Noi siamo gli irresponsabili che non tacciono

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Noi siamo gli irresponsabili che non tacciono

10 Febbraio 2009

Si è consumata un’ eutanasia premeditata. Una donna disabile è stata fatta morire di fame e di sete, tra sofferenze che mai conosceremo fino in fondo, sola, in una camera spoglia di una casa di riposo. “Morte per grazia”, l’avrebbe chiamata Hitler.

Sulle colonne dei giornali, il ghigno nichilista dei laicisti torturatori, nascosti dietro le elucubrazioni di politica istituzionale. Nelle aule del Parlamento, da una parte il coraggio della politica che si prende la responsabilità di evitare questo orrore, dall’altra la difesa di una presunta libertà di coscienza, una coscienza vuota, torbida, assetata di autodeterminazione omicida, paranoica nella difesa di valori costituzionali, che oggi hanno concorso ad uccidere una persona.

Non hanno nemmeno il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome, lo chiamano protocollo di morte (peraltro mai verificato da nessun comitato etico), ma è semplicemente la pianificazione dell’eliminazione fisica di una persona, l’apogeo dell’etica nullista.

Questi sono i fatti e su questi fatti, solo su questi, le responsabilità di ognuno vanno giudicate.

Io non taccio, Presidente Fini, le azioni e le decisioni come le non azioni e le non decisioni, in politica soprattutto, hanno insite le relative responsabilità. Se il decreto del governo fosse stato controfirmato venerdi scorso, sabato non sarebbe stato consentito ai medici della clinica Quiete di Udine, di privare Eluana dell’alimentazione e della idratazione ed Eluana sarebbe viva. Questo è un fatto incontravertibile, questa è la realtà.

Perché non si dovrebbe parlare di responsabilità, in una vicenda del genere, perché deve essere tabù parlare di responsabilità di un’alta carica dello Stato, la carica implica responsabilità, la carica anche se alta non determina automaticamente l’infallibilità. Il richiamare tutti quanti al riconoscimento delle responsabilità è la base dell’etica della politica e viene prima del rispetto istituzionale. Le cariche sono uno strumento, un mezzo, sono gli uomini che fanno la politica con la loro etica e il loro coraggio. Già il coraggio … se uno non ce l’ha, non se lo può dare!

Io non taccio Presidente Fini, non mi inchino davanti a nessuna Costituzione, come pretenderebbe da qualche giorno il capo dell’opposizione assieme al solito manipolo di intellettuali che di tanto in tanto tornano da Parigi per pontificare e gridare al regime. Non mi inchino davanti ad una Costituzione che – come ci è stato detto – per essere garantita e difesa, ha permesso che una donna della mia età morisse di fame e di sete perchè così hanno deciso dei giudici con un decreto di giurisdizione volontaria. E già…, nemmeno una sentenza meritava la vita di Eluana.

Non mi inchino davanti a nessuna Costituzione e tantomeno a chi ne è garante, se questo ormai inutile, retorico e stantio ammasso di principi e regole non difende la vita, non la tutela di fronte a questa marmaglia nullista che difende Caino ma tortura ed uccide Abele. Nessuna moratoria per la condanna a morte di Eluana, nessuna moratoria per la condanna a morte dei bambini mai nati, nessuna moratoria per chi non serve più alla società, senza nessun anelito verso la carne martoriata, assettata e pulsante di vita.

Non è questa la mia Costituzione, non la rispetto e ho il diritto di dirlo.