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Un poliziesco sotto l'ombrellone/ Capitolo 22

Non posso sopportare le brutte persone e le All Saints

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Durante il pomeriggio stavo guardando la televisione. I soliti programmi scandalosamente stupidi.

Stavo pensando seriamente di inviare una lettera di protesta quando mi comparve davanti la pubblicità della nuova collana di videocassette con le avventure di Heidi.

Io ho una teoria personalissima riguardo a come sarebbe dovuta proseguire la serie: Clara nomina Heidi sua erede universale, a questo punto la piccola montanara organizza un piano per ucciderla ed entrare in possesso dell’eredità e, durante una passeggiata in montagna, lascia che Clara rotoli giù a valle con tutta la sedia a rotelle. Entra in possesso del malloppo e si defila nei mari del sud col nonno e Peter, e la serie sarebbe proseguita col nome “Heidi e il triangolo amoroso”.

Decisamente si sarebbe guadagnato in share.

Dopo la pubblicità fu trasmessa la sigla del tg. Mentre lo guardavo mi vidi il suo faccione viscido comparirmi davanti: si trattava di un pezzo grosso del policlinico.

Gli erano state inviate alla sua casa di campagna tre pallottole in una busta. Lo speaker diceva che questo gesto intimidatorio era dovuto alla ferrea condotta che aveva assunto nel policlinico per evitare l’assenteismo e tutti gli altri fenomeni della malasanità. «Non mi farò intimidire!» aveva dichiarato. “Almeno fatti ammazzare!” pensai io.

Non lo potevo proprio soffrire.

Ormai il policlinico era affollato dalle peggiori persone che il genere umano avesse partorito (dopo le All Saints).

Per analogia di idee ritornai a pensare a quel collega di mio padre che si era dato alla macchia per le pressioni dei creditori.

Non so come mai, ma il mio ragionamento si spostò su di lui e sulla stranezza del dileguarsi senza dire alla moglie dove raggiungerlo: forse si era stancato di lei oppure voleva evitare che i creditori, nel caso in cui la tenessero d’occhio, la seguissero fino a lui.

Fui accompagnato dall’ombra di quell’uomo fino a sera. A letto l’ultima riflessione fu proprio la sua sventura a suggerirmela.

Poi passai insonne tutta la nottata per pensare a chi diamine fosse stato sparire al posto di Mendo. Più che insonne, la passai nel dormiveglia. In quella specie di delirio da stanchezza ebbi una intuizione: ora sapevo chi aveva preso il posto di Mendo e il calco dei denti del cadavere mi avrebbe dato ragione. Quel cadavere ritrovato nell’auto era sicuramente il collega di mio padre.

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