Nell’Irlanda del nord si fanno i conti (sbagliati) col terrorismo

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Nell’Irlanda del nord si fanno i conti (sbagliati) col terrorismo

02 Febbraio 2009

Si può dare lo stesso indennizzo agli eredi degli assassinati e a quelli egli assassini? Molte cose si sono viste in Irlanda del Nord in seguito all’Accordo del Venerdì Santo del 1998 e all’altro Accordo di Saint Andrews dell’ottobre del 2006. Su tutte, l’8 maggio del 2007 l’insediamento a primo ministro dell’Ulster del reverendo Ian Paisley e a suo vice-premier di Martin McGuinness. Il primo, fondatore di una Chiesa presbiteriana fai-da-te i cui fedeli durante le funzioni cantavano “i nostri avi ti conoscono da tempo Roma/ e sanno che il tuo nome è male”, nonché deputato al Parlamento Europeo portato via di peso a momento in cui aveva interrotto il discorso di Giovanni Paolo II con grida di “Anticristo!”; il secondo, ex-comandante dell’Ira, specializzato in autobombe e detonatori.

Ma a tutto c’è un limite. Mercoledì, all’Hotel Europa di Belfast, il Gruppo Consultivo sul Passato istituito proprio in base agli accordi ha proposto di concedere 12.000 sterline a tutte le famiglie delle 3700 persone uccise in Irlanda del Nord tra il 1966 e il 1996: al cambio, 12.000 euro. Lord Eames, uno dei due co-presidenti del Gruppo, è l’ex-primate anglicano d’Irlanda. Danis Bradley, l’altro co-presidente, è un giornalista cattolico a sua volta ex-sacerdote, e oggi primo vicepresidente del Consiglio di Governo del Servizio di Polizia dell’Irlanda del Nord. Insomma, due persone relativamente posate, al di sopra delle parti, e certamente non sospettabili di particolare parzialità verso i terroristi. Ma la proposta ha causato una buriana tale che a momenti nell’hotel finiva a botte. 

Attualmente, infatti, per le famiglie delle vittime esiste un compenso stabilito da una legge che però escludeva i membri di gruppi armati. Secondo il nuovo schema, invece, anche gli eredi di chi è morto con l’Ira o con i gruppi armati lealisti potrebbero ottenere l’indennizzo. “Un piccolo gesto della nostra società per riconoscere il dolore delle famiglie” e “un riconoscimento della sofferenza”, ha spiegato Bradley. “Un cinico intento di riscrivere la storia” ha gridato Hazlett Lynch: fratello di un poliziotto assassinato dall’Ira nel 1977. “I terroristi feriti dalle proprie stesse bombe sono messi allo stesso livello delle vittime innocenti”, è stata l’irata osservazione del leader unionista Jim Allister. “Non appoggeremo mai una proposta che mira a confondere le differenze”, promette il primo ministro nord-irlandese Peter Robinson, dello stesso partito di Paisley. D’altra parte, se i protestanti sono in gran parte indignati per l’implicito riconoscimento ai terroristi cattolici, anche i cattolici del Sinn Féin sono scettici. Gerry Adams, storico leader del partito, dice che Brown sta cercando di “comprare” le vittime per far dimenticare le responsabilità del governo di Londra e la guerra sporca di servizi segreti e polizia. 

La polemica ha finito per far dimenticare le altre proposte del Gruppo, che erano una trentina, e che includevano tra l’altro l’istituzione di una Commissione presieduta da una personalità internazionale, e incaricata tra l’altro di recuperare informazioni sul passato a beneficio delle famiglie: un organismo da mettere al posto degli organismi investigativi pubblici, che per decine di anni hanno lavorato spendendo decine di milioni e senza concludere niente. Insomma, è dovuto intervenire lo stesso Gordon Brown, a avvertire di “discutere la proposta con molta cautela” e di “rispettare i diritti degli innocenti che hanno perso la vita”.