Papa in sinagoga, Di Segni: “La visita ha rasserenato il clima”

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Papa in sinagoga, Di Segni: “La visita ha rasserenato il clima”

17 Gennaio 2010

Il risultato della visita del Papa in sinagoga è, secondo il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, "decisamente positivo ma dovremo rifletterci ancora". "Penso che il Papa, nel suo intervento – ha commentato durante una conferenza stampa svoltasi subito dopo – abbia detto cose molto importanti e contribuito a rasserenare l’atmosfera".

"Possiamo, dai tempi del Concilio Vaticano, rapportarci con la Chiesa cattolica e il suo Papa, in termini di pari dignità e rispetto reciproco", sottolinea ancora il rabbino capo di Roma nel discorso rivolto a Papa Benedetto XVI. "Sono le aperture del Concilio Vaticano – ribadisce il rabbino capo – che rendono possibile questo rapporto: se venissero messe in discussione non ci sarebbe più possibilità di dialogo".

Di Segni ricorda che "sono passati 24 anni dalla storica ed indimenticabile visita di Papa Giovanni Paolo II in questa Sinagoga: allora, fu forte la richiesta rivolta al Papa di riconoscere lo Stato di Israele, cosa che effettivamente avvenne pochi anni dopo. Fu un ulteriore segno di tempi cambiati e più maturi". Prosegue il rabbino capo di Roma: "Se il nostro è un rapporto tra fratelli, c’è da chiedersi sinceramente a che punto siamo di questo percorso e quanto ci separa ancora dal recupero di un rapporto autentico di fratellanza e di comprensione e cosa dobbiamo fare per arrivarci; cosa dobbiamo e possiamo fare insieme".

Dopo aver ricordato che sia ebrei che cristiani danno "un significato sacro alla Bibbia, pur nelle differenti letture", Di Segni sottolinea che "la responsabilità va alla protezione di tutto il creato, ma la santità della vita, la dignità dell’uomo, la sua libertà, la sua esigenza di giustizia e di etica sono i beni primari da tutelare. Sono gli imperativi biblici che condividiamo, insieme a quello della misericordia: vivere la propria religione con onestà e umiltà, come potente strumento di crescita e di promozione umana, senza aggressività, senza strumentalizzazione politica, senza farne strumento di odio, di esclusione e di morte".

Il rabbino capo di Roma, davanti a Papa Benedetto XVI, non manca di evidenziare che "malgrado una storia drammatica, i problemi aperti e le incomprensioni, sono le visioni condivise e gli obbiettivi comuni che devono essere messi in primo piano. L’immagine di rispetto e di amicizia che emana da questo incontro deve essere un esempio per tutti coloro che ci osservano: ma amicizia e fratellanza non devono essere esclusivi e oppositori nei confronti di altri; in particolare di tutti coloro che si riconoscono nell’eredità spirituale di Abramo. Ebrei, Cristiani, Musulmani, sono chiamati senza esclusioni a questa responsabilità di pace", conclude il rabbino capo Di Segni.