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Pensioni, parte il round decisivo. Sì all’aumento delle minime

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Potrebbe essere il round decisivo, quello di oggi, sulle pensioni. Del resto, non ha molta scelta Romano Prodi, stretto com’è tra la sinistra radicale e i sindacati, che ieri hanno avuto la rassicurazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta: “Un accordo a portata di mano.  Sullo scalone adotteremo gradualità sia per la sostenibilità dei conti sia per la salvaguardia delle future pensioni dei giovani”. Gli obiettivi, ha detto stamani Letta, sono di scrivere un Dpef che serva a preparare una Finanziaria che “per la prima volta da tanti anni potrebbe essere neutra  cioé che non farà arrabbiare la gente”. E’, insieme all'accordo sulla riforma delle pensioni e il lancio del federalismo fiscale, uno degli obiettivi del governo, da centrare entro il consiglio dei ministri di giovedì 28 giugno: “Se non si raggiungono, tutti gli altri ragionamenti sono molto più complicati”. Intanto, nel corso dell'incontro di stamani a Palazzo Chigi, il Governo ha confermato l'intenzione di garantire un aumento delle pensioni basse per circa due milioni di anziani e, quindi, lo stanziamento degli 1,3 miliardi del tesoretto. Secondo quanto si apprende, sono però necessari nuovi approfondimenti tecnici: si tratta di definire l'intervento nel dettaglio stabilendo la platea dei beneficiari. Per questo motivo, nel pomeriggio è previsto un nuovo incontro al Tesoro.

Un’apertura, quella di ieri, che ha permesso di rasserenare il dibattito almeno con i tre sindacati. Mentre sui contenuti della riforma, quindi sull'abolizione dello scalone Maroni, continua a rimanere fredda Confindustria. Con il direttore generale, Maurizio Beretta che ha difeso a spada tratta le leggi esistenti: la Maroni e la Dini, che secondo il dg “stanno dando risultati positivi e coerenti con quanto si muove in Europa. Non c’è bisogno di intervenire, modificando la situazione esistente. Bisogna che non si aggravi la situazione della finanza pubblica". Poi un altro avvertimento anche sul fronte del precariato. “Non vanno ridimensionati gli spazi di flessibilità attuali , a cominciare dai contratti a termine  e dalla Legge Biagi”.

Ieri il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, si è detto pronto a valutare le proposte dell’Esecutivo, mettendo però l’accendo sulla confusione dettata dalle diverse linee della maggioranza, sulla rigidità del ministro dell’Economia Padoa Schioppa e sulla mancata proposta del Governo. “Serve un compromesso avanzato, intelligente che risponda però alle richieste del sindacato e dei lavoratori”, ha detto, puntualizzando che “il primo passo tocca farlo al governo, serve un accordo che dia risposte migliori possibili alle attese della gente, c’è troppa confusione, troppo malessere, troppi bisogni rimasti inascoltati”. Poi, riferendosi al numero uno di via XX settembre ha aggiunto “c'è qualcuno che pensa di fare l'accordo senza i sindacati”.

Che Tps sia diventato ormai il ministro del malcontento è noto. Almeno da quando (appena qualche giorno fa) è arrivata all’indirizzo del premier una lettera da parte di quattro ministri della sinistra radicale per chiedere di modificare l’atteggiamento del governo nella trattativa con i sindacati sulla riforma delle pensioni. “Abbiamo scampato il pericolo di uno sciopero generale proclamato dai sindacati contro il governo di centrosinistra, non sarebbe stata una gran cosa. Deve essere chiaro che è il presidente del Consiglio a dover dettare la linea sui grandi temi, non può farlo il ministro dell'Economia. E non ci accusino per questo di voler far cadere il governo: a tirare la corda sono gli estremisti di centro”, è tornato a tuonare dalle colonne di Repubblica, uno dei firmatari: Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi, secondo cui “l'atteggiamento del ministro Padoa-Schioppa rischiava di portarci al muro contro muro. Un governo di centrosinistra riforma lo stato sociale, non fa cassa sulle pensioni". Quindi Pecoraro rinvia al mittente le accuse rivolte alla sinistra radicale di mettere in difficoltà il governo: "Non ce l'ho con Mastella (che oggi ha minacciato dimissioni se non otterrà l'abolizione dell'Ici, ndr). Dico solo che la corda la stanno tirando gli estremisti di centro. Nei centristi c’è sempre quel tono da ultimatum che non è utile alla coalizione, noi chiediamo solo il dialogo, a cominciare dal Dpef”. Insomma, lo scontro all’interno della maggioranza è tutt’altro che risolto.

A fare pressione perché si chiuda la partita sulle pensioni, sempre ieri, anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: "Penso solo ai problemi che si possono risolvere con gli ammortizzatori sociali, con la rivalutazione delle pensioni minime, con il secondo livello di contrattazione che permette di avere più salario per i lavoratori. Su tutti questi temi che sono importanti è bene che si arrivi ad una intesa, vedo però che ci sono alcuni che cercano di smarcarsi da un lato o dall'altro. La politica deve fare il suo dovere, ora serve buon senso, basta con questo caos e con questa confusione".

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