Ora si pensa alla Fiducia anche per pensioni e lavoro

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Ora si pensa alla Fiducia anche per pensioni e lavoro

20 Novembre 2007

Il Governo ha deciso di porre la Fiducia sul decreto fiscale collegato alla Finanziaria ma non è escluso che faccia lo stesso anche su pensioni e mercato del lavoro.  Perché è lì che si annidano i problemi più grandi, con le istanze della sinistra radicale che chiede “norme più rigide sui contratti a termine, abrogazione dello staff leasing e garanzie per i lavori usuranti” e i liberaldemocratici di Lamberto Dini che in nome di conti pubblici non vogliono si tocchi neppure una virgola.

Ma secondo rumors di palazzo sempre più  insistenti la maggioranza potrebbe decidere di inserire il pacchetto in un maxiemendamento collegato alla Finanziaria. E la domanda nasce spontanea: che farà in quel caso Dini?. La risposta arriverà solo stasera, quando il Governo cercherà di trovare una sintesi e superare così l’impasse senza stravolgere l’impianto dell’accordo del 23 luglio.

Intanto, la Finanziaria arriva alla Camera decisamente più pesante. Nei contenuti e nella spesa. “Spalmano risorse cercando di dare un contentino a tutte le anime della maggioranza”, tuona da tempo il capogruppo di An in commissione bilancio a palazzo Madama,  Mario Baldassarri (An) ed effettivamente nei vari passaggi parlamentari è successo questo:  gli articoli inizialmente erano 97 e oggi sono passati a 151 mentre i conti sono stati sforati di ben 2 miliardi perché da 10,7 si è arrivati a quota 12,9 miliardi.

Una scelta obbligata, quella di porre la Fiducia (la numero 22 dall’inizio della legislatura) sul decreto fiscale collegato alla finanziaria – il cui voto finale è previsto per giovedì mattina – se si considera che il provvedimento contiene il superamento dello scalone Maroni. La controriforma targata centrosinistra dovrà quindi entrare in vigore dal primo gennaio per scongiurare appunto l’ipotesi che l’età pensionabile salga da 57 a 60 anni. Questione di tempi, quindi. Dietro i quali si nascondono le piaghe di una coalizione di Governo ormai logorata al suo interno. Con buona pace di chi, dopo il sì del Senato,  vedeva una strada più in discesa.

Sul banco degli imputati ci sono i contratti (la sinistra chiede a Prodi di precisare meglio la norma sui limiti temporali per i contratti a termine), lo staff-leasing (del quale si chiede l’abolizione) e soprattutto i lavori usuranti. Con la questione relativa ai  turnisti della notte in pole position. Su quest’ultimo punto le posizioni sono diverse. Giordano (Rifondazione) e Diliberto (Comunisti italiani) spingono perché la platea dei lavoratori usuranti venga ampliata ma la modifica del provvedimento in questo senso porterebbe due conseguenze di non poco conto%3A il superamento della mediazione raggiunta tra le parti firmatarie del protocollo e soprattutto lo sforamento dei conti. Il tutto mentre la spesa previdenziale continua a correre. Secondo il dossier della Ragioneria Generale dello Stato infatti nel 2005 l’esborso per le pensioni è cresciuto del 3,6% rispetto al 2004.

E chi non sta ai continui veti dell’ala estrema della colazione, sono i liberaldemocratici. “Il governo non deve modificare il protocollo perché anche da quello dipende la tenuta dei conti pubblici – avverte Lamberto Dini – È inutile che ci dicano: abbiamo trovato le coperture, magari per quest’anno. Perché in realtà si aumenta la spesa in permanenza. Davanti a qualsiasi modifica voteremo contro”.

No secco anche dall’area socialista. “Siamo pronti a votare contro il ddl sul welfare se non verranno accolti alcuni emendamenti da loro proposti, e in particolare uno già presentato alla Finanziaria proprio a Palazzo Madama, e sul quale il governo aveva dato parere favorevole chiedendo però di inserirlo nel testo sul welfare”, hanno affermato Gavino Angius, Roberto Barbieri, Lanfranco Turci, Roberto Villetti e Valdo Spini questo pomeriggio.

Turci, componente della commissione Lavoro della Camera, ha spiegato che i socialisti hanno presentato emendamenti soprattutto riguardanti il mercato del lavoro a tutela dei precari,  già bocciati in commissione ma che verranno proposti in aula. In particolare, i socialisti hanno puntato l’attenzione sull’istituto della prova lunga (di 12 mesi), la ridefinizione giuridica del lavoro a collaborazione (i Co.co.co) “che spesso nasconde un lavoro dipendente”, l’indennità di inserimento per i disoccupati collegata ad un percorso di formazione e il mantenimento del lavoro a chiamata in determinati settori e con specifiche garanzie (il famoso “job on call, per intenderci).

Uno dei nodi più complicati resta comunque quello relativo ai lavoratori impegnati nei turni di notte.

Giuliano Cazzola, tra i primi ad accendere un faro sulla questione, dalle colonne di questo giornale ha spiegato: “Mentre la normativa vigente si limitava ad indicare genericamente il “lavoro notturno continuativo”, il ddl fa riferimento a una definizione molto più ampia (di cui al dlgs n.66/2003)” che include  due nuove categorie di usurati. La prima: “Coloro  che svolgono, durante il periodo notturno, almeno tre ore del loro tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale”. La seconda: “Coloro che svolgono, durante il periodo notturno, almeno una parte del loro orario di lavoro secondo le norme definite dai contratti e, in mancanza, per un minimo di 80 giorni lavorativi all’anno”. Insomma, spiega Cazzola, “si tratta di un perimetro in cui sono inclusi oltre 2,4 milioni di lavoratori, a cui vanno aggiunte le altre categorie usurate”. L’effetto sui conti è quindi assicurato.