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Nel Pd fanno a gara per scaricare Emiliano, ‘maschera dei gruppi di interesse’

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Giorni difficili per il sindaco di Bari. Le bacchettate più dure, per Michele Emiliano, arrivano dal suo stesso partito dove sono tutti, ovviamente, senza peccato e pronti a scagliare la prima pietra. I Democratici pugliesi sono schierati in prima linea: scudi innalzati per difendere l’onorabilità del Pd, spade sguainate pronte ad affondare la lama sul già ferito sindaco. La cui colpa sarebbe quella di essere diventato la “maschera dei gruppi di interesse”, come ha detto senza usare mezzi termini il segretario regionale del Partito Democratico, Sergio Blasi (salvo poi diffondere una nota in cui conferma, nonostante i pesanti giudizi precedentemente espressi, fiducia e sostegno a Emiliano da parte del partito).

I rapporti amichevoli tra Emiliano e i Degennaro, la più imponente famiglia di costruttori del Mezzogiorno, non vanno proprio giù ai vertici del Pd: si riscoprono tutte anime candide della politica, ma quando Gerardo Degennaro – ora agli arresti domiciliari – ha portato il suo diretto contributo elettorale, hanno ingoiato quello che, oggi, pare sia stato un rospo, ma che, all’epoca, aveva l’aspetto di un dolcissimo boccone. Nessuno ha battuto ciglio quando è stato scritto il suo nome nella lista del Partito Democratico, per ben due volte: europee 2009 e regionali 2010, quando è risultato, finalmente, eletto. Così come, del resto, nessuno ha proferito verbo quando Michele Emiliano, nel giugno 2009, ha nominato Annabella, rampante erede della famiglia, assessore “tecnico” al comune di Bari: era il contrappasso da pagare per quel determinante 3,52% che Realtà Pugliese, il contenitore politico dei Degennaro, aveva portato in dote ad un Emiliano appena confermato sindaco di Bari. All’indomani del faticoso ballottaggio, dunque, bisognava ricompensare in qualche modo il gruppo di costruttori per il prezioso contributo apportato: bene la giovane Degennaro, si disse, purché non interceda nelle faccende legate agli appalti. Sì, certo.

Oggi, alla luce del pesce e dei parcheggi, Sergio Blasi non ci sta e sfoga la sua rabbia, a suon di comunicati stampa, su Emiliano, colpevole di essere stato troppo incauto nei suoi rapporti con i costruttori. Il segretario regionale del Pd si chiede come sia stato possibile “nominare assessore la figlia dei Degennaro” e, addirittura, come sia stato possibile candidare i costruttori. Controllerà il codice etico del partito, promette. Peccato che un'idea del genere l'abbia avuta solo dopo aver incassato, in diverse tranches, l’importante contributo elettorale. È un Blasi triste e deluso: vede il suo Partito Democratico crollare a picco in Puglia e prova a ricomporre i tasselli della storia recente del Pd. Solo ora - e non prima - condanna i rapporti e le clientele sviluppatesi in anni di governo, cittadino e regionale.

Emiliano, peraltro, non è l’unica spina nel fianco del Pd pugliese. C’è anche il nome di Francesco Boccia che emerge in qua e là nelle carte della procura barese. “Su questo – si parla di nomine – eravamo tutti d’accordo” dice il consigliere comunale Giuseppe Anaclerio a Vito Degennaro, fratello di Gerardo, riferendosi proprio all’onorevole Boccia. E poi ci sono le chiacchierate tra lo stesso parlamentare e Degennaro, definite da Blasi “uno schifo”. Non solo, in mezzo alle carte c'è anche l'attuale consigliere regionale Onofrio Introna, ex psi ora nel partito di Vendola, che si sarebbe impicciato "illegittimamente" di alcune nomine insieme all'ex numero due della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo e a Mario Loizzo, ora consigliere pd.

Insomma, all’ombra della Cattedrale di San Nicola c’è tanta carne al fuoco e se Blasi gioca a farela parte della vittima, Latorre attacca e si porta avanti con le dichiarazioni. Il braccio destro di Massimo D’Alema, nonché sponsor della prima ora di Michele Emiliano, pungola il sindaco più di quanto abbia fatto lo stesso Blasi. Attacca il leaderismo sfrenato maturato in Puglia (più che altrove) e confida – anche lui, candido come non mai – in un ritorno alla politica “come impresa collettiva”. Chiede, a gran voce,  “un ritorno ai luoghi della mediazione” e, soprattutto, un passo indietro di “chi si ritrova immerso nel ciclone giudiziario”. Ad onor del vero, Emiliano non è ancora indagato, ma chissà che qualche notizia fresca non sia già trapelata: del resto,il pm barese che indaga è pur sempre la moglie del senatore democratico Gianrico Carofiglio.

Michele Emiliano, dal canto suo, da buon pugile incassa e prepara il suo attacco finale. Nel frattempo, però, organizza conferenze stampa fiume in sua difesa, attorniato dai suoi fedelissimi che non hanno il coraggio di scaricare il loro leader. Si difende come può e, avendo poco a disposizione, attacca gli anni del berlusconismo che hanno reso difficile – a detta sua – la relazione tra politica e impresa. Insomma, anche stavolta colpa di Berlusconi.

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