Nella notte veltroniana tutte le atomiche sono uguali
23 Ottobre 2007
Dopo una campagna per
le primarie del Pd, incredibilmente disinteressata dai temi di politica
internazionale, Walter Veltroni ha deciso di colmare il vuoto. Purtroppo, nel
suo ultimo intervento sul Corriere, dimostra di essere inguaribilmente
prigioniero della ambigua gabbia
concettuale del “ma anche” persino su temi
ultimativi. Nonostante il titolo coraggioso –“Fermare subito l’Iran”- lo schema
di analisi in cui il neosegretario del
Pd inserisce la necessità di contrasto ai progetti degli ayatollah, si trasforma
così in un’ameba senza forma. Veltroni infatti sostiene che i progetti nucleari
iraniani sono da contrastare, “ma anche” che sono da criticare gli accordi
nucleari tra gli Usa e l’India (così come le nuove politiche nucleari Russe,
americane e di altri paesi). Il centro della sua analisi è sconcertante: “La
potenza militare sembra insomma tornare a essere la misura del peso di un Paese
negli equilibri regionali e mondiali, la minaccia del suo uso non è più un
tabù”. Ci si chiede dove sia vissuto il sindaco di Roma, dopo il 1989 e da dove
abbia preso la onirica certezza che la potenza militare abbia cessato di essere
la misura del peso di una nazione sulla scena internazionale (o che il disarmo atomico,
caduta l’Urss fosse totale e definitivo). Ma c’è di peggio. L’atomica iraniana
non è affatto funzionale al “peso regionale” dell’Iran, come quella di altri
paesi, ma è intrinsecamente collegata alla parola d’ordine “Distruggere
Israele” e al suo corollario ideologico: la negazione della Shoà, come Ahmadinejad spiega ogni giorno. L’atomica
dell’India, invece, è nelle mani della più grande e consolidata democrazia
dell’Asia (col Giappone). Così è per lo scudo spaziale americano. I piani dell’armamento atomico sono dunque due e
devono essere ben distinti. L’arsenale nucleare planetario è affidato alla
contrattazione tra potenze che ovviamente sono tali solo se dispongono di una
deterrenza effettiva. L’Iran, invece –non l’India- va fermato subito perché
dichiara a chiare lettere una politica aggressiva, impregnata di antisemitismo.
Questo è il tema dell’oggi. Le politiche nucleari planetarie sono invece
saldamente controllate da democrazie affidabili (ad eccezione di Pakistan,
Corea del Nord e Cina), impegnate in relazioni internazionali basate sul
reciproco rispetto. Non siamo in una notte nera in cui tutte le atomiche sono
scure. Solo l’Iran è oggi –e dichiaratamente- una minaccia alla pace.
Confondere i due piani è un errore fatale, buono solo a inutili declamazioni
buoniste.
