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L'Europa nel pallone

Olanda vs Germania, un classico internazionale da quel lontano 1974…

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7 luglio 1974, Olympiastadion di Monaco di Baviera: dal fischio d'inizio sono trascorsi appena 50 secondi, quando Johan Cruijff riceve palla a centrocampo, si porta in progressione, dribbla tre difensori e viene atterrato in area di rigore. Fischio dell'arbitro Taylor, sul dischetto si porta Johan Neeskens, che batte Sepp Maier: primo minuto, Olanda-Germania Ovest 1-0. Si aprì così la finale della Coppa del Mondo 1974, la prima dopo che il Brasile, quattro anni prima, aveva conquistato definitivamente la Coppa Rimet, contro l'Italia di Mazzola e Rivera. Dopo la rete dei tulipani, però, la corazzata tedesca capitanata da Franz Beckenbauer ribaltò la situazione a proprio favore già nel primo tempo, grazie al gol su rigore di Breitner e il match point del più forte attaccante tedesco di tutti i tempi, il leggendario Gerd Müller. A laurearsi Campione del Mondo fu quindi la Germania Ovest, ma nella mente degli appassionati di football di ogni tempo rimarrà per sempre l'Olanda del calcio totale, tutti in attacco e tutti in difesa. Una formazione epica, guidata da uno dei maggiori strateghi di sempre, Rinus Michels, e da quel genio puro di Cruijff, uno che in campo sembrava scendesse con lo smoking, tanta era la classe e l'eleganza felpata che profondeva in ogni sua giocata.

La vittoria della Germania Ovest, tuttavia, non fu priva di carica simbolica. Appena due anni prima, proprio nel capoluogo bavarese si erano svolti i Giochi Olimpici più mesti e tragici mai disputati, segnati da quello che passò alla storia come il Massacro di Monaco. Fu uno dei momenti più duri da affrontare tanto per lo sport mondiale quanto per la vita politica e civile di una Nazione già dilaniata dalle divisioni interne. Con le Olimpiadi del 1972 e poi con i Mondiali del 1974, la Germania Ovest intendeva porsi come ombelico del mondo democratico, di risvegliare l'ottimismo in un Paese che solo una quindicina di anni più tardi avrebbe ritrovato l'unità. "The Happy Games", lo slogan di quelle Olimpiadi, fu però macchiato impietosamente di sangue. In questo quadro assunse una forte evocatività il successo della nazionale tedesca ai Campionati del Mondo. Lo sport dimostrò ancora una volta di saper infondere sollievo alle ferite purulente che la Storia infligge spesso ai popoli.

La riunificazione tra Germania Ovest e Germania Est - tecnicamente si trattò di un'annessione dei territori di quest'ultima da parte della Repubblica Federale Tedesca - si concluse ufficialmente il 3 ottobre 1990: appena tre mesi prima, la nazionale teutonica aveva alzato per la terza e finora ultima volta la Coppa del Mondo, nella 'notte magica' di Roma. Da quel momento, lo Stato tedesco assunse progressivamente un ruolo preminente all'interno dell'Unione Europea e della Nato: testimonianza ne è la posizione egemonica che il governo della Cancelliera Angela Merkel sta avendo nella gestione della crisi economica, 'profeta' della linea dura del "rigore lacrime e sangue".

Come tutti i Paesi europei, neanche l'Olanda - o meglio, i Paesi Bassi - sono rimasti immacolati dagli effetti della crisi: nel secondo semestre del 2011, il Paese dei mulini a vento è entrato ufficialmente in recessione, con il Pil che ha fatto registrare un -0,7%. Per il 2012, invece, le stime complessive parlano di un -0,9%. Il dato negativo della crescita avrà come conseguenza l'aumento del deficit: tra quest'anno e il 2013 esso salirà al 4,5%, contro il tetto del 3% richiesto dalla Ue, tanto che non molte settimane fa si parlava di declassamento dei Paesi Bassi da parte dell'agenzia di rating Fitch. L'esecutivo di minoranza retto da Mark Rutte, esponente del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, è chiamato continuamente a trovare legittimità governativa, trovando sponda tanto nella formazione centrista dell'Appello Cristiano Democratico - organica alla compagine esecutiva - quanto nel Partito per la Libertà, guidato da Geert Wilders e schierato su posizione di destra, che appoggia il governo dall'esterno.

Anche uno Stato sostanzialmente virtuoso come i Paesi Bassi, pertanto, non può che zoppicare. Così come zoppica la nazionale arancione, che nella prima giornata di questi Europei è inciampata nell'ostacolo Danimarca: un avversario tutt'altro che insormontabile, ma che ha saputo battere i più quotati olandesi grazie a un calcio basilare e privo di fronzoli. Per la compagine di Bert Van Marwijk, così, il big match con la Germania assume un'importanza cruciale. Da parte loro, gli uomini guidati da Joachim Löw partono forti dei tre punti conquistati contro il Portogallo e un pareggio stasera potrebbe bastare.

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