Parco eolico di Is Arenas: mi girano le pale

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Parco eolico di Is Arenas: mi girano le pale

Parco eolico di Is Arenas: mi girano le pale

01 Ottobre 2009

Caro Direttore,

l’articolo, bello e documentato di Emanuela Zoncu sul progetto del mega parco eolico che dovrebbe essere realizzato tra Santa Caterina e Punta Tonnara, ovvero nel mare antistante la splendida pineta di Is Arenas, mi induce a scriverti per una serie di motivi.

Prendo le mosse da quello, non volglio nasconderlo, di carattere personale. Possiedo una casetta proprio davanti alla linea sulla quale dovrebbero essere collocate le 80 pale e, arrivato ad una certa età, l’idea che il paesaggio che sono abituato a vedere e ad amare da svariati decenni subirà una radicale trasformazione mi irrita e mi disturba esteticamente. Ma queste, dirai, sono considerazioni di carattere personale e poco influenti di fronte ai vantaggi che la comunità nazionale potrebbe ricavare dalla diminuzione della sua dipendenza energetica dall’estero.

Si tratta di un discorso che viene ripetuto quasi sempre, vorrei però mostrartene l’erroneità.

E per farlo penso sia opportuno muovere da ciò che conosco meglio: per l’appunto il mio caso personale; nella convinzione, tuttavia, che riguardi tutti coloro che possiedono una casa in quella zona. Quando acquistai la casetta, che era stata costruita da mio prozio alla fine degli anni cinquanta, erano necessarie opere di manutenzione straordinaria. Presentai il progetto, venne approvato, ed iniziai i lavori che ho concluso adempiendo puntualmente a tutte le indicazioni del Comune di Cuglieri. Consapevole e convinto che la bellezza del paesaggio andasse tutelata le ho seguite tutte, e devo riconoscere che il rapporto con l’ufficio tecnico fu caratterizzato da competenza, cordialità e tempismo.

Passo così al secondo ordine di motivi, di carattere più generale. Quel che non riesco a capire è perché mai io, e i tanti altri che in questi anni hanno fatto nella zona manutenzioni straordinarie, dobbiamo essere soggetti a vincoli paesaggistici di vario tipo, e, sempre nella stessa zona, altri no. Perché quel che vale per noi non deve valere anche per chi da un parco eolico conta di trarre un ovvio e legittimo utile? Mi potresti obiettare che in certi casi quella che si chiama l’utilità generale deve avere la preminenza su quelli che sono i vantaggi acquisiti (godere di un bel panorama) di un numero limitato di persone. Ed è proprio questo che vorrei contestare.

Osservo anzitutto che per godere del bel panorama noi ci siamo volontariamente sottoposti a certi vincoli edilizi, paesaggistici ed ambientali, che hanno limitato il nostro diritto di proprietà. E poi (senza fare il banale discorso che quelle pale eoliche avrebbero potuto piazzarle da qualche altra parte) mi chiedo che diritto possa mai avere la società costruttrice dell’impianto di rovinare un sito catalogato tra quelli di interesse comunitario. Forse il fatto che il mare non è proprietà privata? E questo giustifica che ci si possa fare ciò che si vuole?

In breve, alcuni, privati ed imprenditori che hanno investito nella zona, saranno danneggiati per consentire ad altri di trarre utili da un parco eolico. Se di utilità generale si deve parlare (ammesso che quella che deriva dalla diminuzione della dipendenza energetica tramite parchi eolici sia maggiore di quella che potrebbe derivare dalla costruzione di centrali nucleari), mi sembra che, se non si adotta il criterio dell’”ottimo paretiano” (i miglioramenti non dovrebbero recar danno ai diritti di proprietà individuali) preferire la produzione energetica alla tutela paesaggistica sia non soltanto un abuso del potere politico che dovrebbe rilasciare le autorizzazioni, ma anche una solenne presa in giro per quanti pagano per godere di un legale diritto di proprietà. Non voglio dire che il vantaggio che noi della zona potremmo trarre da una possibile riduzione della bolletta energetica sia incomparabilmente minore del fastidio estetico causato dal parco eolico, ma che quando si agisce trascurando i diritti di proprietà si finisce in una situazione che volgarmente potrebbe essere descritta dicendo che alcuni vengono avvantaggiati dal girare delle pale ed altri danneggiati dal girare delle palle.

Ma vi è anche un’altra serie di considerazioni. Sulla tutela del paesaggio e dell’ambiente i comuni della zona hanno profuso un certo impegno. Hanno imposto vincoli a privati e ad imprese, hanno speso e, legittimamente, contano di trarne quei vantaggi economici che ad una comunità deriva dalla ordinata frequentazione di turisti. So che non è stato facile, e mi immagino che cosa potrebbero ora dire quei sindaci per giustificare le loro richieste di una maggiore e fattiva sensibilità ecologica. Qui si stanno semplicemente delegittimando le istituzioni e si sta distruggendo lo sviluppo economico di una zona indubbiamente bella ed incontaminata ma anche afflitta da secolari problemi di scarsa imprenditorialità e, quindi, di forte disoccupazione. Si può pensare di distruggere tutto questo, ma si dovrà sapere che il costo, in termini economici, sociali e di rispetto dell’ambiente e della legalità, sarà altissimo e che non sarà certamente pagato dalla  Is Arenas srl Renewables Energies.

Infine, comunque vada a finire la vicenda, se essa potrà servire da monito a tutti coloro i quali pensano che l’utilità generale possa farsi beffe del diritto di proprietà, a me, tutto sommato, il parco eolico un piccolo vantaggio potrebbe riservarlo. Devi sapere, caro Direttore, che ad ogni inizio stagione, o quando torno nella mia casetta d’inverno, sono colto da un dubbio che, nonostante abbia chiesto lumi in giro, non sono riuscito a risolvere. In quella zona, che è una zona civile, si fa la raccolta differenziata dei rifiuti, ma io non so dove deporre i profilatici usati che coppiette attratte dal romantico paesaggio lasciano nel vialetto d’ingresso. Penso così che se costruiranno il parco eolico avrò risolto il mio problemino perché non ne troverò più, ma (e pensa un po’ a quali perversioni può indurre l’utilità sociale) mi mancheranno!