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Nella vicenda del Papa non è il diritto di parola ad essere messo in discussione ma l’identità

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L’incredibile vicenda dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università La Sapienza di Roma è giunta al termine. Oggi si è svolta la cerimonia che ha consentito al Ministro Mussi ed alle altre autorità intervenute di affermare solennemente come una sana laicità imponga il riconoscimento del diritto di parola a chiunque, e quindi anche al Papa. La vicenda non ha certo giovato all’immagine interna ed internazionale del nostro Paese ma si potrebbe - paradossalmente – ritenere sia almeno servita a certificare la definitiva acquisizione da parte della sinistra, anche radicale, di uno dei principi cardine della civiltà occidentale. Il diritto alla libera manifestazione del pensiero!. Per gli eredi%0D di quella tragica tradizione che è stato nel XX secolo il comunismo è un risultato importante. Certo rimane quel manipolo di intellettuali impertinenti, capitanato dall’ineffabile Odifreddi e dal palindromico Asor Rosa, che però può essere agevolmente ricondotto alla categoria dell’originalità e dell’infantilismo intellettuale. Il corpo sano del popolo della sinistra è finalmente divenuto adulto e maturo. Evviva!

In realtà, a leggere con attenzione le innumerevoli prese di posizione di questi giorni c’è qualcosa che non convince. L’idea forte che  si è affermata è questa: l’università è luogo del sapere laico e razionale basato sul confronto e quindi per definizione non può e non deve censurare nessuno. Le nostre istituzioni, universitarie e non, sono aperte al confronto fra le idee e le identità e quindi non censurano nessuno: Ahmadinejad, Fidel Castro, Vasco Rossi, il Dalai Lama e nemmeno il Papa. Posta così la questione è non solo riduttiva ma anche falsa.

Se la questione è quella della censura al Papa allora il problema non esiste. Il Papa non è stato censurato: il Papa è stato indotto (costretto) a rinunciare ad un invito ufficiale a partecipare ad una manifestazione di elevato valore istituzionale e civile. Il diritto alla libera manifestazione del pensiero non c’entra un fico secco. Se si accetta questo piano di ragionamento, allora ha ragione Emma Bonino quando afferma che non si può certo di dire che in Italia il Papa non possa parlare (anzi, dal suo punto di vista, parla anche troppo)!

Tutti hanno diritto ad esprimere le proprie idee, ma nessuno può pensare di avere il diritto di farlo durante l’inaugurazione dell’anno accademico della più importante università del Paese. Se il Senato accademico della Sapienza avesse invitato Ahmadinejad o Fidel Castro alla cerimonia personalmente sarei sceso in piazza per protestare, e non per negare loro il diritto di parola, ma semplicemente per affermare la totale inopportunità della loro presenza in quella sede.

Il problema emerso in questa occasione non è di mera procedura, di democraticità e tolleranza. Il problema è di contenuti e di identità culturale. La gazzarra scatenata dai 67, in realtà, è la punta dell’iceberg di un fenomeno assai più profondo che sta pericolosamente attraversando la società europea ed italiana: il misconoscimento delle proprie radici e delle proprie identità  culturali. La deriva è quella del pensiero debole, la convinzione che di fronte alle sfide della modernità non rimanga altra strada che abbandonare le proprie radici ed abbracciare una concezione meramente procedurale di valori quali libertà e democrazia. Una deriva particolarmente grave nel nostro Paese dove il crollo delle ideologie (in realtà è crollata l’ideologia comunista) ha lasciato sul campo molti reduci alla disperata ricerca intellettuale di una via di uscita dal proprio fallimento teorico che non li costringa riconoscere che in fondo l’avversario aveva ragione. Il laicismo imperante a sinistra altro non è che la traduzione politica di un disperato bisogno di rassicurazione psicologico-culturale. La situazione è poi aggravata dall’emergere di una sfida assai insidiosa proveniente dai paesi islamici. Sfida che la sinistra immagina di fronteggiare annacquando per quanto possibile la propria identità. (In tal modo, fra l’altro, ostacolando un dialogo fra culture, civiltà e religioni, il quale evidentemente presuppone una chiara visione della propria identità)  

Da liberale laico e non credente sono talvolta in dissenso rispetto alle posizioni assunte dalla Chiesa su specifiche questioni (ad esempio, sulla fecondazione assistita) ma sono intimamente convinto che la tradizione cattolica faccia parte integrante della mia identità culturale che orgogliosamente rivendico. La rivoluzione cristiana di oltre duemila anni fa è stata parte determinante nella concreta configurazione del modello culturale ed occidentale sviluppatosi nel corso dei secoli. La centralità del soggetto, la sacralità della persona, il principio di responsabilità sono altrettanti valori fondanti di questa sfera di mondo, alla base delle istituzioni proprie della società aperta. Naturalmente il concreto sviluppo storico è stato caratterizzato da innumerevoli errori, da forti contrasti, da profonde contraddizioni che però non possono oscurare il nesso profondo che si è storicamente sviluppato fra identità giudaico cristiana, libertà dell’individuo, libero mercato ed istituzioni democratiche. Nello stesso straordinario sviluppo della cultura occidentale, e – in tale ambito - delle istituzioni universitarie, un ruolo fondamentale è stato giocato proprio dalla Chiesa cattolica.

Per queste ragioni è inaccettabile la posizione di chi contesta la presenza del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico. Non perché conculca il diritto di parola, ma perché nega la nostra storia, la nostra identità culturale. Appare pertanto incomprensibile l’atteggiamento di larga parte della cultura cattolica e liberale del nostro Paese la quale non rivendica fino in fondo il ruolo della tradizione cattolica, con la quale ci si deve confrontare e con la quale si può essere in dissenso, ma alla quale non può e non deve essere negato pieno diritto di cittadinanza. Attardarsi su questioni meramente procedurali, reiterare improbabili richiami a sacrosanti ma inconferenti principi di tolleranza, appellarsi all’autorità di Voltaire non è solo fuori luogo, ma soprattutto equivale ad avallare posizioni culturali pericolose, accettare di aver già perso la battaglia prima ancora di averla combattuta.

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6 COMMENTS

  1. corretto!
    bravo, corretto, hai centrato l’obiettivo! la questione è proprio l’identità al di là di 67 pirla, gli altri 2333 (2400 – 67)? non hanno detto nulla, non si sono mossi. c’è una carenza da parte nostra di difendere le nostre radici, dimostrarle al mondo, renderle pubbliche, esplicitarle al bar prendendo un caffè piuttosto che a scuola o in ufficio. abbiamo paura di essere noi stessi?

  2. Ma quale identità? L’Europa
    Ma quale identità? L’Europa moderna nasce dall’Illuminismo e dalla rivoluzione francese e non dal cattolicesimo.E comunque pure se fosse come dici tu gli insegnamenti di Gesù erano ben diversi da quelli che poi la chiesa ha praticato per 2000 anni ca sulla povera gente. Ma veniamo alla manifestazione, nessuno voleva censurare il papa, ma non è giusto che lui va lì e nessuno può replicare. Se andava alla sapienza ci doveva essere un dibattito, dove lui parlava e qualcuno poteva rispondere. E comunque io posso avere il diritto di manifestare contro chi mi pare, e non perchè è il papa allora è intoccabile. è stato lui stesso a riconoscere che il papa non è infallibile. La non democrazia c’è da parte di coloro che ieri non hanno permesso che i ragazzi dissidenti entrassero nell’aula magna mentre i fondamentalisti, i baroni e i politici si. Questo è anti-democratico.

  3. Papa Benedetto XVI
    Sostanzialmente condivisibile la messa in discussione dell’ identità.
    Tuttavia, oggi, il mondo cambia velocissimamente e l’ identità dei popoli cambiadi pari passo. Eutanasia, sovrapopolazine, ricerca genetica, la povertà che aumenta, le risorse insufficienti, tanto nelle mani di pochissimi, tanti anziani da assistere, tantissime automobili, tantissimi telefonini, etc.., etccc,. Quale identità dunque?
    Dove il messaggio liberatore di Gesu’ Cristo ?
    In Italia le leggi sono più arretyrate che nel resto D’ Europa. Perchè ? E’ forse la presenza del Vaticano che non ha dimenticato il potere temporate ?
    Grazie per l’ attenzione

  4. il papa alla sapienza
    Ciò che è accaduto alla Sapienza non riguarda tanto la tolleranza, come afferma giustamente Mambrino, e neppure tanto la nostra identità, ma lo stato comatoso della nostra università e in primo luogo l’arretratezza scientifica. Come universitaria constato da anni le condizioni penose della filosofia e della storia della scienza in Italia. Vorrei ricordare che la filosofia della scienza in Italia fu fondata dal marxista maoista Ludovico Geymonat, sostenitore del materialismo dialettico, e la storia della scienza deve molto a Benjamin Farrington, un comunista irlandese studioso di Bacone, di Darwin e autore di un libro Head and hand in ancient Greece, del 1947, piuttosto conosciuto in Italia sotto un altro titolo e con un autore italiano. Sono gli allievi di tali maestri a dominare oggi. La nostra filosofia della scienza è arretrata e condizionata da ipoteche politiche pesantissime. I libri di Thomas Kuhn, Popper, Feyerabend, Agassi e tutte le discussioni degli ultimi decenni sulla scienza fatte all’estero sono lettera morta da noi. Non sono credente e la gazzarra contro Benedetto XVI è frutto soprattutto dell’ignoranza: ciò che è accaduto alla Sapienza sarebbe accaduto anche a Firenze, a Pisa, a Torino. Tutto il mio rispetto e tutta la mia stima intellettuale a Benedetto XVI, ma la battaglia che dobbiamo fare è culturale e scientifica per cacciare l’ignoranza dalla nostra università. Vorrei ricordare che l’antipapista Hobbes litigava con Bellarmino perché voleva riunire le due teste dell’aquila, per usare l’espressione di Rousseau, nella persona del sovrano britannico, non sulla scienza, perché sulla scienza Hobbes era d’accordo con Bellarmino e considerò il Leviathan soltanto una propria ipotesi. Quanto ai filosofi, vorrei ricordare che Rousseau era favorevole alla soluzione data da Maometto ai rapporti tra la religione e lo stato, e questo ci dice qualcosa su quanti si appellano al repubblicanesimo di Rousseau e alla sua “laicità”. Nessuno ha ricordato p.e. che Galileo fece fare monaca la figlia Virginia, nota come suor Celeste. Questa dimenticanza da parte di tanti “laici” ossequiosi dei Lumi ricorda l’espressione di Benedetto Croce, quando diceva che avevano scambiato la ragione per un “lanternone”. Questa non è dunque una battaglia politica, ma contro l’ignoranza che si spaccia nelle università italiane.

  5. Nonostante gruppi “piccoli
    Nonostante gruppi “piccoli ma chiassosi” provino a negare l’identità secolare della nostra civiltà, che si è fondata anche sulla religione (e la religione ha permesso il maturarsi della coscienza individuale nel messaggio cristiano dell’uomo “fragile”), questa identità viene fuori nei suoi tratti più evidenti, rispetto e stima nei confronti del Papa, qualunque uomo impersoni – con tutti i suoi limiti e difetti umani – questa figura così importante per una società.
    Gli atei – devoti o ferocemente “contro” – sono destinati ad essere e rimanere una minoranza (non illuminata) che non riuscirà mai a convincere, ed avere dalla propria parte, centinaia di migliaia di persone che hanno nel loro DNA, oramai, la fede religiosa (tanto inspiegabile, quanto necessaria).

  6. Nonostante gruppi “piccoli
    Nonostante gruppi “piccoli ma chiassosi” provino a negare l’identità secolare della nostra civiltà, che si è fondata anche sulla religione (e la religione ha permesso il maturarsi della coscienza individuale nel messaggio cristiano dell’uomo “fragile”), questa identità viene fuori nei suoi tratti più evidenti, rispetto e stima nei confronti del Papa, qualunque uomo impersoni – con tutti i suoi limiti e difetti umani – questa figura così importante per una società.
    Gli atei – devoti o ferocemente “contro” – sono destinati ad essere e rimanere una minoranza (non illuminata) che non riuscirà a convincere centinaia di migliaia di persone che hanno nel loro DNA, oramai, la fede religiosa (tanto inspiegabile, quanto necessaria).

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