Ora tagliamo le tasse sulla compravendita delle case
08 Ottobre 2009
Tagliamo le tasse sulle compravendita di abitazioni. Il regime fiscale sulla compravendita di immobili è particolarmente farraginoso, iniquo e costoso da gestire. Grava sugli scambi immobiliari e un sistema impositivo basato sull’IVA o in alternativa sulle imposte di registro, composto di tre distinti tributi: quello di registro, l’imposta ipotecaria, il tributo catastale.
Ne derivano pesanti inefficienze e distorsioni allorché lo scambio interviene tra un soggetto a cui si applica l’imposta di registro – di solito i privati che acquistano una abitazione – e un soggetto a cui si applica invece il regime Iva – società immobiliari, costruttori, imprese.
Un ulteriore elemento di complicazione è determinato dal fatto che la base imponibile per applicare l’imposta può essere alternativamente il valore catastale oppure il valore di mercato, a cui si aggiunge un imposizione sull’incremento di valore nel caso di rivendita dell’immobile prima di cinque anni. Insomma un sistema farraginoso e complesso da gestire, sia per le parti coinvolte, sia per l’amministrazione fiscale, ma soprattutto molto penalizzante, che disincentiva gli scambi di abitazioni.
Ogni ostacolo allo scambi comporta una inefficienza economica e una perdita di benessere per la collettività. Nel caso del mercato immobiliare la perdita è considerevole. Si consideri infatti che la difficoltà di acquistare/vendere la casa costituisce un freno enorme alla mobilità del fattore lavoro, con una perdita di produttività non indifferente per il sistema economico. Non c’è dubbio che gli squilibri occupazionali tra il Nord – dove sussiste scarsità di mano d’opera qualificata – e il Sud – dove invece si registra un’alta disoccupazione – siano aggravati dalla difficoltà di trasferire il patrimonio immobiliare per il lavoratori e le loro famiglie che volessero spostarsi dal mezzogiorno al settentrione .
La scarsa fluidità del mercato immobiliare inoltre ha risvolti sociali non indifferenti: é più difficile per le nuove famiglie l’acquisto di una prima casa, per una famiglia che cresce cambiare casa, per pensionati e anziani ridimensionare la propria abitazione o trasferirla in luoghi di residenza più adatti.
Per tutti questi motivi ridurre e semplificare le imposte che gravano sulla compravendita di immobili sarebbe, oltre che equo, anche assai efficiente.
Nel corso della campagna elettorale per le politiche del 2008 la Fondazione Magna Carta aveva messo a punto con l’ausilio del prof. Francesco Forte una proposta di riforma della tassazione degli immobili basata sulla abrogazione della imposta di registro del 7 per cento e della imposta ipotecaria del 2 per cento.
Il costo di tale riforma era allora stimato era nell’ordine dei 2 miliardi di euro. Per contro, a una tale misura di riduzione delle imposte farebbe seguito una ripresa degli scambi per la compravendita di abitazioni, con evidenti benefici, sia in termini di gettito, sia di efficienza economica e sociale.
