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Non si può essere pacifisti sventolando la bandiera di Che Guevara!

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Tra le retoriche più stomachevoli del nostro tempo, un posto d’onore va all’apologia della non violenza. Intendiamoci, l’ideale che fu già di Gandhi e di Tolstoj (sia pur modulato in forme assai diverse) rinvia a una delle più nobili aspirazioni dell’uomo, la pace. A sconcertare, invece, è quando diventa il motivo dell’opposizione a tutte le guerre in quanto generatrici di violenza.

Sennonché non sono più violente le ‘rivoluzioni’ che, a differenza delle guerre, non hanno alcun codice di Ginevra, e dividendo gli uomini in buoni e cattivi, dispiegano una ferocia implacabile contro le mele marce che guastano l’idillio comunitario?

Quando si vede la sinistra antagonista che, in nome della non violenza, protesta contro le guerre delle N.U. coi poster di ‘Che’ Guevara — certo non catalogabile tra i non violenti — viene da chiedersi se non si sia in presenza del vecchio lupo della favola che, per potersi muovere indisturbato nei pascoli a lui interdetti  indossa  la pelle dell’agnello.

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2 COMMENTS

  1. Ho assistito, per lavoro,
    Ho assistito, per lavoro, diverse volte alla Marcia per la Pace Perugia Assisi.
    Non le dico il mio sconcerto nel vedere spesso bandiere o magliette col Che mischiate fra la gente.
    Un basco militare come quello che indossa il Mito non è certo il massimo in una manifestazione del genere.
    Povero Aldo Capitini.

  2. il tramonto dell’Occidente
    cari redattori, comunque, più che essere un comportamento illiberale quello di censurare i commenti più polemici antipatici irridenti — e chi ci ha mai creduto che siete dei liberali?, probabilmente non ci credete neanche voi, in bocca a voi è una formula vuota — è un grosso segno di debolezza: anche da queste piccolezze si capisce che siete insicuri e probabilmente alla fine, come il vostro padrone.
    molto probabilmente poi il compito di filtrare i commenti sarà affidato a qualche povero giovane redattore o scagnozzo di redazione che non muoverà dito, per non parlare di attivare il cervello, che qualche solone più vecchio di lui non voglia. se così, chissà se egli in cuor suo un po’ si vergogna di essere già così servile …

    comunque Cofrancesco è davvero uno spasso, davvero “ragiona” come un pugile suonato: tanto dogmatico quanto logicamente sconnesso. ormai siamo un po’ di amici – badate di destra e di sinistra genericamente parlando – ad aver formato una sorta di gruppo di lettura: per tanti di noi ormai cofranzizek è diventato il momento umoristico della giornata.

    parlo anche a nome di questo gruppetto, continuate così!

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