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Alla ricerca dell'oste perduto

Osteria della Gensola, un connubio di tradizione e sicilianità

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C’è da dubitare che vi siano altri locali in grado di vantare, oltre ad una storia plurisecolare, anche un elegante e celebre dipinto, che ne documenta la piena attività nel 1837. Soggiungiamo subito che, a fronte di un pedigree storico così impeccabile, non si può davvero dire che questo ristorante “dorma sugli allori”. Non solo, infatti, risulta costantemente a disposizione dei clienti, essendo sempre aperto, a pranzo e a cena, tutti i giorni della settimana, ma offre una varietà di proposte e una qualità di ristorazione e di servizio davvero non comuni, non solo nel panorama della ristorazione capitolina.

Stiamo parlando dell’“Osteria della Gensola”, che apre le sue suggestive e gloriose sale a Roma, ai margini di Trastevere, tra Lungotevere degli Anguillara e Piazza in Piscinula, quasi di rimpetto all’Isola Tiberina. Siamo in un’area collaterale del più popolare e romanissimo quartiere della Capitale, dove la città da sempre vive un felice momento di connubio con il proprio fiume, aimè non più biondo, come gli antichi amavano denominarlo, alquanto contaminato, tuttora, peraltro, maestoso e bellissimo. Qualche centinaio di metri prima, sulla stessa sponda, nella Roma dei primi anni del ‘500, splendidamente regnando il Papa mediceo Leone X, Agostino Chigi, il Magnifico, dalla sua tuttora splendida villa, ornata dagli affreschi degli allievi di Raffaello, amava stupire gli ospiti, fingendo, con grande efficacia – grazie a delle reti precedentemente stese – di gettare a fiume, dopo cena, il vasellame d’oro appena utilizzato nel banchetto. A due passi dal nostro locale, la famiglia Mattei  a cui tanto deve la storia dell’arte italiana, non solo per la committenza nei riguardi di Caravaggio, e che, sull’altra sponda, controllava la propria “insula” o zona di insediamento e di influenza, come diremmo oggi – aveva una mola sul Tevere. Da ciò l’antico nome della piazza, ove si affaccia il ristorante, di Piazza della Molara, divenuta successivamente Piazzetta delle Gensole, per l’albero o, più ragionevolmente, gli alberi di giuggiole (in dialetto “gensole”) che vi allignavano.

Irene e Claudio, gli attuali titolari dell’Osteria, non mancano di sottolineare, con scrupolo storico-filolologico, come sia stato il locale a prendere il nome dalla contrada e non già il contrario, posto che il toponimo è riportato in un documento del 1492, allorquando non si hanno ancora notizie di taverne o osterie in situ. L’osteria, tuttavia, risulta dalle fonti antiche già fiorente nel ‘700 e l’elegante quadro del pittore danese Ditlev Blunk – ora conservato al museo statale di Copenaghen – ne documenta la frequentazione, come già si è detto, alla fine degli anni ’30 del XIX secolo, sia di abitanti dell’allora minuscola capitale della Cristianità, ma anche dello Stato della Chiesa del penultimo Papa Re, sia della comunità dei pittori danesi, ma forse non solo, presenti in città. In effetti, la sensualità e la dolcezza di vita della Roma dei primi decenni del  romanticismo, oltre a renderla meta privilegiata dei tanti viaggiatori del “Gran Tour”, ne avevano fatto culla, per il mondo tedesco, del movimento nazareno e meta agognatissima dei giovani pittori danesi. D’altra parte, lo stesso gruppo preraffaellita, di poco successivo, sebbene si sia sviluppato nelle più algide e brumose terre della giovane Regina Vittoria, oltre ad affondare le radici, in chiave anti accademica, nella pittura italiana del rinascimento, trova un contatto diretto con la pittura praticata a Roma e, segnatamente, dai Nazareni, proprio in virtù dei soggiorni capitolini di Ford Madox Brown.

L’importanza della scuola danese a Roma nel XIX secolo è un dato culturale da tempo emerso e all’attenzione di studiosi, di collezionisti e di primarie gallerie (come quella di Paolo Antonacci, che vi ha dedicato un’importante rassegna nel 2004) e il pensare alla vita e alle frequentazioni di questi giovani artisti nordici nella città, alle soglie delle trasformazioni post unitarie, ogni volta aumenta ulteriormente il piacere che mi procurano le visite all“Osteria della Gensola”.

Venendo alla cucina che il ristorante offre, va detto subito che essa rappresenta un felicissimo connubio tra la tradizione locale, una di matrice italiana classica ed una forte matrice siciliana, circostanza, quest’ultima, che rende certamente assai più fortunata la gamma delle possibili scelte degli avventori di oggi rispetto a quelle di Ditlev Blunk e dei suoi amici. I tre filoni di ristorazione si basano su materie prime ineccepibili, sempre freschissime, a cominciare dall’offerta ittica. Il menù è piuttosto ampio, in grado di far fronte ad un flusso di clientela cospicuo, fatto di clienti affezionati e di turisti di buon livello.

Le polpettine di tonno alla savignanese con pomodoretto fresco, saltata alle erbe con provola di bufala affumicata piccante, la strapazzata di cavolo nero con patate e pancetta, il patè di alici fresche con crostini di pane alla bottarga di muggine, le linguine alle alici fresche con scaglie di pecorino, i tagliolini con calamari e pomodori secchi, i paccheri con ragout di rana pescatrice, basilico e scaglie di pecorino, i rigatoni con sugo e polpa di coda alla vaccinara con scaglie di pecorino, le guanciotte di rana pescatrice con patate lesse in salsa di pesto, lo spiedino di alici fresche gratinate con cicoria ripassata, la trippa alla romana con pecorino e menta, la faraona in casseruola con salsa al latte e limone sono un esempio delle proposte del locale. Tra i dessert, i cannoli e la cassata siciliana per gli estimatori del genere, il tortino al triplo cioccolato con panna montata fresca e gli ottimi gelati consentono di terminare ulteriormente in bellezza il desinare. La cantina è attentamente curata, ricca di valide etichette e con ricarichi accettabili. Quanto ai costi, il locale si colloca in una fascia media, con un rapporto qualità/prezzo ottimo.

 

Irene e Claudio – Osteria La Gensola – Roma Piazza della Gensola, 15 – telef: 06.5816312 – 06.58332758 – sempre aperto

 

 

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