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Tutto tranquillo in Ungheria...

Orban no pasaran, Conte l’hanno fatto passare

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Congiunti cari, ma non vi siete chiesti che fine ha fatto la democrazia in Ungheria? Ricordate i titoloni sparati sui nostri valorosi giornali sull’assalto di Orban alla separazione dei poteri, al Parlamento, all’informazione? Non vi toglie il sonno l’incertezza sul destino dei nostri fratelli ungheresi? Non dovremmo sapere se si sono avverate le cupe profezie lanciate dai preoccupati osservatori non solo italiani, ma di tutta Europa? 

Dobbiamo scoprilo! E dobbiamo comunque mantenere alta la vigilanza antifascista, anche se è passato il 25 aprile (a proposito: che begli assembramenti, l’altro giorno, uno spettacolo!). Del resto, non sarebbe tollerabile alcuna insensibilità ai diritti dell’uomo calpestati dai neofascisti magiari. Bisogna rinforzare gli anticorpi contro il virus autoritario (figo! Come mi sarà venuta questa metafora?). Non dobbiamo pensare solo alle nostre squallide, egoistiche, autocertificazioni!

Il sottoscritto Bilbo, per esempio, possiede una salda e valorosa coscienza democratica, si preoccupa molto della questione e scopre che … beh, ehm, ecco… parrebbe che le cose dalle parti di Budapest non vadano così male.

Dopo ore di ricerche sul dark web, svolte con la consulenza di alcuni hackers russi amici miei, trovo infatti questa notiziola, sepolta in un sito secondario: la vicepresidente della Commissione europea, Vera Jourova, ha dichiarato che la legge di emergenza, introdotta dal governo di Orban per fronteggiare la pandemia, non presenta ragioni per lanciare procedure di infrazione. 

Ma come?? E allora i sinceri e accorati appelli dei nostri media? Mica potevano sbagliare! Orban è cattivo!

Poi mi tranquillizzo. La suddetta Jourova precisa, infatti, che la legge non solleva dubbi “per il momento”: “dico per il momento perché stiamo valutando come il governo sta usando i poteri molto discrezionali che ha, specie sui decreti”. E aggiunge che le leggi di emergenza non significano affatto che “la Costituzione o il controllo parlamentare possano essere spenti”.

Meno male, Orban non la farà franca. Quando cercherà di attentare definitivamente alla democrazia, esautorando il Parlamento con dei decreti fatti solo da lui, troverà pane per i suoi denti. 

Chissà come li chiamano questi decreti, in Ungheria; io suggerirei che noi, intanto, li indicassimo con una sigla che susciti immediata indignazione: “d.O.p.c.m.”, cioè “decreti di Orban presidente del consiglio dei ministri”. Ma non so se va bene, sto a disagio, questa sigla mi ricorda qualcosa…

Comunque, congiunti: giù le mani dal valoroso popolo ungherese! Non è accettabile che nell’Unione europea del 2020 uno Stato di diritto venga trasformato nel suo contrario! Che il capo del governo utilizzi l’informazione pubblica per fare comizi contro le opposizioni! Ripugna alle nostre coscienze antifasciste che un governante si permetta di farci l’elenco delle cose che ci sono consentite! Che pretenda di trasformare un paese libero, nel quale tutto quel che non è esplicitamente vietato è permesso, in una specie di lager dove tutto è vietato tranne quello che lui consente! Con gli intellettuali costretti dal regime a dargli ragione! Da noi la scienza è libera e fiera, abbiamo i costituzionalisti liberi, noi. Abbiamo gli Zagrebelsky, noi, mica si scherza! 

Vera Jurova ce l’ha insegnato, fermare Orban non è reato. Quando Orban proverà (e ci proverà di sicuro!) a silenziare il Parlamento, a impedire ai suoi cittadini di uscire di casa, di andare in chiesa, di aprire i propri negozi, di andare fuori regione, la reazione del fronte democratico sarà pronta, unanime, inesorabile. 

No pasaran!

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