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Pensioni, Prodi stretto tra Bonino e Rifondazione

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Ma il ministro Emma Bonino va via o resta? E Romano Prodi deciderà di tagliare corto e fare una Sua proposta o cederà fino alla fine ai ricatti della sinistra radicale e verde? Sul fronte delle pensioni rimane il rischio, per il Professore, di giocarsi la poltrona. Non bastassero i richiami dell’Ue, della Corte dei Conti, di Bankitalia, e le pressioni dei sindacati, dei senatori contrari alla condotta del Governo (come Lamberto Dini) e del vicepremier Rutelli che ha preso le distanze da Giordano & C., nel giorno clou (oggi il premier presenta la sua bozza ai sindacati in modo da poter portare la proposta in Consiglio dei ministri già domani), Prodi dovrà fare i conti con una nuova grana. Che porta sempre la firma di Rifondazione Comunista. La quale, incurante del confronto con l’Ue e il resto del mondo, delle statistiche sull’allungamento dell'età media, del peso dell’abolizione dello scalone sui conti pubblici, tira dritta per la sua strada nel timore di perdere la partita con l’ala moderata o rigorista della compagine di Governo.

Dopo le dimissioni “sventolate” da Emma Bonino sulla strada della riforma delle pensioni si è rafforzata l’ipotesi “quota 96 a partire dal 2010”. Vale la pena spiegare meglio il piano messo a punto per abolire lo scalone Maroni, ovvero l’innalzamento secco dell’età pensionabile a 60 anni dal primo gennaio del prossimo anno: dal 2008 si potrebbe andare in pensione a 58 anni, dopo 18 mesi, la soglia salirebbe a 59 anni e successivamente scatterebbe appunto “quota 96”, ovvero la somma degli anni di contributi (non inferiori ai 35) e l’età anagrafica.

Sembrava quasi fatta. Sembrava che Prodi potesse finalmente tirare un sospiro di sollievo e invece ieri è arrivato l’affondo di Rifondazione, a cui quella quota 96 proprio non va giù (in realtà anche i sindacati spingono per una soluzione più soft:  quota 95 nel 2010 da far crescere a 96 nel 2011 o 2012). E pensare che il meccanismo delle quote (95 nel 2010, 96 nel 2012 e 97 dal 2014 che porterebbe  a un’età minima di 62 anni), è invece giudicato dal ministro Padoa Schioppa ancora poco.

Per  Padoa Schioppa – dopo l’ultima sconfitta su Alitalia – perdere terreno anche sul fronte della previdenza sarebbe davvero un brutto colpo. Secondo il numero uno di via XX Settembre, a regime, cioè nel 2016, la nuova riforma dovrà garantire gli stessi risultati finanziari per l’Inps che garantirebbe la Maroni qualora rimanesse in vigore. Con lo scalone, dal 2016 in poi, lo Stato dovrebbe risparmiare ogni anno 9,8 miliardi di euro di trasferimenti all’Inps. Più o meno lo stesso risparmio dovrà essere garantito dal piano del governo, tuona da tempo Tps, secondo cui i minori risparmi dovuti all’abbattimento dello scalone dovranno essere interamente compensati con altre risorse da trovare nello stesso settore previdenziale. Senza dunque pesare sulle casse dello Stato, come del resto vuole Bruxelles. L’ultimo paletto è la revisione contestuale dei coefficienti di trasformazione delle pensioni.

 Insieme al superamento dello scalone sull’età pensionabile, e alla revisione dei coefficienti di rivalutazione delle pensioni, nel pomeriggio verrà presentato alle imprese e ai sindacati un protocollo contenente anche la modifica della legge Biagi e altre misure per  imprese, settore agricolo e artigianato. È un piano completo, spiegano, “che sorprenderà gli stessi riformisti, così critici in queste ore”.

L’unica certezza è che  a poche ore dalla presentazione del Protocollo  le cose sono ancora in alto mare. E a nulla sono valse le rassicurazioni di ieri Prodi e del portavoce Sircana, ottimisti sia su una soluzione a portata di mano sia sui tempi brevi per metterla a punto.

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