea la politica.
    Perciò finché c’è politica, c’è burocrate/boiardo. Il quale non essendo eletto, sopravvive ai politici e diventa ovviamente molto importante.
    Ma il nodo è sempre la politica e la soluzione non è in una chimerica
    “la politica deve ritrovare la forza di un progetto storico. Con il tigre nel motore: idee, ideali, classe dirigente.”

    La politica non può ritrovare un bel nulla. Primo perché non l’ha mai avuta. Provi a pensare a quanti governi nella storia della democrazia, tanto per limitare l’orizzonte temporale, hanno fatto qualcosa di buono. Si contano sulla punta delle dita. Per me forse la Tatcher e forse Reagan. Forse.
    Di Reagan si ricorda in particolare la frase che le cito
    “La politica non risolve problemi. La politica è il problema”
    Forse la cosa più vera che abbia detto Reagan nella sua vita.
    Ha davvero senso pensare che la politica faccia qualcosa?
    Ma perché dovrebbe?
    Gli scopi di un uomo politico sono quelli di tutti. E per raggiungere tali scopi, come ogni uomo, ha bisogno di mezzi economici.
    Con la politica ha a disposizione il potere di prendere i mezzi economici di tutti gli altri e utilizzarli per perseguire i propri scopi.
    Il politico non sta lì per fare il bene della popolazione italiana.
    Sta lì per fare il bene suo, della sua famiglia e dei suoi amici.
    Fine della storia. Non è mai esistita mai esisterà, all’interno delle stanze dei bottoni, una politica “idealista” o una politica “delle idee”.
    Forse nelle strade, tra quelli che non comandano su nessuno, può anche esistere. Ma per ragioni fisiche,logiche e matematiche, questo non accade dove esiste il potere.
    Il sistema socialdemocratico a regime di fiat money che è stato costruito e che ci governa, funziona forse in maniera appena sufficiente se lo guidano TUTTI santi con una dirittura morale immensa e illogica.
    Non appena NON TUTTI sono santi, o quantomeno NON C’E’ una maggioranza di santi, il sistema produce dei danni inenarrabili.
    Ed è anche impossibile mandare i santi ai ruoli di vertice, perché per essere selezionato politico bisogna avere skill quali affabulatore, populista, svergognato e prepotente. Questo per come vengono eletti. E queste doti non sono proprie del santo.

    Quindi la domanda che dovremmo tutti cominciare a porci é “Ci si può affidare ad un sistema che funziona e male solo se c’è un invasione di santi affabulatori e populisti, cioé che E’ STRUTTURALMENTE PROGETTATO PER NON FUNZIONARE MAI.

    Non voglio addentrarmi se sia stato fatto scientemente o meno, ma é così.

    Quindi non è proprio la politica che deve salvarci.
    Siamo noi che dovremo salvarci dalla politica, quando dopo il disastro economico, che avverrà glielo garantisco, costoro ci toglieranno anche i diritti civili con la scusa di “sedare gli scontri” che inevitabilmente ci saranno dopo il disastro economico.
    Quindi mi troverei addirittura d’accordo con Flores.
    La strada giusta è l’antipolitica. Ma intesa come lotta per TOGLIERE IL POTERE ALLA POLITICA. Non i soldi. Quello sarebbe il meno, ma il potere. Basta legiferare a tutto spiano, e soprattutto in tutto lo scibile umano. Basta esazione fiscale illimitata e decisa dagli esattori (vi rendete conto o no che è un assurdo? Ma che vi aspettate da un sistema così?).
    Basta violazioni di proprietà privata.
    Basta con la moneta inventata. Ritorno alla
    moneta-merce e riserva integrale, ovvero al 100% dei depositi.

    Insomma. Io spendo otto ore della mia vita in cambio del potere di acquisto di 50 euro, perché so che ci posso comprare, che so, ad esempio 1,4 grammi d’oro.
    Oppure cento chili di patate.
    Poi un giorno arrivano questi, fanno un casino con la loro moneta finta e io scopro che ho lavorato per 3 chili di patate. Io non avrei mai lavorato quelle otto ore per 3 chili di patate. Si chiama TRUFFA. Oppure FURTO.
    Ma siamo scemi o cosa?
    Ma ancora non ci ribelliamo a tutto ciò?
    Ci hanno lobotomizzato a tal punto che troviamo normale un sistema in cui qualcuno decide il valore dei soldi degli altri e in più può disporre a piacimento di qualunque somma.

    E ci stupiamo che vada così… Ma Dio che cosa ci hanno messo in testa 70 anni di istruzione pubblica.
    Sono realtà talmente evidenti che basterebbe un semplice cittadino di due secoli fa avrebbe fatto diverse pernacchie a chi gli proponesse una cosa del genere.
    Questo sistema è indifendibile. Antipolitica tutta la vita, e così deve essere per tutti. Il problema semmai è in COME strutturare il mondo dopo. Definire bene il Quis Custodiet ipsos Custodies.
    Questi devono essere i problemi. Evitare di finire nell’ennesimo socialismo di miseria, nell’ennesimo totalitarismo.
    La strada è sempre e solo una. Rispettare i diritti di proprietà. Di tutti e da parte di tutti. Anche da parte dello Stato.
    Nel mondo nessuno deve essere padrone di nessuno.
    Neppure per 5 anni dopo elezioni.

  2. Nel capitalismo relazionale…
    L’articolo è giustissimo, ma devo fare una riserva su un punto. Le comiche riforme Bassanini per separare, come si diceva, la politica dall’amministrazione, avevano lo scopo di scaricare sui massimi dirigenti le responsabilità di qualsiasi decisione, coprendo così il fondo schiena dei politici. Questo era possibile a due condizioni: che i dirigenti fossero di nomina politica, senza riguardi a merito o competenza, e quindi ricattabili dai politici a piacere; e che i compensi dei dirigenti fossero tanto alti da ripagare la funzione di parafulmine cui i dirigenti stessi erano chiamati. Così non si è separata la politica dall’amministrazione (frase senza senso, come se l’amministrazione non fosse l’attuazione di scelte politiche, e la politica potesse disinteressarsi dell’amministrazione), ma si è doppiamente politicizzata l’amministrazione. Conosco bene la situazione degli enti locali e delle Regioni: i dirigenti sono tutti di sicura fede politica (alla faccia della “separazione”) e quasi nessuno ha competenza e curricula adeguati alla funzione; e i compensi sono sproporzionati rispetto a qualsiasi parametro. Aggiungo che in tutti gli anni trascorsi dalla Bassanini nessun dirigente è mai stato rimosso per incapacità, nonostante i pessimi risultati dell’amministrazione: anzi, tutti indiscriminatamente hanno beneficiato anche di premi aggiuntivi per i risultati raggiunti. Quali siano i risultati, è sotto gli occhi di tutti.
    Marco Zanini

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