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Che faranno i "grilli" nelle Commissioni?

“Occupy Montecitorio”, il reality parlamentare di M5S

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Che la diciassettesima legislatura non stesse nascendo sotto  una buona stella era già chiaro coi risultati delle elezioni ma che si potesse arrivare alla elezione del nuovo Presidente della Repubblica senza un governo e con un Parlamento privo delle commissioni nessuno forse lo aveva previsto.

Proprio sull’insediamento delle commissioni parlamentari la settimana scorsa si è arrivati a un confronto tra le forze politiche che poi non ha portato a nessun risultato se non quello di un ennesimo rinvio e, addirittura, a una non irrilevante differenza di opinioni tra i Presidenti di Camera e Senato. Alla richiesta di una quarantina di parlamentari Pd che con Sel e il Movimento cinque stelle chiedono di accelerare la composizione delle commissioni a norma del regolamento, Pietro Grasso ha dato parere negativo, affermando che fin quando non sarà possibile distinguere tra maggioranza e opposizione, l’insediamento non sarà possibile. Di differente avviso è Laura Boldrini che sarebbe favorevole, almeno, a dar vita ad una commissione specifica per la riforma della legge elettorale. 

In realtà il problema è più politico che procedurale. Non è vero, come dice Grasso, che le commissioni non possono formarsi, e questo per una serie di ragioni. La prima, di carattere strettamente tecnico, è quella relativa al dato letterale dei regolamenti i quali affermano molto chiaramente che le commissioni si formano alla Camera “subito” dopo la costituzione dei gruppi (art. 19) e “entro cinque giorni” al Senato (art. 21). Alla  maggioranza e all’opposizione (e tanto meno al Governo) non viene dedicato un riferimento particolare. Non esiste uno statuto dell’opposizione, come per esempio nel parlamento britannico, che permetta una individuazione chiara e certa. Ci avevano provato all’inizio della scorsa legislatura, Veltroni e Berlusconi, ma non se ne fece nulla.

In secondo luogo, i termini “maggioranza” e “minoranza” sono di carattere politico ed essendo il voto dei parlamentari libero e senza vincolo di mandato, incasellare un parlamentare dentro un qualsiasi schema è errato anche a livello normativo. Lo dimostra come, nella scorsa legislatura, le commissioni “di garanzia” sulla Rai e sulla sicurezza della Repubblica siano rimaste al Pd, nonostante questo, dal novembre 2011, facesse parte della maggioranza che sosteneva il governo Monti. Il fatto che “per prassi” il presidente di queste commissioni spettasse alla minoranza non ha ostacolato il loro lavoro, anche dopo le dimissioni del governo Berlusconi.

Ultima questione, non meno rilevante, è che, in questo modo, si condizionerebbe l’attività parlamentare all’esistenza o meno di una maggioranza di governo. Se non vi è accordo tra le forze parlamentari non si fa il governo. Ma l’”assenza” di un governo non può certo condizionare l’attività parlamentare. Pertanto, le ragioni a carattere formale avanzate da Grasso, appaiono, non appaiono di certo insormontabili.

Altra cosa è la volontà, tutta politica e contingente, di creare o meno, far cominciare o meno, il lavoro del Parlamento. I parlamentari del Movimento cinque stelle, come quelli del centrosinistra, hanno richiesto una accelerazione, sostenendo che, anche in assenza di un governo, le commissioni potrebbero operare. Come abbiamo sostenuto, da un punto di vista formale, non c’è nulla da eccepire. Ma anche qui c’è un problema squisitamente politico (e di parte) alla base. Come forza antisistema e all’opposizione di tutti e tutto, i cinque stelle mirano alle commissioni di garanzia che per prassi (e solo per prassi, come detto) spettano all’opposizione. Insomma, la loro richiesta di arrivare al più presto ad una piena operatività delle commissioni non appare del tutto disinteressata.

Sarebbe poi interessante vedere come i cinque stelle si comporteranno, una volta all’interno delle commissioni. Che atteggiamento adotteranno sulla scelta dei presidenti? Anche in questo caso apriranno un confronto in rete? Oppure, di fronte a nomi prestigiosi, mischieranno il loro voto con i “morti” che gli saranno seduti accanto?Non resta che assistere, rassegnati, a questo reality parlamentare.
 

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