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Pd, che tempismo! Invoca Macron quando la sua stella si sta oscurando

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Dopo il 4 marzo, chi aspetta chi. L’Europa non aspetta il Pd”. Il geniale uomo di governo che così bene ha gestito il caso sede Ema, Sandro Gozi, intervistato da Federico Fubini sul Corriere della Sera del 31 marzo, spiega che l’Europa non aspetta il Pd. Il problema del Pd è invece che il partito, già quasi ex renzista, aspetta l’Europa e improvvisamente magari se la troverà schierata con i grillini (il famoso accordo a 17 stelle). Il vittorioso generale della battaglia per la sede dell’Ema poi torna sulla questione il 5 aprile come riferisce Giovanna Casadio sulla Repubblica: “Occorre andare oltre il Pd e costruire da subito un’alleanza progressista ed europeista ‘En Marche’”. Le grandi capacità strategiche si colgono innanzi tutto nella gestione dei tempi: come per esempio quando si tenta di prendere il treno di Macron proprio quando gli cheminots si sono messi in sciopero.

L’ultimo giapponese del Nazareno. Sentire Berlusconi è come sentire Renzi” scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera del 31 marzo. Verderami oltre che un ottimo giornalista, è anche una persona romantica. Si era incapricciato dell’intesa del Nazareno e non si risveglia più da quel vecchio amore. L’unica variante nelle sue profezie politiche, è che non considera più centrale la personalità di Angelino Alfano.

Nei momenti più bui della sinistra ci sarà sempre un intellettuale che accende una luce. Fare opposizione non è lo stesso che essere opposizione”. Così scrive Nadia Urbinati sulla Repubblica dell’1 aprile. Ecco la conferma che anche nei momenti più bui della sinistra, ci sarà sempre un intellettuale che accenderà una luce con una frase come quella della Urbinati o con una analoga tipo: “Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa”.

Cassese e la nuova Lega “senza esperienze di governo”. “Le forze politiche che il risultato elettorale ha candidato al governo e che si dichiarano pronte ad amministrare il Paese, sono anche preparate a farlo?”. Così si domanda Sabino Cassese sul Corriere della Sera del 4 aprile. La tesi è veramente bislacca, si fonda sul tentativo di separare la Lega Nord dalla nuova Lega. Lo stesso commentatore corrierista si corregge, poi, riconoscendo come i gruppi leghisti abbiano portato in Parlamento una leva di politici sperimentati nelle amministrazioni locali. Dimentica però che Giancarlo Giorgetti, uomo centrale della cosiddetta nuova Lega, è stato a lungo braccio destro di Giulio Tremonti, cioè nel cuore dei governi di centrodestra che funzionavano abbastanza bene prima di essere asfaltati dai ben noti sistemi di influenza internazionale.

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