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Non ci sono soldi e la Camera sciopera. Ma Fini sbaglia per quattro motivi

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Finalmente una buona notizia! Il Presidente Fini ha con mestizia annunciato che la prossima settimana la Camera osserverà un periodo di riposo poiché, causa mancanza di copertura finanziaria, l’Assemblea di Montecitorio non sarà in grado di esaminare nessuna delle encomiabili proposte di legge all’esame delle commissioni di settore. Naturalmente, sottintende Fini nella sua inedita dichiarazione, responsabile della paralisi è l’odiato Ministro dell’economia che non allarga i cordoni della borsa per consentire ai parlamentari di dedicarsi al loro sport preferito: l’approvazione di leggi e leggine, settoriali, localistiche, corporative che hanno nell’arco di quarant’anni accumulato il secondo debito pubblico più grande del mondo. Ed allora per “punire” il Governo dieci giorni di “sciopero bianco”! Ma nel ragionamento di Fini ci sono diverse cose che non tornano.

Primo. Occorre spiegare per quale motivo in mancanza di risorse per la copertura finanziaria debba bloccarsi l’intera attività legislativa della Camera. Che forse il Parlamento produce solo leggi di spesa? Capiamo che possa risultare strano, ma in realtà le migliori leggi sono esattamente quelle che non costano o anzi quelle che fanno risparmiare.

Secondo. E’ del tutto normale che durante la sessione di bilancio, quando ha appena presentato il proprio disegno di politica fiscale per l’anno successivo, il Governo non gradisca che il Parlamento approvi parallelamente leggi di spesa che modificano in corsa il quadro previsionale sul quale ha costruito la propria strategia. Sono del resto gli stessi regolamenti parlamentari che sanciscono come durante la sessione siano sospese le deliberazioni aventi ricadute sul bilancio dello Stato (è vero che in questi giorni la finanziaria è al Senato e non alla Camera, ma è altrettanto vero che un’obiezione del genere è formalistica).

Terzo. Nel ragionamento di Fini la “copertura finanziaria” appare quasi come un’elargizione che il Governo graziosamente concede al Parlamento. In realtà non è così. La copertura finanziaria è un onere che riguarda tutte le iniziative legislative, del Governo come dei singoli parlamentari: se vuoi spendere devi dirmi dove trovi i soldi. Quindi se il Parlamento ritiene di dover assumere importanti iniziative di spesa, decisive per le sorti del Paese, non deve pietire risorse dall’Esecutivo ma deve assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Per coprire le nuove spese ne elimini altre o introduca nuove tasse. E vada davanti al Paese a rivendicare le proprie scelte assumendosene la responsabilità.

Quarto. Nella maggior parte dei parlamenti delle democrazie evolute (Gran Bretagna, Francia, Germania) i parlamentari non dispongono di autonoma iniziativa legislativa di spesa. L’iniziativa legislativa di spesa spetta al Governo o questo può comunque esercitare il veto sulle richieste dei parlamentari. Del resto i parlamenti nascono proprio per controllare e frenare le spese (e quindi le imposte) che i sovrani decidevano a carico della società civile. La storia della repubblica italiana è diversa. Da noi storicamente il Governo è stato collocato in una posizione di debolezza ed il Parlamento è stato il protagonista della legislazione di spesa. Ma oggi le cose sono forse cambiate.

La sortita polemica di Fini potrebbe forse, in intenzionalmente, indicare una linea evolutiva positiva: un Governo che si assume la responsabilità della politica di bilancio ed un Parlamento che verifica le scelte del Governo e ne controlla l’attuazione. Ma per realizzare questo obiettivo occorre liberarsi dalla retorica parlamentarista che opprime il Paese da oltre sessant’anni.

 

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