Papa: “No a leggi per alternative a modello famiglia”
13 Settembre 2010
di Redazione
"La Chiesa non può approvare iniziative legislative che implichino una rivalutazione di modelli alternativi della vita di coppia e della famiglia". Lo ha affermato Benedetto XVI, ricevendo a Castel Gandolfo il nuovo ambasciatore di Germania presso la Santa Sede per la presentazione delle credenziali. "Esse contribuiscono – ha aggiunto il Papa – all’indebolimento dei principi del diritto naturale e cos alla relativizzazione di tutta la legislazione e anche alla confusione circa i valori nella società".
"Vi sono segnali, rintracciabili anche in tempi recenti, che attestano lo sviluppo di nuovi rapporti tra Stato e religione – ha affermato Benedetto XVI rivolgendosi all’ambasciatore tedesco e lamentando l’influsso di concezioni religiose ‘permissive’ – anche al di là delle grandi Chiese cristiane finora determinanti. In tale situazione i cristiani hanno perciò il compito di seguire questo sviluppo in modo positivo e critico nonché di affinare i sensi per la fondamentale e permanente importanza del cristianesimo nel gettare le basi e formare le strutture della nostra cultura".
La Chiesa "vede con preoccupazione il crescente tentativo di eliminare il concetto cristiano di matrimonio e famiglia dalla coscienza della società", che "si manifesta come unione duratura d’amore tra un uomo e una donna" e che "è sempre tesa anche alla trasmissione della vita umana". Una circostanza – ha aggiunto – che si accompagna ad un "abbassamento" della "cultura della persona" che "non di rado" deriva paradossalmente dalla crescita dello standard di vita. "Il buon esito dei matrimoni dipende da tutti noi – ha concluso – e dalla cultura personale di ogni singolo cittadino. In questo senso, la Chiesa non può approvare delle iniziative legislative che implichino una rivalutazione di modelli alternativi della vita di coppia e della famiglia".
I media, sempre più spinti a "far notizia", anche "a scapito della veracità del racconto" preoccupano papa Benedetto XVI, il quale ha plaudito "all’intento del governo federale di impegnarsi in tali casi, per quanto possibile, in modo compensatore e rappacificante". "Ultimamente – ha detto – fanno riflettere certi fenomeni operanti nell’ambito dei media" che "essendo in concorrenza sempre più forte", "si credono spinti a suscitare la massima attenzione possibile". "La cosa – ha aggiunto – diventa particolarmente problematica quando personaggi autorevoli prendono pubblicamente posizione al riguardo, senza essere in grado di verificare tutti gli aspetti in modo adeguato". Da qui il plauso all’intento del governo tedesco di intervenire per evitare l’insorgere di equivoci e incomprensioni.
