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Passera assicura il controllo a Prodi con la regia di Bazoli

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E’ finita come doveva finire. Gli amici di Generali, Mediobanca ed soprattutto Intesa con la maggioranza di fatto di Telco, la newco che acquisterà Olimpia. Il potere di nominare Presidente ed Amministratore Delegato solo ad Intesa che ha la facoltà di indicare anche eventuali nuovi pretendenti a futuri aumenti di capitale.

E così, il ragazzo del gazebo delle primarie, Corrado Passera ha fatto quello che doveva fare, ciò che non era riuscito a Rovati (ma lui non viene da Mc Kinsey): assicurare al Governo Prodi il controllo di Telecom, con la solita regia del Prof. Bazoli, tessera numero due del Partito Democratico.

Tutto ciò con buona pace degli americanos, dell’ambasciatore Spogli, dei piccoli azionisti, del mercato e anche di Telefonica che fa la figura dell’utile idiota: paga 2,3 miliardi di euro in cambio di 2 posti in consiglio su 13, praticamente nessun potere né formale né operativo. A meno che a Telefonica non abbiano promesso, per questo suo  ruolo per così dire estetico, il controllo (la svendita?) di Telecom Brasile. E a Benetton cosa ha promesso il Governo Prodi, forse la riapertura del file Abertis?

Ma il suggello a questo ennesimo guazzabuglio, solito esempio di ingerenza devastante della politica, è la ormai famosa telefonata del Ministro dell’Economia TPS al Presidente delle Generali Bernheim per invitarlo, prontamente accontentato, ad entrare nell’azionariato di Telco. E siccome gli affari sono affari, Bernheim ha strappato a TPS la promessa che il Governo farà di tutto per difendere il leone di Trieste. Contenti così anche i piccoli azionisti di Generali, che finalmente sanno che le loro azioni non sono soggette alle leggi di mercato, ma alle promesse telefoniche del Ministro dell’Economia.

Il concetto di guazzabuglio diviene ancora più pregnante se si tengono presenti gli assetti azionari incrociati dei protagonisti in gioco. Mediobanca è azionista di maggioranza di Generali con il 14%, Bernheim è anche Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa che ha sua volta controlla il 2.3% di Generali. Tornano le scatole cinesi, gli azionariati autoreferenziali, con le banche che su incarico della politica controllano una grande azienda del Paese. Non e’ improbabile che il nuovo Presidente di Telecom venga indicato dai Presidenti di Camera e Senato, sentiti i leader (peraltro ancora numerosissimi) del Partito Democratico. Gentiloni esprime soddisfazione ed il Paese tira un sospiro di sollievo.

Dicono che sarà tutto temporaneo, in attesa di ulteriori futuri soci industriali. Siamo al quarto riassetto societario di Telecom dai tempi della privatizzazione e nel frattempo la società è piena di debiti e solo la metà del Paese ha la banda larga. Continuiamo così.

Che dire, se non esprimere un senso di sconcerto, di frustrazione, la certezza che nulla si muova in questo Paese senza che i soliti poteri forti, i soli ormai a sostenere il Governo Prodi, lo vogliano. Naturalmente dopo aver ottenuto l’ormai consueto endorsement del Corriere.

Siamo ormai alla tragicommedia. E’ ora che, al prossimo Consiglio di Amministrazione di Telecom, la parola torni a Beppe Grillo.

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