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Ora i giovani italiani vogliono lavorare nei campi! Ma l’agricoltura è nel caos

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Tra le ultime pensate del Governo per fronteggiare la crisi dovuta al covid-19 ha fatto molto discutere la sanatoria per i migranti proposta dal Ministro Bellanova (Italia Viva). La regolarizzazione, inserita nel “Decreto Rilancio”, intende combattere la pericolosa piaga del caporalato, praticata spesso e volentieri nei campi, anche mediante la criminalità organizzata.

Tuttavia, malgrado i buoni propositi, molte sono le criticità della riforma che hanno sollevato le polemiche non solo delle opposizioni, ma anche di una parte della maggioranza, oltre che, ovviamente, di una fetta consistente dell’opinione pubblica. Pur non volendo cavalcare una certa deriva qualunquista che vorrebbe il Governo maggiormente interessato a curare gli interessi di migliaia di migranti, piuttosto che di milioni di italiani, non è possibile trascurare il fatto che sono tanti i giovani italiani disposti a lavorare la terra in condizioni dignitose, soprattutto in questo periodo dove gli sbocchi lavorativi non sono numerosi. Infatti, stando a un’inchiesta di Confagricoltura, i cui dati sono stati riportati da Il Giornale sembra che all’inizio di Aprile si contavano ben 17mila richieste sulla piattaforma di Agrijob, di cui oltre il 70% pervenute da italiani. Sempre sulle pagine de Il Giornale si è espresso Antonello Di Girolamo, responsabile delle vendite di una cooperativa di Sabaudia, la quale immette sul mercato oltre 10 milioni di quintali di frutta e verdura all’anno. In particolare Di Girolamo ha sottolineato come in questo periodo storico sono molti gli italiani che – una volta perso il lavoro – hanno mostrato grande interesse riguardo la possibilità di lavorare nei campi, al fine di reinventarsi.

Il problema è che, allo stato attuale, gli imprenditori agricoli sono più preoccupati di pagare i dipendenti che già hanno, più che di assumerne altri: come spiega Roberto Lisi, titolare di un’azienda di Latina, diverse aziende sono arrivate a dover buttare frutta e ortaggi, non è per mancanza di manodopera, ma per l’impossibilità di portare avanti il lavoro. L’imprenditore ha chiesto un intervento del Governo che tenda a liberalizzare l’economia nel settore in modo da garantire alle imprese la possibilità di investire per far fronte alla spietata concorrenza dei prodotti esteri, che ha comportato il crollo dei prezzi. Lisi, inoltre, ha espresso perplessità sulle qualifiche degli operai migranti, affermando che il grande timore è rappresentato dalla possibilità che la sanatoria potrebbe rivelarsi un ulteriore incentivo allo sfruttamento e al lavoro nero. C’è da aggiungere, infine, che parecchi immigrati regolari, in attesa di un contratto da tempo, temono di venire scavalcati per colpa della regolarizzazione.

In merito alla riforma, le critiche sono arrivate anche il Presidente di Fruitimprese Marco Salvi, il quale, sulle colonne de Il Giornale, ha sottolineato come la riforma possa sì rappresentare un’opportunità per dare dignità agli immigrati che lavorano i campi, ma ha anche sottolineato come non possa bastare da sola a risollevare l’agricoltura. Salvi ha aggiunto, poi, che le aziende non hanno bisogno di personale generico ma di dipendenti preparati e specializzati: è per questo che ha evidenziato l’importanza di garantire agli imprenditori liquidità, da investire nella formazione di chi lavora per loro. Il Presidente di Fruitimpresa ha, infine, puntato il dito contro la rigidità del Governo, il quale, imponendo una quarantena di 15 giorni a chiunque provenga dall’estero, si è, di fatto, lasciato sfuggire la manodopera – regolare – proveniente dell’Est Europa, la quale ha preferito accettare le offerte di Francia e Germania, dove sembra che alcune aziende abbiano addirittura organizzato dei voli charter per andare a prendere i lavoratori.

Pertanto, tenendo presente le considerazioni riportate di diversi imprenditori e dirigenti delle associazioni agricole, è necessario dire che la sanatoria voluta dal Governo non è del tutto inutile, in quanto garantisce maggiori possibilità di inserimento nel mondo del lavoro ai migranti, togliendoli oltretutto dalle grinfie delle mafie. Allo stesso tempo, però, va considerato il fatto che non basta da sola a risollevare le precarie condizioni del settore agricolo: occorre, infatti, una vera e propria riforma, di respiro più ampio, che possa garantire anche ai giovani italiani la possibilità di lavorare la terra, permettendo, più in generale, alle nostre eccellenti aziende agricole di tornare competitive sul mercato. Questo, ragionevolmente, dovrebbe essere fatto tenendo in considerazione le opinioni e le idee di chi lavora nel settore produttivo in questione: ad esempio, il già citato Salvi ha proposto l’inserimento dei voucher, in modo da facilitare anche l’assunzione dei disoccupati che, attualmente, percepiscono il reddito di cittadinanza. Un altro aspetto rilevante è sicuramente quello dell’ingombrante presenza della burocrazia, la quale, come è noto, affligge ogni nostro settori.

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