Nessuno sforzo per la famiglia nel ddl sul welfare

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Nessuno sforzo per la famiglia nel ddl sul welfare

28 Novembre 2007

Il
Partito per la Rifondazione Comunista (Prc) ha dichiarato che, con perfetto
stile staliniano, si turerà il naso ma voterà compatto la fiducia che il
Governo pone al proprio maxiemendamento alla discussione sul dll sul welfare.
Ha anche accennato al prezzo: un riassetto della struttura di Governo (leggasi:
Prodi torni a Via Gerusalemme 7 a Bologna) in gennaio.

Come preannunciato su L’Occidentale
del 21 novembre si è molto vicini al momento in cui a Prc (i cui
sondaggi indicano una contrazione dei voti) conviene rompere al tavolo dove
gioca la propria incidenza sui contenuti dell’azione di governo per puntare su
quello dove la partita riguarda come massimizzare la propria popolarità nel
bacino elettorale degli scontenti.

Le tensioni crescono anche tra le varie
“anime” (si diceva un tempo) del neonato Partito Democratico (Pd). Sono più
profonde di quelle che appaiano in superficie tra vari gruppuscoli che
costituiscono le “correnti” che nella sempreterna tradizione democristiana si
sono costituite prima ancora che l’anagrafe della politica rilasciasse il
certificato di nascita alla nuova formazione. Ed aggravano quelle già in atto
tra Pd, “cosa rossa” (ancora nel travaglio del parto), Udeur e
Liberal-Democratici.

In
breve, si sono accorti che la finanziaria (quale uscita del Senato) ha in
pratica eliminato quel poco che era stato previsto del ddl varato dal Governo
il 30 settembre scorso in materia di politica della famiglia. Un brillante
saggio di Alberto Alesina e Paolo Giuliano (ambedue dell’università di
Harvard), ancora non disponibile in traduzione italiana, ci ricorda, con
un’analisi econometrica comparata di 70 Paesi, che la politica della famiglia
non è né di destra né di sinistra ma è una determinante essenziale sia della
crescita economica sia di una ripartizione equa dei suoi frutti.

Udeur,
Liberal-Democratici e molte anime del Pd speravano che il ddl sul welfare
riuscisse a recuperare in materia di politica della famiglia quanto
tolto in finanziaria ed aggiungerci anche di più (seguendo la traccia di Alesina
di cui non solo Lamberto Dini ma anche Sandra Leonardo Mastella,
italo-americana e laureata in filosofia sono attenti lettori).

Da
dove si ricava la disattenzione (per impiegare un termine elegante) della
finanziaria (quale uscita dal Senato) nei confronti della famiglia? Da un
documento asettico che non proviene dall’apposizione ma dagli uffici guidati
dal “tecnico” Tomaso Padoa- Schioppa (TP)- documento che pare abbia
ulteriormente irritato il “politico” VVV (Viceministro Vicenzo Visco): le
tabelle della Ragioneria Generale dello Stato (Rgs) in cui si ricostruisce il
bilancio di previsione, in termini di cassa (non meramente di competenza) per
il 2008: gli interventi della famiglia perdono 700 milioni di euro (rispetto al
ddl varato il 30 settembre). Ci rimettono anche (nel confronto tra ddl del 30
settembre e testo approvato dal Senato) la sicurezza, le forze dell’ordine, la
sanità, la difesa, i trasporti ed i beni culturali. Ci guadagnano le pensioni e
gli incentivi alle imprese. Il patto tra grande sindacato e imprese,
specialmente quelle “collaterali” (pochi se ne sono accorti) ha sbaragliato
tutti. Ciò non promette nulla di buono nelle numerose deleghe previste nel
maxi-emendamento su cui il Governo chiede la fiducia.

Un
segnalo è chiaro: Prodi & Co. sanno intonare coretti a cappella sulla
famiglia , ma al tavolo del gioco (politico-parlamentare) le portano via
risorse. Ne debbono essere consapevoli tutti i parlamentari a cui la non tanto
allegra compagnia chiede la fiducia.

Alesina A. , Giuliano P. “The Power of the Family”

NBER Working Paper No. W13051