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La svolta riformista

Per abbattere il debito pubblico il Cav. venda parte del patrimonio dello Stato

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Se Berlusconi volesse dare un segnale di vitalità e di iniziativa al suo elettorato e ai mercati dovrebbe avviare prontamente una cura dimagrante dell’ancora ingentissimo patrimonio pubblico, costituito da partecipazioni azionarie, immobili, aree demaniali e altri cespiti.

Un programma di cessioni che sia rilevante e credibile presenterebbe notevoli vantaggi.
Innanzitutto, riducendo lo stock di debito si rassicurano i mercati sulla tenuta dei nostri conti pubblici, contribuendo quindi a ridurre il premio al rischio e il tasso di interesse sul debito pubblico. In secondo luogo, verrebbe meno l’incertezza in merito alla prospettiva di ulteriori aumenti delle tasse  - in particolare la sciagurata proposta di imposta patrimoniale – che oggi grava sulle decisioni di spesa delle famiglie e delle imprese; minore incertezza sul futuro prelievo fiscale si traduce in maggiori investimenti e maggiori consumi.  Inoltre, ridurre il ruolo dello stato nel sistema produttivo migliora l’efficienza, facilita la liberalizzazione, incentiva la concorrenza. In Italia, pur con tutte le critiche che si possono fare alle privatizzazioni, è innegabile che l’uscita del pubblico dall’azionariato di grandi imprese abbia determinato, rispetto a venti anni orsono, maggiore offerta, più concorrenza, migliore qualità dei servizi, in comparti strategici quali le telecomunicazioni, l’energia, le autostrade, le banche.

Cosa vendere? La scelta è ampia. I cespiti patrimoniali che meglio si prestano a essere ceduti sono le partecipazioni azionarie e gli immobili. Le sole azioni di società, quotate e non, che fanno capo al Ministero del Tesoro sono valutate circa 140 miliardi di euro equivalenti all’8 per cento del PIL italiano. Tra queste sono compresi pacchetti azionari che lo stato ancora detiene in ENI, ENEL, Finmeccanica, StMicroelectronics, Terna, Poste, Rai, Ferrovie dello Stato, SACE  solo per citare le aziende più note.

Sono imprese che operano nei più svariati comparti in cui lo stato potrebbe facilmente recedere lasciando spazio alla iniziativa privata e riservandosi il ruolo di regolatore, questo sì, precipuamente statale. A queste aziende controllate dallo stato si potrebbero sommare le aziende di servizi pubblici locali (municipalizzate ecc.) possedute dagli enti territoriali; sono circa 700, di cui 14 quotate in borsa; il valore di mercato di queste ultime si aggira su i 7 miliardi di euro.

C’è poi tutto il vasto patrimonio immobiliare. Una stima cautelativa, elaborata  in uno studio congiunto della Fondazione Magna Carta e dell’Istituto Bruno Leoni, valutava il patrimonio immobiliare in circa 350 miliardi di euro a valore di mercato; esso è  per la maggior parte posseduti dagli enti locali. Nel caso delle dismissioni di immobili, oltre ad abbattere il debito, si otterrebbe  anche un considerevole beneficio gestionale; gli immobili infatti rendono circa l’1 per cento e costano il 2 per cento. Vendere quindi consente di ridurre le spese.

In definitiva una nuova stagione di dismissioni del patrimonio pubblico, oltre a ribadire la natura liberale e riformista del governo, contribuirebbe non poco a migliorare il quadro della finanza pubblica a tutti i livelli e a consolidare la riprese economica in atto.



 

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7 COMMENTS

  1. Puro buon senso
    Completamente d’accordo con questo articolo che si rivela essere puro buon senso. Applicare queste scelte aiuterebbe molto il nostro paese. Privatizzare e io porrei anche la questione sulle liberalizzazioni, cioè colpire anche i monopoli privati non solo quelli statali in modo che ci sia veramente mercato e che non si passi dallo statalismo al corporativismo in un ciclo eterno tutto italiano di assenza di mercato.
    Perciò mi ricollego a questo per chiedere al vostro giornale cosa ne pensa di pensatori economici come Friedman? Per esempio l’abolizione del valore legale delle lauree e degli ordini professionali? Penso che dei veri liberali dovrebbero avere una chiara posizione su questi punti. E il social welfare vogliamo lasciarlo tutto in mano agli ormai ex-comunisti e sinistroidi che lo hanno disastrato o avete una posizione al riguardo? Per esempio sarebbe utile avere una posione da contrapporre alla sinistra in maniera efficace. Che ne dite al riguardo della Negative Income Tax di Friedman? Qual è la vostra posizione? Una tale scelta risolverebbe molti problemi e stimolerebbe i consumi non poco eliminando gli eserciti di burocrati relativi al welfare e risolvendo il problema dei bisogni essenziali allo stesso tempo. Spero di leggere articoli al riguardo in futuro.

  2. Cum grano salis, altrimenti vedersi Solanas
    1)Innanzitutto contesto che “ridurre ruolo dello stato nel sistema produttivo migliora l’efficienza”. L’efficienza migliora strutturando i processi e i ruoli aziendali mirando a questo obiettivo e non è detto che il management di investitori privati abbia la cultura e la volontà politica per farlo. In specie se di cultura italiana e se con contratto mordi-e-fuggi.
    2)Le cessioni devono essere fatte cum grano salis. Vedere il film “il diario del saccheggio”, che a parte la posizione del regista Pino Solanas, documenta come un modo maldestro & disonesto di privatizzare possa essere folle. Pensiamo al caso Infostrada o Alfaromeo: altre 10 cessioni simili saremmo anche noi in un film di Solanas. Quello che pare paradossale è che in Italia ha privatizzato più la sinistra che la destra a la sua (della destra) privatizzazione dei Tabacchi è stata fatta in modo più equo di quelle citate sopra. Quindi paradossalmente Berlusconi, con gli occhi dei giudici puntati, potrebbe privatizzare in modo più equo di qualche ingiudicabile.

  3. Giusto dismettere immobili ma anche parlamentari in sovrappiù
    La sua proposta di dismissione di tanti beni immobili che non sono fruttuosi è condivisibile ma andrebbe corredata anche da altri provvedimenti, per esempio, un potrebbe riguardare la consistenza del numero dei nostri parlamentari che è ignobilmente eccessiva. Basta paragonarla a quella degli U.S.A per la camera e senato, dove per 310 milioni di cittadini bastano 435 deputati e 100 senatori mentre in Italia, 60 milioni di cittadini manteniamo 630 deputati e 315 senatori. Facendo una proporzione, 150 deputati e 30 senatori lavorerebbero sempre meno dei colleghi americani e avremmo un discreto risparmio.

  4. Prima la giustizia
    Ragazzi,
    andiamoci piano con questa cosa della vendita dei gioielli di famiglia. Al di là delle cifre, le considerazioni da fare sono tantissime. Innanzitutto, questa sarebbe una operazione “one shot”. Nel senso: venduti quelli, non rimane nient’altro. Conosciamo tutti come vanno le cose a questo mondo e sappiamo benissimo che gli avvoltoi travestiti da miti preti di provincia (i peggiori) sono in costante svolazzo attorno alle torte. Già in passato abbiamo avuto privatizzazioni gestite come saldi di cessazione attività, nella più plateale (e scoraggiante, o incoraggiante, dipende dai punti di vista) impunità. Il fatto è che, fino a quando il sistema giudiziario non sarà completamente riformato (e, aggiungerei, reso federale tramite la nomina popolare dei pubblici ministeri), mettere in piedi delle frodi in occasioni ghiotte, come può esserlo la messa sul mercato di centinaia di miliardi di Euro di asset, può rivelarsi parecchio divertente, oltreché remunerativo. C’è poi un altro punto da sottolineare. Siccome i prezzi aumentano all’aumentare della domanda, garantirsi un “parco offerenti” il più ampio possibile è, ovviamente, conveniente. Ma se voi foste un investitore estero, magari con il portafoglio gonfietto, sareste poi così interessati a comprare italiano, sapendo che il tribunale chiamato a giudicare qualsiasi vostra futura istanza potrebbe, in ogni momento, perdere il vostro fascicolo? Immagino che, se non altro, vi sentireste autorizzati a giocare al ribasso, con l’obiettivo di scontare sul prezzo iniziale di acquisto tutti gli incubi nei quali l’italian way of justice vi farebbe, prima o poi, entrare. Al contrario, se foste un mafioso russo o cinese con il portafoglio altrettanto gonfietto, correreste, probabilmente, a tutte le aste, sapendo che potreste tranquillamente sentirvi, da un punto di vista giudiziario, come a casa vostra. Credetemi, meglio una robusta e definitiva riforma della giustizia. Su di essa c’è consenso, qui e adesso. Possiamo farla. Non diluiamo l’attimo.

  5. Fantastico: debito/PIL all’88% e deficit al 2,5%!
    Cerco di semplificare, anche a rischio di banalizzare, lavorando “ragioneristicamente” sui dati delle entrate possibili dalle dismissioni indicate dall’illustre economista, che in totale ammontano a ben 497 miliardi di Euro, e le cifre contenute nel recente documento del MEF (DFP, Decisione di Finanza Pubblica).
    Dunque:
    1) Il debito pubblico totale ammonta (dati Bankit nov. 2010) a 1869,9 miliardi di Euro, cioè ad oltre il 120% del PIL nominale atteso a consuntivo 2010.
    2) Il debito pubblico italiano, nettato delle entrate per le cennate possibili dismissioni, scenderebbe a 1.372 miliardi di Euro e rappresenterebbe, rispetto al PIL, l’88%.
    3) La riduzione del debito comporterebbe una automatica riduzione delle spese per interessi e, in conseguenza, del deficit annuo, mediamente stimabili in 22,3 milioni; in conseguenza, il disavanzo ora atteso per il 2011 scenderebbe da 63,1 miliardi (3,9 del PIL) a 40,8 miliardi, cioè al 2,5% del PIL.
    I nostri problemi strutturali non sarebbero completamente risolti, tuttavia …
    Utopia ? Forse ! Ma, pur con tutti i problemi di attuazione sembra la strada giusta. Senza se e senza ma.

  6. Un altro vantaggio
    Aggiungerei un ulteriore vantaggio: questa operazione potrebbe anticipare la vendita di questi beni dal prossimo governo tipo-prodi che, come già avvenuto, utilizzerebbe senza esitazione il nuovo tesoretto per distribuirlo tra gli amici.
    Ma sarà capace Berlusconi di resistere alla pressione ed applicare l’incasso veramente per la riduzione del debito? Ci sarebbe una lunga fila con Lombardo nel primo posto…

  7. abbattere il debito
    mi sembra che negli anni 90 ci siano state forti dismissioni, sia immobiliari che mobiliari, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il debito pubblico ha coninuato per la sua strada.
    L’Iri poteva essere la più grossa multinazionale o fra le più grosse al mondo, con settori all’avanguardia, ma gli anglo americani e qualcun altro, ci hanno imposto la globalizzazione,e questo è il risultato.
    Dismesso immobili ed che sulla carta avevano un valore, ma in realtà ne hanno riscosso un ben minore, anche perchè certe cose succedono in maniera quanto mai dubbia: ti dò la bustarella e vendi a prezzo di saldo.
    Consideriamo poi che chi compra, non certo l’artigiano o piccolo industriale, ha la sede nei paradisi fiscali, per cui di quel bene pagano ben poche tasse in Italia. Sono rari i colossi che rimangono qui. Basti pensare che anche le agenzie di lavoro, quelle grosse, hanno la sede nei paradisi fiscali. Evviva la globalizzazione.
    Provate a farvi quattro conti da quando vi alzate la mattina, fino a quella dopo, quante cose che vi circondano o usate sono fatte in Italia. Per non parlare che poi fra quelle prodotte in Italia con materia prima proveniente dall’estero, la sede non è qui, come ho detto prima.
    A me sembra che la strategia sia quella di non far funzionare le cose, per cui dopo è più facile convincere la gente che l’unica soluzione è privatizzare.
    Da quando la Telecom è privata, ha ceduto quello che aveva in Brasile, e qui non fa certo tanta manutenzione o investimenti, lo scopo principale del privato, soprattutto di chi gestisce questi carrozzoni, è quello di succhiare soldi. Anche perchè chi se l’è comprata, prima ha fatto i debiti, poi li ha scaricati nel bilancio dell’azienda di turno: Telecom, Autostrade, ecc.
    Le banche che prestavano i soldi e quelle che fungevano da intermediario, tipo la Goldman Sachs, si sono intascate molti bei soldini.
    Vogliamo continuare su questa strada o è meglio che quelli che gestiscono la cosa pubblica lavorarino con coscenza e impegno?
    Le privatizzazioni fatte fin’ora hanno portato solo interesse a pochi.
    Cosa mi frega pagare un pò meno le telefonate, quando l’autostrada aumenta le sue tariffe a piacimento, come si fa a privatizzare la gallina dalle uova d’oro, con quei soldi saltavano fuori anche quelli per sistemare le strade satatali e provinciali Qual’è l’alternativa che faccia concorrenza all’autostrada Benetton. Il risultato è che dove si potrebbero fare delle superstrade, con un impatto ambientale minore in quanto non c’è corsia d’emergenza e minore area di rispetto, si programmano autostrade in quanto lo stato non ha i soldi per farle e le strade che abbiamo sono da terzo mondo.

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