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Ieri e oggi

Paese in difficoltà, partiti allo sbando

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La storia aiuta a leggere situazioni e circostanze. Esse non si ripropongono mai identiche, ma conoscere il passato aiuta a prendere le misure del proprio tempo. E anche a ridimensionare alcune problematiche. Ad esempio: le restrizioni adottate da un anno a questa parte stanno producendo effetti devastanti, che imporranno misure da ricostruzione post-bellica. E credo che a fronte del disastro socio-economico dei padri e delle madri che mandano avanti il Paese, a fronte della solitudine e della fragilità dei nonni, la conoscenza della storia possa aiutare a capire che è stata un’eccezione della nostra (fortunata) generazione vivere una gioventù senza grossi problemi, e a ricordare che nonni e bisnonni hanno perso da ragazzi anche tre anni di vita e di formazione per via della guerra, senza mezzi tecnici per tamponare le falle, e hanno potuto divenire padri, nonni e bisnonni solo nella ipotesi non scontata di sopravvivere al fronte. Se vogliamo che i nostri figli escano rafforzati da questo tempo di disastro generale, se vogliamo che possano sfruttare appieno la capacità di recupero che la giovane età concederà loro, non commiseriamoli come vittime primarie ma trasmettiamo loro il significato del sacrificio attuale dei padri e l’insegnamento dei nonni che dopo tragedie immani hanno fatto grande l’Italia.

Come le gigantesche questioni sociali, anche i piccoli problemi della lotta politica possono essere più facilmente decifrati alla luce di epoche passate. Se volessimo indicare per analogia un periodo storico comparabile a quello che stiamo vivendo, la scelta cadrebbe sulla fase che dalla fine della seconda guerra mondiale ci portò alla nascita della Repubblica. Inutile soffermarsi sulle tante differenze, ma alcuni aspetti dei nostri giorni sembrano proprio ricordare quegli anni: il persistere di una situazione di emergenza innanzitutto, l’incertezza sui futuri scenari internazionali e ancor più sugli assetti del sistema politico nazionale. Allora, un po’ come oggi, c’era da gestire una quotidianità difficile e imprevedibile e c’era da progettare il futuro. Per questo, allora come ora, i maggiori partiti si trovarono a condividere un’esperienza di governo.

Questa similitudine ci serve tuttavia per rimarcare un tratto di profonda differenza che fa capo, in fin dei conti, alla qualità delle classi politiche. In quel tempo, infatti, a nessuno venne in mente di aprire dei contenziosi e delle liti interne ai propri partiti. Le polemiche erano ridotte al minimo, perfino tra rappresentanti di forze politiche differenti e addirittura ferocemente avversarie. Non mancavano certo punti di vista difformi, anche tra esponenti di primissimo piano del medesimo partito, ma queste competizioni venivano riservate a un tempo successivo, quando il Paese – e a maggior ragione il partito – se le sarebbero potuti consentire. La contesa politica, piuttosto, riguardava la capacità di immaginare gli sviluppi del quadro internazionale e le correlate strategie di ricostruzione.

Quel che oggi colpisce è che in questo tempo di sospensione, a differenza di ieri, le principali forze politiche sembrano tutte ripiegate su se stesse: incapaci di immaginare il futuro, impiegano questo tempo inscenando lotte intestine. In tal senso, ciò che sta succedendo nel Pd è solo la punta dell’iceberg. Certo, le vicende della “ditta” colpiscono particolarmente perché hanno portato alle dimissioni di un segretario e anche perché tra tutti i partiti italiani, per la sua storia, il Pd è forse quello la cui esistenza è meno legata a un particolare momento storico o a una battaglia specifica (come ad esempio l’immigrazione); ed è anche quello che fin qui – che le si condividano o meno, a seconda della propria visione del mondo – ha mostrato una maggiore capacità di esprimere politiche all’altezza delle situazioni. Ma, a ben vedere, questa dinamica di guerra domestica sta interessando il Movimento 5 Stelle, scisso tra l’area governativa e quella populista, e la stessa Lega, nella quale solo a tratti Salvini sembra riuscire a ricondurre a se e alla sua leadership la strategia di lotta e di governo che più spesso viene declinata come competizione interna. Per non parlare di Forza Italia, dove addirittura sembrano essere nati il partito dei ministri e il partito dei sottosegretari, che non comunicano fra di loro e che vivono come corpi separati.

Oggi più che mai servirebbe concentrarsi su nuove regole che consentano un buon funzionamento del sistema politico e avere capacità di esprimere delle policy sui grandi temi epocali che interesseranno il Paese in una difficile ripartenza. Una classe politica incapace di queste sfide preferisce però confinarsi nello scontro interno, quasi si trattasse di un rifugio in attesa che la notte passi e che si possa tornare al tempo di prima. Si tratta di un’illusione, a meno che quei partiti che oggi si vanno ripiegando su se stessi non incroceranno lungo la propria strada “nuove proposte” in grado di interpretare un’alternativa al loro ruolo.

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