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Questa notte il discorso al Congresso

Obama chiederà un nuovo intervento federale per salvare l’occupazione

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Giornate campali per l'economia nel nostro Paese, giornate altrettanto campali – se non addirittura in misura maggiore – negli Stati Uniti. Per questa notte è atteso infatti il discorso del presidente Obama sull'occupazione, che il numero uno della Casa Bianca terrà davanti al Congresso in seduta plenaria (una delle rare occasioni). Non raro, invece, il ricorso che Barack Obama fa del Big Speech, attraverso cui si è spesso rivolto alla Nazione. In questa occasione esporrà a Senatori e Rappresentanti il suo piano per rilanciare la creazione di posti di lavoro. Un piano che, nelle intenzioni del presidente americano, dovrebbe prevedere misure “bipartisan”. Come anticipato dall'agenzia di stampa Bloomberg, Obama chiederà l'ok del Congresso per un pacchetto di misure contenente investimenti nelle infrastrutture, aiuti agli Stati e alle amministrazioni locali, sgravi fiscali, per un totale di 300 miliardi di dollari. Convincere il Congresso a votare un intervento di tale portata non sarà certo facile, dato che comporterebbe un faticoso allentamento dei cordoni della borsa dell'erario federale. Dal canto suo, il presidente Obama intederebbe compensare tali costi con un programma a lungo termine di rimborsi fiscali e di riduzione del deficit.

E se l'attesa per il discorso si fa sentire, le premesse sono state sicuramente all'altezza. Obama aveva scelto, infatti, la data del 7 settembre per parlare al Congresso, ma lo speaker della Camera, il repubblicano John Boehner, ha risposto picche. Ufficialmente perché ieri sera erano “in programma delle votazioni”, ma la motivazione reale – e politica – sta nel fatto che, sempre nella serata di ieri, si è svolto in diretta televisiva un dibattito tra gli otto candidati repubblicani alla Casa Bianca. Un evento atteso anch'esso, soprattutto per l'esordio da candidato di Rick Perry, il governatore texano che più di ogni altro sembra poter insidiare Mitt Romney per la vittoria finale alle primarie del GOP.

Nello schieramento repubblicano – com'era inevitabile – la scelta del presidente Obama di parlare dinanzi al Congresso, in concomitanza con il dibattito dei candidati alle primarie, è stata avvertita come una provocazione. E così, come nel più classico botta e risposta, lo speaker della Camera ha deciso di posticipare l'intervento di Obama al giorno successivo, mettendo i telespettatori americani di fronte a una scelta amletica: ascoltare quali misure anti-disoccupazione presenterà The President o assistere, pop corn e birra in mano, al match d'apertura del campionato di football, che negli Usa equivale alla nostra Serie A di calcio?

La risposta si avrà solo quando saranno resi noti i dati relativi all'audience. Di sicuro è che né i Democratici né i Repubblicani si sono risparmiati colpi di sciabola. A essi si aggiungono le frecciate velenose scagliate, da un lato, dallo stesso Obama – che lunedì scorso ha dichiarato di voler vedere “se i Repubblicani metteranno al primo posto il Paese o il partito – e, sull'altro versante, dal candidato repubblicano Ron Paul, che nei giorni scorsi aveva ammesso di voler far saltare il Big Speech di Obama, in quanto quest'ultimo “anziché continuare a parlare” dovrebbe “iniziare a creare posti di lavoro”.

Lasciando da parte la chiassosa ma – per certi versi – gustosa anteprima, è evidente come gli Stati Uniti abbiano urgenza di interventi che salvino l'occupazione. Il tasso di disoccupazione è fermo al 9,1%, e per il mese di agosto la casella “posti di lavoro creati” recita “zero”. Martedì scorso, poi, un sondaggio Washington Post/Abc segnalava come più del 60% del campione intervistato si ritenga in disaccordo con le modalità di gestione della crisi economica adottate dall'amministrazione Obama, soprattutto in materia di disoccupazione. Appare quindi evidente come Obama potrà sperare di essere rieletto solo se conseguirà risultati nella crescita economica degli Usa. Ma il tempo – manca poco più di un anno alle elezioni presidenziali del 2012 – potrebbe non essere dalla sua parte.

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