Partito il totonomine per la successione a Trichet. Draghi e Weber in pole

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Partito il totonomine per la successione a Trichet. Draghi e Weber in pole

28 Gennaio 2010

L’imperativo è: riprendersi da una crisi economica grave, che segue il lungo periodo di stagnazione. Sul fronte interno, il ministro Tremonti ha già parlato di un periodo di tregua elettorale (post-Regionali) che dovrà servire per aprire il cantiere delle riforme (compresa quella del fisco), necessarie per agganciare il treno della ripresa; sul fronte europeo invece peserà la politica monetaria praticata dalla Banca Centrale Europea.

Ed è per questo che l’attenzione è concentrata sul personaggio che andrà a sedere nel posto attualmente occupato da Jean Claude Trichet. Il toto nomine è già partito, nonostante manchi ancora un anno alla successione (il mandato scade a ottobre del 2011). I candidati in lizza sono due: il tedesco Alex Weber, presidente della Bundesbank (appoggiato da tedeschi e francesi) e Mario Draghi, attuale governatore della Banca d’Italia, unanimemente considerato come un avveduto banchiere centrale (e indigesto al ministro Tremonti). Il nome di Draghi è cominciato a girare con sempre maggior insistenza da quando il Wall Street Journal ne auspicò la candidatura ma la questione tiene banco da almeno sei mesi su tutti i giornali europei. La successione a Trichet sarebbe anche stata al centro di un vertice a Palazzo Grazioli tra il Presidente del Consiglio Berlusconi, e l’attuale inquilino di palazzo Koch, anche presidente del Financial Stahility Board.

Mario Draghi è l’unico dei candidati ad avere avuto una significativa esperienza nel settore privato essendo stato per diversi anni alto dirigente della banca d’affari Goldman Sachs, dopo l’esperienza al Ministero del Tesoro italiano. Un passaggio che gli ha consentito di acquisire una profonda conoscenza del funzionamento dei mercati, che certamente gli potrebbe tornare utile nella veste di Presidente della Bce. Un’arma a doppio taglio, però, se si considera il fatto che oggi i banchieri d’affari – e quelli Goldman Sachs in particolare – non godono di una grande reputazione nella opinione pubblica e tra i politici che dovranno prendere la decisione.

L’imminente designazione del vicepresidente dell’Eurotower, in sostituzione al greco Lucas Papademos che lascerà la carica a fine maggio, sarà fondamentale per la scelta del presidente. Ma l’esito è incerto. Schierati, in prima linea per la carica di “numero 2” della Bce, ci sono Vitor Constancio della Banca centrale portoghese, Peter Praet, uno dei direttori della Banca nazionale del Belgio, e Yves Mersch, direttore della banca centrale del Lussemburgo. La competizione “calda” sarebbe tra Constancio e Mersch. Quest’ultimo, secondo il Financial Times Deutschland sarebbe il favorito, in quanto uno dei ‘falchi’ che spingono per una politica di rigore e stabilità. Mersch gode ovviamente dell’appoggio di Juncker, che ha parlato di lui a Sarkozy e al ministro francese delle finanze Christine Lagarde durante il recente incontro all’Eliseo. Mersch, ha detto Juncker, sarebbe “un eccellente candidato” in virtù del suo “lungo impegno” nell’ambito della politica monetaria, finanziaria ed economica europea, avendo contribuito a mettere in piedi il Trattato di Maastricht.

La tesi caldeggiata da molti è la seguente: se dovesse prevalere il portoghese Vitor Constancio i giochi per Draghi si farebbero difficili mentre con Yves Mersch, la partita per il Governatore di Bankitalia sarebbe più facile. Improbabile, secondo questa tesi, che le due cariche in ballo possano andare a due personaggi “latini”. Al contrario,  la nomina di un candidato “nordico” alla vicepresidenza della Banca centrale europea favorirebbe la corsa del “meridionale” Draghi perché le massime cariche della Bce dovrebbero essere suddivise tra i paesi del nord e del sud dell’eurozona.

Ma c’è anche chi sostiene che la scelta verrà fatta in base a tutt’altre indicazioni, di carattere prettamente economico (il precedente – questo il ragionamento di chi sposa questa tesi – insegna: attualmente ai vertici dell’lstituto di Francoforte figurano un francese, Trichet e un greco, Papademos, entrambi “latini”).

Interessante è il ritratto che il Wall Street Journal fa dei due candidati. I sostenitori di Weber, spiega il quotidiano, ritengono che lui abbia molta influenza nei circoli decisionali della politica globale ma in un mondo così composto come quello della banca centrale i modi bruschi di fare di Weber, in contrasto con l’approccio diplomatico di Trichet, gettano dubbi sulla sua effettiva capacità di dirigere l’Istituto finanziario europeo. Inoltre, spiega sempre il giornale, eleggere Weber, rinomato falco del deficit e dell’inflazione, sarebbe mandare un chiaro segnale che la BCE non si allontanerà dal corso conservativo e anti-inflazionistico. L’altro candidato è Draghi che, come Weber, è molto rispettato nei circoli della finanza globale ma che, a differenza del primo, viene considerato (in termini di politica economica) come più prudente. Al punto che per gli analisti è più difficile piazzare il Governatore di Bankitalia tra i falchi piuttosto che tra le colombe.

Quelli in ballo sono nomi di peso, che da ottobre 2010 si troveranno a gestire anni difficili per l’economia globale. Anni che potrebbero mettere a dura prova anche la tenuta della Banca centrale europea. 

(ha collaborato Fabrizia B. Maggi)