Non critichiamo la Germania. E’ l’unico paese che può salvarci dalla crisi
20 Gennaio 2012
Va di moda in questi giorni criticare la Germania e la sua politica rigorista. I tedeschi, secondo i detrattori, ostacolerebbe una rapida soluzione della crisi del debito dei paesi europei imponendo oneri di aggiustamento insormontabili. Essi marciano compatti per soggiogare economicamente con le loro imprese il resto del continente e se la loro avanzata dovesse comportare la dissoluzione dell’euro ne sarebbero tutto sommato soddisfatti. Insomma il problema dell’Europa è l’ottusità teutonica e l’Italia dovrebbe fare fronte comune con gli altri paesi in analoghe condizioni per fare sentire la sua voce nelle sedi opportune e criticare questa impostazione.
La critica alla Germania è sbagliata per due motivi. Innanzitutto i successi dell’economia tedesca sono sotto gli occhi di tutti. Anche di fronte alla recente crisi una rigorosa politica di bilancio ha consentito alla Germania di ripristinare più rapidamente degli altri un sentiero di crescita virtuosa. Le imprese tedesche hanno mantenuto la leadership in settori trainanti dell’economia, fronteggiando la concorrenza dei paesi emergenti con l’innovazione tecnologica. Tutto ciò non ostante il tasso di cambio dell’euro si sia apprezzato e riuscendo a ridurre, allo stesso tempo, la pressione fiscale. I tedeschi, quindi, forse non hanno tutti i torti a pretendere di esportare agli altri paesi meno virtuosi dell’area il loro modello di politica economica.
Il secondo motivo per cui è sbagliato criticare l’atteggiamento della Germania è meramente opportunistico. Indubbiamente la Germania faciliterebbe la soluzione della crisi se acconsentisse a garantire i titoli di stato dei paesi deboli (Eurobond) o se autorizzasse la BCE a acquistare quantità illimitate del debito sovrano (quantitative easing). Il problema è che queste soluzioni comportano inevitabilmente un costo – potenziale o effettivo – per il contribuente tedesco. Prendiamo il caso dell’acquisto di titoli di stato da parte della BCE, tanto caldeggiato dai nostri opinionisti. La BCE ha già effettuato massicci acquisti di titoli pubblici nello scorso anno, tanto che lo stock in suo possesso si è decuplicato arrivando oggi a oltre 200 miliardi di euro (cfr. Banca d’Italia, Bollettino economico Gennaio 2012, fig. 7). Nel caso di default di uno dei paesi che hanno emesso i titoli, ora nel bilancio della BCE, le perdite si scaricherebbero sul capitale della Banca centrale europea di cui la Germania possiede il 30 per cento circa. Il capitale della BCE, consumato dalle perdite causate dal paese debitore inadempiente, dovrebbe essere ripristinato a spese del contribuente tedesco. E’ quindi comprensibile che Angela Merkel, la Bundesbank, la Corte costituzionale, l’elettore tedesco abbiano qualche ritrosia a firmare una cambiale in bianco per salvare Grecia, Spagna, Portogallo, Italia con massicci acquisti di debito da parte della BCE..
Aggredire quindi la Germania, rinfacciandogli l’ottusità e sbandierando i fantasmi del passato, forse non è il modo più opportuno per “convincere” l’unico giocatore del tavolo che ha i soldi in tasca a mettere mano al portafogli!
