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I prestiti nell'Ue diventano più facili

Nel Mezzogiorno l’accesso al credito cambia solo se aumenta la legalità

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Mentre nel nostro paese prosegue la polemica sulla incapacità delle banche di soddisfare la domanda di credito una recente indagine della Banca centrale europea presenta elementi incoraggianti sulla questione. Secondo i dati raccolti nel terzo trimestre di quest’anno, nell’area dell’euro si va allentando l’irrigidimento dei criteri di concessione dei prestiti; irrigidimento che era intervenuto nella seconda metà del 2007. Certo, l’indicatore segnala sempre una situazione “sgradevole”, perché la percentuale di banche che restringono i criteri di valutazione resta superiore alla percentuale di banche che allentano i criteri,  ma il divario tra le due percentuali è oramai prossimo ad annullarsi.

Gli aspetti positivi di tale informazioni sono molteplici e nascosti nei dettagli della indagine (cfr. Banca centrale europea, Bollettino mensile, Novembre 2009).

Viene confermato che la fase più acuta di cautela nella concessione del credito è abbondantemente alle nostre spalle; il picco è stato raggiunto ad aprile e, da allora, il livello dell’indicatore di irrigidimento è in lenta ma costante diminuzione. I miglioramenti rispetto alla fase più acuta della crisi riguardano sia i prestiti alle imprese, sia quelli alle famiglie, e di queste ultime migliorano – o meglio sono meno restrittive - le condizioni per i mutui per l’acquisto di abitazioni e per il credito al consumo. L’indagine spiega anche che l’attitudine meno restrittiva delle banche è determinata da una valutazione meno negativa del contesto economico, in termini di prospettive sia macroeconomiche, sia settoriali, ad esempio del comparto immobiliare per quanto riguarda le erogazioni dei mutui.

Segnali incoraggianti si registrano in relazione alla domanda di credito da parte delle imprese e delle famiglie per i prestiti al consumo, che continua a ridursi, ma a un ritmo nettamente inferiore rispetto al trimestre precedente. La domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie è invece addirittura aumentata. L’indagine evidenzia che ciò rifletterebbe le migliorate prospettive sul mercato degli immobili residenziali e un clima di cresciuta fiducia nelle famiglie.

Quanto rilevato dall’ indagine della BCE per l’aggregato dell’area dell’euro è coerente con gli andamenti relativi al sistema bancario italiano. Le informazioni più aggiornate al riguardo sono contenute nel Bollettino economico della Banca d’Italia dell’ottobre scorso, dove veniva messo in evidenza che il credito bancario al settore privato non finanziario continua a risentire sia di una ridotta domanda di finanziamenti da parte delle imprese, a causa della difficile congiuntura economica, sia di un orientamento ancora restrittivo dei criteri di offerta, seppure con segnali di attenuazione.

Per altro nel mercato italiano non si registrano marcate divergenze nell’andamento del credito bancario tra il centro-nord e il Mezzogiorno, come sottolineato dal Governatore Mario Draghi intervenuto ieri alla presentazione di una vasta ricerca sul Mezzogiorno. Molto opportunamente egli ha anche ribadito che il differenziale, che purtroppo permane, nell’accesso al credito tra Nord e Sud – relativo quindi ai livelli di tasso e alla quantità erogate - è dovuto alle diversità strutturali dell’economia reale nelle due regioni e alla maggiore debolezza nel Mezzogiorno delle istituzioni che tutelano il rispetto dei contratti.

Se ne deduce che dovendo scegliere come allocare le scarse risorse pubbliche a favore del Mezzogiorno, sarebbe forse opportuno tenere conto di tali considerazioni e favorire gli interventi  che rafforzano la tutela della legalità in quelle regioni, piuttosto che la costituzione di strutture e istituzioni finanziarie ad-hoc.

 

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